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31 agosto 2026

Tommaso Labranca, un intellettuale fuori schema, a dieci anni dalla scomparsa.

 Tommaso Labranca, un intellettuale fuori schema, a dieci anni dalla scomparsa.



Tommaso Labranca è morto la notte del 29 agosto 2016, a 54 anni, nella sua casa di Pantigliate, alle porte di Milano.  A dieci anni di distanza, la sua figura resta quella di un intellettuale “laterale”, capace di leggere la cultura di massa con uno sguardo spietato e affettuoso, fuori dalle logiche dell’accademia e del mercato editoriale mainstream.



Nunzio Tommaso Labranca nasce a Milano il 18 febbraio 1962.  Scrittore, autore televisivo, conduttore radiofonico, editore e saggista, attraversa diversi ambiti della cultura italiana senza mai lasciarsi ingabbiare in un ruolo fisso.  Dopo un esordio narrativo e alcune collaborazioni editoriali, diventa noto al grande pubblico con “Andy Warhol era un coatto. Vivere e capire il trash” (1992), un libro diventato un piccolo classico degli studi popolari sulla cultura di massa. 



Accanto all’attività di scrittore, Labranca lavora in televisione (tra gli altri, al programma “Anima Mia”) e alla radio, sperimentando linguaggi ibridi e un tono inconfondibile, fatto di ironia, citazionismo e una sorta di “antropologia del quotidiano”.  Negli anni successivi, il suo ruolo pubblico diventa più marginale, collabora a progetti minori, pubblica per piccoli editori, lancia autoproduzioni come la rivista online “Labrancoteque” e porta avanti testi rimasti incompiuti o circolati in modo quasi clandestino. 



Il contributo più originale di Labranca riguarda proprio la definizione e l’analisi del trash. In “Andy Warhol era un coatto” elabora una formula divenuta celebre:  


{INTENZIONE} - {RISULTATO OTTENUTO} = {TRASH}


Secondo questa visione, il trash nasce quando un tentativo di emulare un modello “alto” fallisce in modo più o meno involontario, trasformandosi nella copia malriuscita, l’aspirazione che cozza contro limiti tecnici, economici o culturali. 



Per Labranca, Warhol non è un metafisico dell’arte, ma un “coatto” nel senso più terreno del termine, qualcuno che vuole fare soldi e sceglie i mezzi più rapidi ed efficaci, lasciando poi ai critici il compito di costruire mitologie intorno a opere nate spesso da logiche commerciali e di massa.  Il “camp”, invece, è il trash che ha coscienza di sé, che si fa stile e perde la spontaneità originaria: un esempio per lui è “Blob”, il collage televisivo di Rai 3.


Questo approccio gli permette di trattare con serietà fenomeni considerati “minori”, dalla musica leggera alle riviste popolari, dai fotoromanzi alle trasmissioni TV, senza cadere nello snobismo intellettuale o nell’apologia acritica del pop.



Negli ultimi anni della sua vita, Labranca vive in una condizione di progressivo defilamento. Le sue collaborazioni diventano saltuarie, produce instant book su cantanti e personaggi dello spettacolo ed altri progetti iniziati e abbandonati. Parallelamente, porta avanti alcune delle sue cose più personali e lucide, come “Neoproletariato” e “Il piccolo isolazionista”, testi che riflettono sul disagio, sulla solitudine e sulla condizione dell’intellettuale in un sistema culturale sempre più concentrato sul consumo rapido.



La notizia della sua morte, diffusa il 29 agosto 2016, colpisce amici, lettori e addetti ai lavori.  Labranca muore d’infarto nella notte.  Pochi giorni dopo, Marta Cagnola scrive sul Sole 24 Ore che proprio il giorno della sua morte Labranca diventa “trending topic”, proprio lui che aveva abbandonato i social network per disgusto. 



