Antoni Gaudí, l'Architetto filosofo della Natura
Passeggiando per Barcellona, capoluogo della Catalogna, si incontrano una serie di straordinari palazzi e costruzioni dallo stile architettonico colorato e unico, capaci di catturare l'armonia uomo-natura. Queste opere portano tutte il nome di Antoni Gaudí y Cornet, noto semplicemente come Antoni Gaudí. L'architetto, nato il 25 giugno 1852 muore 100 anni fa, il 10 giugno 1926 – ironia della sorte - investito da un tram mentre, in piedi in mezzo alla strada stava tornando a casa dal cantiere della sua grande opera, la Sagrada Familia all’epoca in costruzione, aveva 73 anni.
Gaudì, col suo stile inconfondibile, unico e mai visto prima, ha plasmato l'aspetto di una delle più affascinanti città del mediterraneo, che ospita la maggior parte delle sue creazioni, rendendola ammaliante, incantevole e fiabesca.
Le architetture di Gaudì sono dislocate in più punti e spesso poste tra quartieri dove gotico, romano e romanico, barocco e neoclassico si sposano col mare regalando a Barça angoli seducenti in cui lo sguardo si perde e l’anima si fa incredula.
Definito da Le Corbusier come il «plasmatore della pietra, del laterizio e del ferro», Gaudí seppe carpire lo spirito catalano, diventando anche un modello culturale, ossia il più importante esponente del Modernismo catalano e uno dei più importanti nomi dell’architettura europea in stile Art Nouveau.
Nato a Reus, nella Catalogna meridionale, Antoni Gaudí si trasferì a Barcellona nel 1869, dove conobbe diversi esponenti della Renaixença, un movimento politico e culturale che, tramite il recupero della lingua e della cultura catalane, auspicava l’autonomia dal governo castigliano. Questa prospettiva influenzerà molto il suo percorso artistico, dando spirito a un linguaggio molto personale e praticamente impossibile da incasellare ed eguagliare.
Conseguito, non senza fatica e interruzioni, il diploma in Architettura, Antoni Gaudí cominciò a viaggiare in Europa. A Parigi, dove era andato per visitare l’Esposizione Universale, entrò in contatto con i primi esponenti dell’Art Nouveau, movimento artistico nato alla fine dell'Ottocento nel contesto della seconda rivoluzione industriale, con lo scopo di portare la bellezza nella vita quotidiana delle persone unendo arte e artigianato.
Il nuovo linguaggio architettonico venne personalizzato da Gaudí, che mescolò la grande ricchezza decorativa ispirata al mondo naturale e animale e l’interesse per i nuovi materiali industriali scoperti in Francia ed importati nella sua Catalunya dando così vita al Modernismo catalano divenuto famoso in tutto il mondo. Nonostante sia piena di arte da gustare quando si nomina Barcellona la prima cosa che viene in mente è l’architettura di Gaudí.
A Barcellona Gaudí, pur giovanissimo, iniziò ad avere numerosi incarichi e commissioni. Fu disegnatore nello studio del suo ex professore Joan Martorell, consigliere del filantropo Josep Maria Bocabella, che fu promotore della costruzione della Sagrada Familia, fino all’incontro con l’industriale Eusebi Güell, che divenne il suo mecenate.
Alcune delle opere famose ed iconiche dell’architetto catalano a Barcellona
Dopo le prime opere, come i lampioni di Plaça Reial, di Pla de Palau e Casa Vicens, negli ultimi decenni dell'Ottocento Gaudí comincia a lavorare a stretto contatto con Güell, costruendogli un palazzo che, per la prima volta includeva gli archi parabolici, che diverranno tipici del suo stile. Poco tempo dopo realizzò, ma senza finirlo, il colossale Parc Güell, un'opera urbanistica ambiziosa costruita sul fianco del Monte Carmelo e pensata come una città-giardino: al centro una grande piazza circondata da un colonnato, dove si accede tramite una grande scalinata popolata da creature immaginarie molto simili a lucertole, rivestite di coloratissimi frammenti di ceramica. Un'opera unica che contribuisce ad aumentare la sua inarrestabile fama.
