Jimmy Somerville, ovvero la nostalgia degli anni '80 che non torneranno
A fine estate spesso ci assale quella nostalgia particolare delle belle cose che potevamo vedere e ascoltare dalle nostre parti, giusto in quel periodo dell'anno. Negli anni ’70 e ’80 Casalmaggiore riusciva a catalizzare eventi e concerti di grande spessore, soprattutto grazie al “Recitarcantando”, storica e gloriosa manifestazione che animava la provincia cremonese, principalmente nel mese di settembre. Tra gli altri si ricordano i Ramones, Joe Cocker con Richie Havens ed altri nella tappa italiana di “Woodstock in Europe”, Edoardo Bennato, Lucio Dalla, Pino Daniele, la Premiata Forneria Marconi.
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| Joe Cocker a Casalmaggiore |
La sera del 9 settembre 1987, davanti ad uno “zoccolo duro” di una cinquantina di persone e sotto ad una fastidiosa pioggerella, sul palco allestito in Piazza Garibaldi a Casalmaggiore si esibì una delle popstar britanniche più riconoscibili dell’epoca, una vera e propria forza della natura vocale e politica. Jimmy Somerville arrivò nella Bassa Padana forte del successo con i Bronski Beat, lasciati due anni prima e al culmine della parabola dei Communards, il gruppo formato insieme al tastierista e polistrumentista Richard Coles, con l’aggiunta nelle parti vocali di Sarah Jane Morris. Malgrado il background di Somerville, forse complici il leggero maltempo e la scarsa attitudine ai concerti a pagamento (l’ingresso costava 10.000 Lire), l’atmosfera era da evento per pochi intimi. Ma per chi c'era, l'impatto fu immediato, la voce cristallina e potentissima di Jimmy seppe fendere la notte padana, spinta da un synth-pop orchestrale che faceva ballare e riflettere con la stessa disarmante intensità.
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| poster collezione Sergio Bini |
Ma per comprendere appieno la portata artistica di quel concerto e la traiettoria di Somerville, è necessario fare un passo indietro e analizzare gli ingranaggi musicali che hanno reso la sua voce uno dei timbri più iconici e influenti degli anni Ottanta.
Prima dei Communards, la storia musicale di Jimmy Somerville si era accesa nel 1983 con la fondazione dei Bronski Beat, insieme a Steve Bronski e Larry Steinbachek. L'album d'esordio del 1984, The Age of Consent, rappresenta una pietra miliare assoluta del synth-pop britannico.
La musica dei Bronski Beat si distingueva per la capacità di fondere la sintesi della New Wave con il calore travolgente della dance Hi-NRG e del soul classico. Al centro di questo equilibrio perfetto c'era proprio il falsetto controtenorile di Somerville. Lontana dai fronzoli melodrammatici del pop patinato, la sua voce possedeva una limpidezza timbrica quasi classica unita a un'estensione straordinaria e a un'emissione grezza, viscerale, carica di tensione emotiva.
Tracce emblematiche come Smalltown Boy o Why? poggiano su sequenze e drum machine incalzanti, ma è la voce di Somerville a guidare la progressione drammatica dei brani. La sua capacità di sostenere note acute con un vibrato naturale e penetrante trasformarono semplici strutture dance in veri e propri inni generazionali.
La decisione di lasciare i Bronski Beat nel 1985 e dar vita ai Communards segnò una maturazione nell'arrangiamento e nella ricchezza sonora. Con Richard Coles, la matrice elettronica si arricchì di elementi acustici, fiati, archi e un'impronta decisamente più classica e disco-soul.
Il suono dei Communards, perfettamente rappresentato nell'esibizione di Casalmaggiore dell'87, giocava sul contrasto e sulla contaminazione. L'uso di pianoforte classico e dei cori soul (in particolare la voce di Sarah Jane Morris) creò un contrappunto profondo al falsetto acuto di Jimmy.
La celebre cover di Don't Leave Me This Way dei Harold Melvin & the Blue Notes o quella di Never Can Say Goodbye dimostrarono la viscerale cultura musicale di Somerville. Non si trattava di semplici riletture synth-pop, ma di operazioni di riscrittura dinamica in cui la matrice Hi-NRG veniva spinta al massimo dei BPM senza perdere l'anima soul originale.
Nei brani originali come You Are My World o Disenchanted, la struttura compositiva sfruttava crescendo orchestrali ideati per esaltare i picchi vocali di Somerville, capaci di passare da strofe intime e quasi sussurrate a picchi esplosivi.
Dopo lo scioglimento dei Communards nel 1988, Somerville ha intrapreso un percorso solista che ha ribadito la sua fedeltà al dancefloor e alle radici soul. Album come Read My Lips (1989) e il successivo Dare to Love (1995) hanno continuato a esplorare la disco music con una produzione impeccabile, sfornando reinterpretazioni di successo come Comment te dire adieu (in duetto con June Miles-Kingston) e To Love Somebody dei Bee Gees.
Nel 2015, con l'album Homage, Somerville ha chiuso un cerchio ideale con un disco interamente suonato con strumenti acustici, sezioni fiati dal vivo e arrangiamenti d'epoca, dedicato alla disco music classica degli anni Settanta. Homage ha messo a nudo la tenuta del suo timbro vocale, dimostrando come la sua voce non dipendesse dai trucchi di studio o dai sintetizzatori degli anni '80, ma fosse uno strumento soul puro, maturo e inossidabile.