A dieci anni dalla scomparsa, Tommaso Labranca resta una figura di culto per una cerchia ristretta ma fedele di lettori, studiosi di cultura pop, appassionati di televisione e musica, scrittori attratti dal suo stile ibrido e dal suo sguardo disincantato. Una mente geniale e libera, capace di rivoluzionare il modo di parlare di trash, kitsch e cultura di massa in Italia, senza mai cercare consenso né adattarsi alle logiche del sistema. 



Alcuni dei suoi testi più significativi, “Andy Warhol era un coatto”, “Chaltron Hescon”, “Neoproletariato”, “Il piccolo isolazionista”, “Haiducii”, “Progetto Elvira”, sono oggi oggetto di riscoperte, ristampe e studi, anche grazie a progetti editoriali indipendenti che ne raccolgono saggi, rubriche e materiali inediti. La sua “Labrancoteque”, egozine in quattordici puntate autoprodotta in PDF, circola ancora come un oggetto quasi clandestino, simbolo di un modo di fare cultura “fuori pista”, lontano dalle logiche di visibilità e di algoritmo. 



Ricordare Tommaso Labranca, a dieci anni dalla morte, significa anche riflettere su quanto il suo sguardo sia diventato ancora più attuale in un’epoca dominata dai social, dai contenuti virali, dalle emulazioni continue di modelli estetici e comportamentali, la sua definizione di trash come “emulazione fallita” offre una chiave di lettura potente per interpretare fenomeni che vanno dai meme alle challenge, dalle serie TV di seconda fascia alle infinite variazioni di format già visti. 
Allo stesso tempo, la sua traiettoria biografica, dal successo iniziale a un progressivo isolamento, fino alla morte improvvisa e quasi “in sordina”, racconta le difficoltà di un intellettuale che rifiuta di giocare secondo le regole del mercato culturale, preferendo mantenere una coerenza intatta, anche a costo di restare ai margini.



Tommaso Labranca resta, a dieci anni di distanza, un punto di riferimento per chi cerca un’analisi della cultura popolare che non sia né paternalistica né celebrativa, ma capace di riconoscere, dentro il “trash”, aspirazioni, contraddizioni e una forma di genio creativo spesso ignorato


Stefano Superchi

 

 

 

 


24 agosto 2026

La cultura lungo il fiume: a Casalmaggiore torna il Caffè Letterario della Canottieri Eridanea

La cultura lungo il fiume: a Casalmaggiore torna il Caffè Letterario della Canottieri Eridanea



 

Con l’arrivo di settembre si rinnova un appuntamento ormai atteso ed essenziale per il panorama culturale del territorio: il Caffè Letterario della Canottieri Eridanea di Casalmaggiore.


Voluta dalla Società Canottieri Eridanea e sostenuta  da AFM Casalmaggiore, la rassegna si conferma una felice intuizione capace di coniugare la qualità delle proposte con il calore della convivialità. A curare la rassegna è Giuseppe Romanetti, che ha intessuto per l'edizione 2026 un percorso trasversale e stimolante, capace di intrecciare la grande poesia contemporanea, la narrazione del paesaggio, la suspense del romanzo giallo e la memoria affettiva della cultura pop cinematografica e televisiva.




Ciò che rende unico il Caffè Letterario è soprattutto la sua veste informale e aperta. Il fatto che uno storico sodalizio sportivo e golenale come la Canottieri Eridanea decida di spalancare le proprie porte all'intero territorio significa restituire alla cultura la sua dimensione più autentica, quella dell'incontro, dello scambio e della relazione.


Gli appuntamenti si terranno tutti alle ore 21.00 nella pagoda immersa nei giardini della Canottieri (o, in caso di maltempo, nella sala conferenze). Ma la vera magia dell'iniziativa sta in quello che accade dopo l'ultima domanda: al termine di ogni incontro, pubblico e autori sono invitati a continuare la conversazione davanti a un caffè e a una fetta di torta. È l'antica e preziosa dimensione della “chiacchiera”, capace di azzerare le distanze tra chi scrive e chi legge.