La sua celebrità cresce ulteriormente grazie a due opere successive: Casa Batlló e Casa Milà, detta La Pedrera, due palazzi stupefacenti che renderanno la città riconoscibile in tutto il mondo e tutt’ora tra i più strabilianti dell’architettura mondiale. Si tratta di edifici dalle forme imprevedibili e gioiose, arricchite da elementi decorativi ispirati al mondo naturale carichi di dettagli colorati in ceramica, legno e ferro. Sorprende la mancanza di angoli nei muri che invece si presentano sinuosi come le onde del mare. Strepitosi anche negli interni e i tetti decorati da camini che in realtà sono vere e proprie statue.
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| Farolas di Plaça Reial |
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| Casa Vicens |
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| Casa Batlló |
Costruita tra il 1904 e il 1906 come edificio residenziale della famiglia dell’industriale Josep Batlló y Casanovas. La facciata della Casa è un intricato splendore di forme sinuose e colori vivaci, con finestre che sembrano occhi che osservano il Passeig de Grácia e il traffico che lo attraversa a ogni ora del giorno. Il tetto di Casa Batlló, multicolore e ondulato, ricorda la pelle squamata di un dragone, un animale mitologico che torna spesso nell’opera di Gaudí e richiama la leggenda di Sant Jordi, patrono della Catalogna. L’interno di Casa Batlló è ugualmente stupefacente: varcare la porta di Casa Batlló è come entrare in un magico universo parallelo ricco di simbolismi e angoli fiabeschi dove le pareti sembrano onde e non hanno angoli.
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| Casa Milà, detta La Pedrera |
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| Casa Milà, particolare |
Anch’essa situata in bella mostra in coda al Passeig de Grácia si riconosce immediatamente dall’iconica facciata costruita con grezzi blocchi di roccia da farla sembrare incastonata in una grotta, cosa che le è valso il soprannome di Pedrera che significa cava. In cima domina un enorme terrazzo visitatissimo grazie ai suoi “fumaioli” che hanno sì la funzione di canne fumarie, ma che ricordano soldati medievali, con tanto di corazze ed elmi, più che veri e propri camini. Questi strani ometti sono in pietra ricoperta di tufo, appoggiano sull’ampio terrazzo tutto ondulato e pieno di scale che formano un affascinante sali-scendi, alcuni sono ricoperti di mosaici fatti di vetri spezzati, nello stile che ritroviamo in altri lavori dell’artista.
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| Parc Güell |
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| Parc Güell |
Che dire del Parc Güell? Luogo incantato che sembra uscito da un sogno in cui la natura si armonizza con grazia all’architettura. Commissionato dall’industriale Eusebi Güell, questo parco pubblico fu progettato da Gaudí tra il 1900 e il 1914. Il suo angolo più famoso e fotografato è probabilmente la grande terrazza dalle panche in pietra ricoperte di piastrelle spezzettate di ceramica smaltata chiamate trencadís da cui si può ammirare una vista panoramica mozzafiato sulla città. Le terrazze non sono l’unico punto forte del parco, iconici anche la scalinata all’ingresso, dove riposa pigra lasalamandra mosaicata, e il Pórtico de la Lavandera caratterizzato da una forma ondulata che si appoggia su colonne inclinate, aspetti che lo rendono unico ed emblematico.
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| La Sagrada Familia |
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| La Sagrada Familia |
Se Casa Batlò e Casa Milà continuano a sorprendere e generare la sindrome di Stendhal, dal suo esordio fino alla morte, Gaudí lavorò incessantemente a quello che viene ritenuto il suo progetto più complesso ed ambizioso rimasto purtroppo incompiuto: la Sagrada Familia, ufficialmente chiamata "il Tempio Espiatorio della Sacra Famiglia", con l’ambizione di farla diventare la nuova Cattedrale di Barcellona. Stravolgendo l’originario progetto di Francisco de Paula del Villar y Lozano, Gaudí immaginò una chiesa maestosa e rivoluzionaria, divisa in blocchi indipendenti con elementi sotterranei e volumi aerei.