Riascoltare oggi la produzione di Jimmy Somerville, da quell'istantanea storica sul palco di Casalmaggiore nell'87 fino ai suoi lavori più recenti, ci fa riconoscere l'impatto di un interprete che ha saputo piegare la rigidità delle macchine elettroniche alla pura espressività della voce umana, lasciando un'impronta indelebile nella storia del pop europeo.
Stefano Superchi
La personalità artistica di Jimmy Somerville si definisce attraverso un binomio indissolubile: attivismo politico radicale e musica “nonsolopop” da hit parade. Nato nel 1961 a Glasgow, Somerville scappa giovanissimo a Londra per sfuggire all'omofobia della provincia. Nel 1984, insieme a Steve Bronski e Larry Steinbachek, fonda i Bronski Beat. Il debutto è un terremoto culturale: il singolo "Smalltown Boy" racconta senza metafore la solitudine, le aggressioni e la fuga di un giovane gay.
Così si presenta al mondo all’inizio degli anni ’80 e ridefinisce totalmente il ruolo della popstar e gli schemi della musica pop/dance, dimostrando che l’allora gettonatissima “disco” non era solo evasione, ma poteva trasformarsi in uno strumento di lotta e rivendicazione sociale. Partendo dal sounds synth-pop e new wave, periodo Bronski Beat, fino ad arrivare a ritmi dance e Hi-NRG, periodo Communards, unisce ritmi elettronici accelerati a una forte influenza della musica disco anni '70, che insieme alla voce esplosa in un virtuosissimo falsetto, danno vita a qualcosa di unico, straordinario e riconoscibile fin dalle prime note.
Il fulcro della figura di Somerville risiede però principalmente nel suo coraggio identitario, nella capacità e determinazione di rimanere fedele a sé stesso, alla propria storia e alla propria unicità senza curarsi dei danni che una tale esposizione avrebbe potuto arrecare alla sua carriera. In un'epoca segnata dal conservatorismo thatcheriano e dal devastante dilagare del virus HIV/AIDS, Somerville sceglie la strada della visibilità per dichiarare apertamente la propria omosessualità fin dall'esordio e schierarsi contro i pregiudizi e la lentezza della ricerca in quanto l’AIDS era ritenuta “the fag plague" la peste dei finocchi.
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| l'arresto il 6 febbraio 1992 a Londra durante una manifestazione per i diritti LGBTQ+ |
Somerville non è solo icona del movimento LGBTQ+ ma rivendica, con orgoglio e costanza, le proprie radici nella working class di Glasgow, portando la politica operaia e socialista direttamente nei club e nei canali mainstream. La sua è una militanza senza filtri, infatti, a differenza di molti colleghi che preferivano l'ambiguità per non mettere a repentaglio la propria immagine artistica, Somerville affronta temi di violenza omofoba, solitudine, discriminazione e panico sociale legati anche alla salute, con un'onestà disarmante, pagandone spesso il prezzo in termini di esposizione personale. Riesce così a sdoganare quello che fino ad allora o era totalmente tabù o veniva affrontato, soprattutto dagli artisti, con escamotages scenici che permettevano loro, in caso di censura o critica negativa, di attribuire trucco, outfit piumati o in lurex e movenze femminili a semplici costumi ed effetti di scena.
L'intuizione artistica più straordinaria di Jimmy è stata la nobilitazione del pop sintetico e della disco music. Jimmy comprende la potenza del contrasto tra un ritmo elettronico ballabile, energico e liberatorio e testi profondamente malinconici, arrabbiati o narrativi. La pista da ballo è diventata così uno spazio politico: un luogo di catarsi collettiva, ma anche di consapevolezza. Intuisce prima di altri il valore storico e sociale della disco music tradizionale. Invece di vederla come un genere commerciale sorpassato, la rilegge come l'autentica colonna sonora della liberazione e della diversità, legando il pop elettronico anni '80 alle radici della black music e della cultura underground dei club americani.
La sua cifra espressiva oltre ad un musetto che sembra uscito da un cartone animato, un look totalmente british da bravo ragazzo e un modo di ballare che conquista le piste della disco, è il suo celeberrimo falsetto. Questa scelta stilistica non era un semplice virtuosismo, ma una precisa dichiarazione di intenti. Quella voce acuta, affilata e potente rompeva gli schemi della vocalità maschile tradizionale dell'epoca. Era un canto flessibile, capace di passare da vette di vulnerabilità estrema a picchi di vibrante protesta. Somerville concepisce l'arte come un'esperienza collettiva e comunitaria. Le sue collaborazioni e la creazione di progetti musicali differenti rispondono all'idea che la musica debba unire le persone, abbattere le barriere e generare solidarietà e partecipazione attiva.
In definitiva, Jimmy Somerville ha incarnato l'idea che l'artista pop non debba necessariamente compiacere il sistema, ma possa usarne le strutture per scuoterlo dall'interno, trasformando la vulnerabilità di un outsider nella forza d'urto di una generazione. A distanza di decenni, la parabola di Jimmy Somerville resta un unicum nella storia della musica pop. In un'era in cui l'industria consigliava la prudenza e il mascheramento, lui ha scelto la totale visibilità, dimostrando che si può ballare sotto le luci stroboscopiche portando nel cuore la rivoluzione. Più che una popstar, Somerville è stato il megafono di una generazione che si rifiutava di nascondersi, cambiando per sempre il rapporto tra musica d'intrattenimento e impegno civile e noi, ormai babbioni, nostalgici di una discoteca che rimane la migliore in assoluto, continuiamo ad amarlo tantissimo.
Giovanna Anversa













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