L'ingresso, naturalmente, è libero e aperto a tutta la cittadinanza.





Il Programma degli Incontri


**Giovedì 03 settembre (ore 21:00)**

 


Diego Crivellari – Scrittori e mito nel delta del Po (Apogeo)

L'apertura della rassegna non poteva che guardare al grande fiume. Diego Crivellari presenta un vero e proprio "dizionario letterario e sentimentale". Dalla A di Aironi alla Z di Zanzare, il volume ripercorre le tracce di autori, diari di viaggio, cronache e capolavori (talvolta dimenticati) della letteratura che si sono misurati con il Delta. Un'esplorazione affascinante su quella storica terra di confine e di scambio tra culture diverse e complementari.

 

 **Giovedì 10 settembre (ore 21:00)**



Stefano Ventura – Un vago profumo di gelsomino (Armando Curcio Editore)

Spazio alla narrativa di genere con un noir a tinte forti e complesse. Il commissario Greco si trova alle prese con un nuovo rompicapo che parte da un'accusa scioccante: il suo vice è indiziato dell'omicidio della moglie. Tra gli interessi di una multinazionale del riscaldamento globale, misteriose iscrizioni egizie, pittori enigmatici e il ruolo decisivo dei clochard di Roma, la chiave del mistero risiederà nel decifrare il significato di cinque fiori di gelsomino lasciati sul corpo delle vittime.

 

 **Giovedì 17 settembre (ore 21:00)**

 


Emilio Rentocchini – Lingua Madre (Quodlibet)

Un appuntamento imperdibile con quella che Patrizia Valduga ha definito una delle voci più alte della poesia contemporanea. Con la prefazione di Giorgio Agamben, Rentocchini compie un'operazione stilistica straordinaria, prende la forma classica dell'ottava, storicamente legata all'epica di Boiardo e Ariosto, e la trasforma in una gemma lirica e autonoma. Scritto sul confine vibrante tra il dialetto di Sassuolo e l'italiano, Lingua Madre mostra come le due lingue possano interagire, scontrarsi e armonizzarsi.

 

 **Sabato 26 settembre (ore 21:00)**

 


Emilio Targia e Giuseppe Ganelli – La nostra storia. Tutto il mondo di Happy Days

Grande chiusura dedicata ad una pietra miliare dell'immaginario collettivo. Il libro, arricchito dalla prefazione di Henry Winkler (che impersonava Fonzie nel telefilm) e dalla postfazione di Max Pezzali, rappresenta la prima opera mondiale ad analizzare nel dettaglio la storia del celebre serial televisivo a partire dalla prima puntata del 15 gennaio 1974. Dalla gestazione della serie ai retroscena di scrittura, dai casting alle curiosità sul set.
Per celebrare degnamente l'evento la serata sarà impreziosita dalla proiezione di scene storiche e da video-messaggi esclusivi inviati dagli stessi attori del cast originale.

 

 

Emilio Targia e Giuseppe Ganelli


Emilio Rentocchini


Stefano Ventura


Diego Crivellari



**Informazioni utili:**


Dove: Società Canottieri Eridanea, Casalmaggiore (CR)

Quando: Giovedì 3, 10, 17 e Sabato 26 settembre 2026, ore 21:00

Ingresso: Libero e aperto a tutti

 

a cura di Stefano Superchi 

 

20 agosto 2026

Il bullismo visto con gli occhi dei ragazzi: ironia, sguardi e tanta verità. Intervista al regista Alessandro Zaffanella.

 Il bullismo visto con gli occhi dei ragazzi:

ironia, sguardi e tanta verità

 



Intervista al regista Alessandro Zaffanella sul cortometraggio realizzato con gli studenti della IAL di Viadana e premiato a Montecatini, in attesa della vetrina di Venezia.