La facciata esterna è un tripudio di dettagli intricati e simbolismo religioso, mentre l’interno con le sue colonne gigantesche, che sembrano alberi magici svettanti verso il soffitto, e le vetrate colorate che generano giochi di luce pazzeschi, toglie letteralmente il fiato. Seppur inconclusa, visitare la Sagrada Familia è un’esperienza indimenticabile, non oso immaginare cosa sarebbe se Gaudì l’avesse terminata.
L’opera subisce interruzioni costanti ed è ancora in costruzione. La data è cambiata molte volte, ma in teoria si prevede che sarà completata entro la fine del 2026, in occasione appunto del centenario della morte dell’architetto: il progetto era articolato e di ardua realizzazione, anche a causa delle altissime guglie quindi, per le difficoltà tecniche incontrate, diventò sempre più difficile procurarsi i finanziamenti. Quando i lavori ripartirono, Gaudí riuscì a vedere completata solo la costruzione di uno dei campanili, quello dedicato a San Barnaba, perché il 7 giugno, fu travolto dal tram numero 30, il primo messo in circolazione a Barcellona. Quel giorno Gaudì aveva concluso la sua giornata di lavoro al cantiere della Sagrada Família e si stava incamminando a piedi, come faceva ogni sera, verso la chiesa di Sant Felip Neri, situata nel quartiere Gotico, per confessarsi e pregare. A causa del forte impatto, perse conoscenza.
Ormai anziano, oltre che un artista galattico, era diventato un vero e proprio asceta tant’è che, a causa del suo abbigliamento umile e trasandato e dell'assenza di documenti, fu scambiato per un mendicante o un vagabondo. Diversi passanti e tassisti si rifiutarono inizialmente di soccorrerlo o di portarlo in ospedale proprio per via del suo aspetto dimesso. Fu infine trasportato all'Ospedale della Santa Creu, dove gli fu diagnosticato un grave trauma cranico. Aveva con sé soltanto un libro dei Vangeli. Venne riconosciuto solo il giorno dopo l’incidente dal cappellano della Sagrada Família. Nonostante le cure, morì tre giorni dopo l'incidente, il 10 giugno. Il 12 giugno si tenne una grandiosa cerimonia pubblica, alla quale parteciparono migliaia di cittadini e ammiratori. Venne sepolto solennemente nella cripta della Sagrada Família, il suo capolavoro incompiuto.
Antoni Gaudì nel periodo delle Avanguardie è riuscito a dare alla città di Barcellona quel qualcosa in più che ancora oggi la rende unica, favolosa e magica, un insieme di colori vivacissimi e forme smussate che non si possono vedere in nessun altro luogo al mondo. L’unicità di questo genio dell’architettura è tale da renderlo ancora oggi uno dei più amati ed inimitabili di sempre, in effetti nessuno più si è azzardato ad imitare le sue forme. La forza narrativa ed espressiva che caratterizza le sue opere fa sì che nessuno possa sentirsi estraneo alle sue architetture visionarie, oniriche e romanzate. In ogni costruzione racconta una storia affascinante e fuori dal tempo, pregna di riferimenti e di particolari nascosti. Ogni luogo dove si erge una sua opera diventa fiaba, magia, sogno, luogo incantato per piccoli e grandi, per chi di architettura ha conoscenza e passione e per chi ne è totalmente estraneo.
«L'originalità consiste nel tornare all'origine». Con queste parole Gaudì definiva la sua arte che nella natura trova l'essenza e il significato dell'architettura, guardando le sue opere si prova quell’ incanto e quell’emozione come la natura sa dare.
Giovanna Anversa













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