 

Alessandro Zaffanella

In molti hanno avuto modo di conoscere e di apprezzare le doti da istrione e le qualità artistiche di Alessandro Zaffanella, sia nel territorio che in lande remote. Forse non tutti conoscono anche l’empatia, la sensibilità e l’intelligenza che si celano dietro ai suoi lavori. Vi raccontiamo come un artista diventa educatore facendo vivere ai ragazzi momenti di riflessione, di introspezione e di crescita attraverso l’arte. Basta aggiungere al cinema e al teatro quel pizzico di sensibilità buona a separare le emozioni e i pensieri dalla confusione e dall’ansia tipiche dell’adolescenza, dando gli strumenti per riconoscere e affrontare i propri tormenti.

 



Alessandro, da dove nasce l'idea di questo progetto audiovisivo e qual è stato il punto di partenza? L’operazione è nata da un’idea della dirigente scolastica Elisabetta Larini. Il suo obiettivo iniziale era duplice: da un lato creare un laboratorio espressivo per far emergere le emozioni degli studenti, dall’altro realizzare un cortometraggio focalizzato sul tema del bullismo, una tematica proposta proprio da lei. 

 




Come avete impostato il percorso laboratoriale insieme ai ragazzi? Siamo partiti da un lavoro approfondito sulle emozioni. Abbiamo visionato e analizzato moltissimi estratti cinematografici, anche con un impatto visivo e narrativo forte, da Kubrick a Tarantino fino a Sergio Leone, per sviscerare la tematica del bullismo. Per intercettare i loro interessi abbiamo spaziato molto: laboratori di recitazione, canto e persino danza. Poi li ho fatti scrivere molto: idee, soggetti, bozze di scene. Abbiamo lavorato a fondo sullo sviluppo e la biografia dei personaggi, prima di selezionare il soggetto definitivo, stilare la scaletta, scrivere la sceneggiatura e passare infine alle riprese e al montaggio. 

 




All’inizio come hanno reagito gli studenti di fronte a un tema così complesso e spesso abusato? Inizialmente c’era uno spunto di scetticismo. I ragazzi non avevano gradito subito l’idea di lavorare sul bullismo. È una reazione comprensibile: ne sentono parlare continuamente e spesso percepiscono queste iniziative come delle "prediche" con un approccio istituzionale che rischia di stancarli. Mi hanno raccontato le loro esperienze, dirette e indirette. Quando ho proposto loro di ribaltare il punto di vista e affrontarlo in chiave ironica e più leggera, sono rimasti sorpresi. Non erano subito entusiasti, dovevano capire dove saremmo andati a parare, cosa che all'inizio era una sfida anche per me. Ma l'obiettivo era proprio quello: usare il registro dell'ironia per toccare corde profonde senza essere pedanti, arrivando sia a chi vive queste dinamiche sulla propria pelle, sia al pubblico che avrebbe guardato il film. 

 




Quali sono state le principali sfide tecniche ed espressive sul set? Lavorare con ragazzi delle superiori, specialmente per me che ero alle prime esperienze con un istituto tecnico, ha richiesto un’impegno particolare. I tempi lunghi del cinema mal si conciliano con i tempi della scuola; io di solito chiedo di rifare una scena anche una ventina di volte! A scuola, in quattro ore alla settimana, questo diventava impossibile Per ovviare a questo e valorizzare il materiale, il film è girato quasi interamente in slow motion. Era difficile trovare fotogrammi in cui non ridessero o non guardassero dritti in macchina. Tuttavia, questi ragazzi hanno dei volti e un'espressività pazzesca: mi sono concentrato moltissimo sui loro sguardi e sui dettagli dei loro occhi, ottenendo un contrasto visivo molto potente. 




Nel corto si intreccia anche il tema dell'inclusione e dell'integrazione. Come viene raccontato? Sì, è un tema fondamentale che sfiora tutta la storia. La voce narrante è quella di una ragazza che, nella finzione scenica, è appena arrivata a scuola da un altro Paese e non padroneggia ancora bene la lingua. Questo le permette di interpretare l'intera vicenda a modo suo, con uno sguardo originale, bizzarro e differente rispetto agli altri. Un punto di vista estraneo che diventa la chiave di lettura di tutta la narrazione. 
 



 
Come si è evoluto il vostro rapporto durante le riprese e che impatto ha avuto su di loro la visione dell'opera finita? L'evoluzione è stata notevole. C'è stato un crescendo di fiducia e di complicità, soprattutto con i ragazzi che all’inizio si mostravano più ostili o distaccati e che poi si sono rivelati tra i più coinvolti e appassionati. Vedersi sul grande schermo è stato uno shock emotivo bellissimo per loro.



 
Il progetto ha travalicato le mura scolastiche, arrivando ai riconoscimenti di Montecatini e ora alla vetrina di Venezia... Inizialmente doveva essere un’esperienza interna, destinata alla scuola o al territorio locale. Poi ci siamo resi conto che il materiale aveva un potenziale più ampio e abbiamo alzato l'asticella. Portare alcuni ragazzi a Montecatini a ritirare il premio è stato gratificante: venivano riconosciuti, hanno respirato l'atmosfera di un festival. Ora la prospettiva di Venezia è un'emozione ancora più grande. Mi auguro davvero che dentro di loro rimanga un segno indelebile di questo percorso. 
 




Chi sono stati i compagni di viaggio fondamentali in questa avventura? Ci tengo a ringraziare in modo particolare la dirigente Elisabetta Larini per la visione e l'opportunità. Un grazie speciale va a Marco Visioli, mio prezioso braccio destro durante tutta la realizzazione del film, e alla professoressa Alessandra Corani per il supporto. Un ringraziamento va anche al Cineclub I Genitori Instabili, grazie al quale è stato possibile presentare il cortometraggio a Montecatini. Con la scuola si sta già parlando di dare un seguito a questa collaborazione, e spero davvero che sia solo l'inizio.


intervista a cura di Giovanna Anversa

adattamento: Stefano Superchi

 

14 agosto 2026

Il giorno di dolore che uno ha: in memoria di Stefano Ronzani

 Il giorno di dolore che uno ha: in memoria di Stefano Ronzani

 

 


Stefano Ronzani (18 marzo 1955 – 14 agosto 1996) non è stato solo un giornalista musicale, è stato un narratore, un amico, un "primo fan" delle band che seguiva con passione viscerale, una figura capace di lasciare un segno indelebile nella cultura rock italiana degli anni Ottanta e Novanta. La sua scomparsa prematura, a causa di una leucemia che lo ha consumato in pochi mesi, ha scosso la scena musicale nazionale, lasciando un vuoto che ancora oggi si percepisce nelle parole di chi lo ha conosciuto e nelle canzoni che gli sono state dedicate.
 

Ronzanipenna libera e appassionata, è stato una delle voci più autorevoli e rispettate del giornalismo musicale italiano. Ha collaborato con testate storiche come Il Mucchio Selvaggio, dov'era "penna di punta" e braccio destro del direttore Max Stèfani. La sua intelligenza, la preparazione e l'ironia lo rendevano un interlocutore privilegiato per artisti e addetti ai lavori, capace di trattare la musica con profondità culturale.

Insieme a Fausto Pirito, fu direttore artistico di Rock Targato Italia, il concorso che negli anni Novanta lanciò nomi destinati a diventare pilastri del rock italiano: Litfiba, Marlene Kuntz, C.S.I., Carmen Consoli, Luciano Ligabue. Con loro promosse anche il Tributo ad Augusto Daolio, dimostrando una visione ampia e inclusiva della scena musicale emergente.

 

 

La grandezza di Stefano Ronzani la si può misurare nell'amore che ha ricevuto dagli artisti che ha seguito e sostenuto. 

Il giorno di dolore che uno ha – Luciano Ligabue
Scritta da Ligabue durante la malattia di Ronzani, è nata come tentativo di stargli accanto quando le parole non bastavano più. Ligabue ha raccontato di averla registrata in una giornata con i suoi musicisti per farla arrivare a Stefano in tempo per il suo compleanno, su un nastro che gli raccomandò di aprire per ultimo. Ronzani, pur gravemente malato, riconobbe il valore del brano e insistette perché venisse pubblicato: "Questa canzone è troppo bella perché resti dentro un nastrino". Il brano fu inserito nell'album live Su e giù da un palco (1997), con una dedica nel booklet. Ronzani purtroppo non fece in tempo a vedere quella pubblicazione.


 


Vola piano – Timoria
L'album Eta Beta dei Timoria (1997) è interamente dedicato alla memoria di Stefano Ronzani. La title track, Vola piano, scritta da Omar Pedrini, è una delle ballate più intense della band bresciana, resa immortale dall'interpretazione di Francesco Renga. Pedrini aveva composto la musica nei mesi precedenti la morte di Ronzani e avrebbe voluto fargliela ascoltare, ma non fece in tempo: Stefano era già in stato di quasi totale incoscienza quando Pedrini passò a trovarlo in ospedale. La canzone si apre con un haiku di Fausto Pirito: "Vola farfalla / senza fatica alcuna / sciogli i ghiacciai".

 


Piero Pelù ha ricordato Ronzani con affetto nelle sue memorie (Perfetto Difettoso), raccontando l'ultima volta che lo vide al Policlinico, poco prima della morte. Ronzani, segnato dalle terapie, lo accolse con il suo sorriso sornione: "Aò, t'ho visto ieri sera con Pavarotti. Sembravate Stanlio e Ollio in un circo equestre". Era l'ultima volta che Pelù lo vide. Ronzani era anche autore di "Proibito", il primo libro sui Litfiba, testimonianza del suo legame con la band fiorentina.


 

 

Fausto Pirito, che con Ronzani condivise quasi dieci anni di vita e lavoro, lo ha ricordato così: "Stefano, all'epoca stava al settimanale 'Mucchio Selvaggio', accettò di collaborare con me... Io considero ancora oggi il più intelligente, preparato e ironico giornalista di musica rock (e non solo) degli ultimi tre decenni".

Pirito ha anche raccontato l'ultimo incontro con Stefano, la notte prima della sua morte: "Arrivai in ospedale nel tardo pomeriggio. Ronzani era in stato di quasi totale incoscienza. Gli feci compagnia, in silenzio, per qualche ore, fino alla mezzanotte... La mattina del 14, alle 9, con una telefonata mi comunicarono che Stefano non c'era più".

 

Fausto Pirito

Perché è necessario ricordare Stefano Ronzani?
A trent'anni dalla sua scomparsa, Stefano Ronzani rimane un esempio di come il giornalismo musicale possa elevarsi a cultura, trattando la musica con rispetto, passione e profondità. In un'epoca in cui le canzoni si consumano come fast food, senza sentirne il sapore, la sua figura ci ricorda che dietro ogni brano c'è una storia, un'emozione, a volte un dolore che diventa arte.

Come ha scritto Ligabue: "Quando tutte le parole sai che non ti servon più, quando sudi il tuo coraggio per non startene laggiù..." — quelle parole, nate per un amico morente, sono diventate un inno per chiunque abbia mai dovuto affrontare il "giorno di dolore che uno ha".

Stefano Ronzani non c'è più, ma vola piano, come una farfalla, nelle canzoni che gli hanno dedicato i suoi amici e nei ricordi di chi ha avuto la fortuna di conoscerlo.


a cura di Stefano Superchi

 

 

 

 

Fonti:

articoli da Rockol, Mexicotears Blog, L'Ultima Thule, testimonianze di Fausto Pirito, Luciano Ligabue, Omar Pedrini, Piero Pelù.


12 agosto 2026

Libri tra le Mura: il 5 e il 6 settembre Sabbioneta torna capitale della Piccola Editoria

Libri tra le Mura: Sabbioneta torna a vestirsi da Città Ideale della Piccola Editoria

 






Nel cuore del Rinascimento mantovano, dove l’utopia architettonica si è fatta pietra e storia, si rinnova l’appuntamento con la cultura libera e indipendente. Il 5 e 6 settembre 2026 Sabbioneta ospiterà una nuova edizione di "Libri tra le Mura", il Festival della Piccola Editoria Indipendente e Digitale Nazionale.

Organizzata dal Centro Culturale “A Passo d’Uomo” presieduto da Luigi Gardini, in collaborazione con il Comune di Sabbioneta e con la Fondazione Sabbioneta Heritage ETS, la manifestazione trasformerà per un intero fine settimana la "Piccola Atene" ideata da Vespasiano Gonzaga in un laboratorio a cielo aperto di confronto, innovazione ed esplorazione letteraria.

 
Don Ennio Asinari, tra i fondatori del Centro culturale "A passo d'uomo"

Il fascino di un’eredità ideale: tra patrimonio e libera espressione

Non è un caso che un festival dedicato alla valorizzazione del talento indipendente trovi casa proprio a Sabbioneta, patrimonio mondiale UNESCO dal 2008. Fondata sulla visione umanistica del mecenatismo e della ricerca di armonia, la città rinascimentale rappresenta lo scenario perfetto per celebrare il libro come bene prezioso, presidio di conoscenza e strumento di libertà espressiva.

Come ricorda l'organizzazione, l’editoria indipendente italiana sa essere una vera e propria fucina di creatività, una realtà dinamica capace di affrontare con coraggio e passione i temi cruciali del nostro tempo, dalla riflessione storica alla poesia, fino alla saggistica d'attualità e alla narrativa per i più giovani.

 

 


Gli spazi della cultura: un percorso diffuso

L'edizione 2026 vedrà protagonisti alcuni dei luoghi storici e monumentali più suggestivi e ricchi di fascino della città.

  • Palazzo Ducale: sarà il cuore pulsante degli incontri e ospiterà gli appuntamenti nella maestosa Sala degli Elefanti, nella solenne Sala degli Asburgo, nel porticato del cortile e nel seminterrato.

  • Teatro all’Antica: straordinaria cornice per la serata d'apertura del sabato.

  • Palazzo Forti: le attività all'aperto e gli incontri musicali serali troveranno spazio tra la sede della Biblioteca Comunale “Enrico Agosta del Forte” e l'incantevole giardino di Palazzo Forti.

Palazzo Forti

 

 

Il Programma Completo della Manifestazione

(Orario continuato dalle ore 10:00 alle ore 19:00, con eventi serali alle 21:00)

 SABATO 5 SETTEMBRE

  • 10:00Sala degli Elefanti: Inaugurazione ufficiale della manifestazione.

  • 10:30Sala degli Elefanti: Origine e storia di Fuoco Fuochino con intervento musicale di Massimo Somenzari.

  • 10:30Porticato cortile Palazzo Ducale: MANI IN PASTA! Laboratorio per bambini a cura di "Pasta Fresca Boni" di Gionata Maffezzoli.

  • 10:30Sala degli Asburgo: Presentazione della casa editrice Narratori del mistero e dei titoli portati al Festival.

  • 11:00Seminterrato di Palazzo Ducale: Presentazione e visita guidata alla mostra "RITRATTI DI LIBERTÀ (1946-2026): il voto, le madri costituenti e il domani", realizzata dagli studenti del territorio.

  • 11:30Sala degli Elefanti: Presentazione del libro "RUBY SAND - UN'ORA PRIMA DELL'ALBA" (PAV Editore).

  • 11:45Sala degli Asburgo: Presentazione di "TRA LE FIAMME E LE ROSE" di Franco Zaffanella, in collaborazione con la Biblioteca Comunale di Sabbioneta.

  • 14:30Porticato cortile Palazzo Ducale: Laboratorio per bambini e ragazzi per la realizzazione di burattini, tenuto dal maestro Guido Rubini.

  • 15:00Sala degli Elefanti: "SCUOLA-CITTÀ DI CASALMAGGIORE. Storia di un esperimento didattico" di Massimo Bondioli. Presenta il Prof. Matteo Morandi (docente di Pedagogia, Università di Pavia).

  • 16:00Sala degli Elefanti: Presentazione del romanzo "LOMPARFE – OVVERO L'UOMO PERFETTO" di Mauro Acquaroni.

  • 17:00Sala degli Elefanti: Presentazione di "PRIMA DELL'APOCALISSE" di Gianluca Solera. Modera il Prof. Michele Perini.

  • 18:00Sala degli Elefanti: Scrivere e leggere oggi: incontro con Davide Bregola, autore di "LEZIONE DALLE ROVINE".

  • 21:00Teatro all'Antica: "QUASI UNA VITA" di Stefano Prandini — Presentazione e lettura di poesie con l'accompagnamento dell'arpa di Kevin Frasson, giovane talento pluripremiato.

 DOMENICA 6 SETTEMBRE

  • 10:00Sala degli Elefanti: Giornata Europea della Cultura Ebraica — Esibizione del Gruppo Fōg Balarīn con brani musicali ebraici ed intermezzi di letture sul tema della giornata.

  • 11:00Porticato cortile Palazzo Ducale: "VIAGGIO TRA I VERSI DI DANTE" — Performance degli studenti di 4° AM/AN dell'Istituto Sanfelice di Viadana, a cura delle Prof.sse Giulia Ponzi e Giulia Andreoli.

  • 15:00Porticato cortile Palazzo Ducale: Spettacolo di burattini a seguito del laboratorio del maestro e artista Guido Rubini.

  • 15:00Sala degli Elefanti: Presentazione e lettura di versi del libro "VERDE, equilibrio e fiori rossi" con l'autore Gabriele Oselini; al piano il M° Marino Cavalca. Introduce Alessia Rovina.

  • 16:00Sala degli Elefanti: Presentazione del libro "LA SECONDA VOLTA" di Paolo Pisi.

  • 17:00Sala degli Elefanti: "LA CANTATA DEL CAFFÈ" di Stefano Ghisleri, presentazione accompagnata da momenti musicali a cura dell'autore.

  • 17:30Sala degli Asburgo: Dialogo tra autori: Lorenzo Grazzi e Stefania Nadalini presentano rispettivamente "PIANTE, LIBRI E CUORI SPEZZATI" e "IO MI ASSOLVO CONFESSIONI IN CABINA".

  • 18:00Sala degli Elefanti: In occasione del Terzo centenario della canonizzazione di S. Luigi Gonzaga, Giancarlo Mattioli presenta il libro "S. LUIGI GONZAGA NELLE IMMAGINI POPOLARI". Verrà allestita per l'occasione una mostra di circa venti tavolette sulla vita del Santo.

  • 21:00Giardino di Palazzo Forti: CANZONI DI RESISTENZA E RESILIENZA — Performance del Gruppo Perito Rural con intermezzo di lettura di brani dal libro "GIACOMINO, LA GAZZA E LA GUERRA".


 

Un invito aperto alla scoperta

Libri tra le Mura non è soltanto una fiera di settore per addetti ai lavori, ma un'autentica festa della comunità, pensata per coinvolgere famiglie, studenti, lettori appassionati e curiosi di ogni età. Un weekend imperdibile per chiunque voglia immergersi nelle parole, ascoltare buona musica ed esplorare l'inestimabile patrimonio storico di Sabbioneta.

 

Info & Contatti

 

  • Organizzazione: Centro Culturale A Passo d'Uomo

  • Email: centroculturaleapassoduomo@gmail.com

  • Telefono: 349 1296429

  • Instagram: @libritralemura

  • Sito istituzionale: visitsabbioneta.it | #visitsabbioneta
     
     
     
     

    a cura di Stefano Superchi 

     

Tommaso Labranca, un intellettuale fuori schema, a dieci anni dalla scomparsa.

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