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20 agosto 2026

Il bullismo visto con gli occhi dei ragazzi: ironia, sguardi e tanta verità. Intervista al regista Alessandro Zaffanella.

 Il bullismo visto con gli occhi dei ragazzi:

ironia, sguardi e tanta verità

 



Intervista al regista Alessandro Zaffanella sul cortometraggio realizzato con gli studenti della IAL di Viadana e premiato a Montecatini, in attesa della vetrina di Venezia.

 

Alessandro Zaffanella

In molti hanno avuto modo di conoscere e di apprezzare le doti da istrione e le qualità artistiche di Alessandro Zaffanella, sia nel territorio che in lande remote. Forse non tutti conoscono anche l’empatia, la sensibilità e l’intelligenza che si celano dietro ai suoi lavori. Vi raccontiamo come un artista diventa educatore facendo vivere ai ragazzi momenti di riflessione, di introspezione e di crescita attraverso l’arte. Basta aggiungere al cinema e al teatro quel pizzico di sensibilità buona a separare le emozioni e i pensieri dalla confusione e dall’ansia tipiche dell’adolescenza, dando gli strumenti per riconoscere e affrontare i propri tormenti.


Alessandro, da dove nasce l'idea di questo progetto audiovisivo e qual è stato il punto di partenza? L’operazione è nata da un’idea della dirigente scolastica Elisabetta Larini. Il suo obiettivo iniziale era duplice: da un lato creare un laboratorio espressivo per far emergere le emozioni degli studenti, dall’altro realizzare un cortometraggio focalizzato sul tema del bullismo, una tematica proposta proprio da lei. 

 




Come avete impostato il percorso laboratoriale insieme ai ragazzi? Siamo partiti da un lavoro approfondito sulle emozioni. Abbiamo visionato e analizzato moltissimi estratti cinematografici, anche con un impatto visivo e narrativo forte, da Kubrick a Tarantino fino a Sergio Leone, per sviscerare la tematica del bullismo. Per intercettare i loro interessi abbiamo spaziato molto: laboratori di recitazione, canto e persino danza. Poi li ho fatti scrivere molto: idee, soggetti, bozze di scene. Abbiamo lavorato a fondo sullo sviluppo e la biografia dei personaggi, prima di selezionare il soggetto definitivo, stilare la scaletta, scrivere la sceneggiatura e passare infine alle riprese e al montaggio. 

 




All’inizio come hanno reagito gli studenti di fronte a un tema così complesso e spesso abusato? Inizialmente c’era uno spunto di scetticismo. I ragazzi non avevano gradito subito l’idea di lavorare sul bullismo. È una reazione comprensibile: ne sentono parlare continuamente e spesso percepiscono queste iniziative come delle "prediche" con un approccio istituzionale che rischia di stancarli. Mi hanno raccontato le loro esperienze, dirette e indirette. Quando ho proposto loro di ribaltare il punto di vista e affrontarlo in chiave ironica e più leggera, sono rimasti sorpresi. Non erano subito entusiasti, dovevano capire dove saremmo andati a parare, cosa che all'inizio era una sfida anche per me. Ma l'obiettivo era proprio quello: usare il registro dell'ironia per toccare corde profonde senza essere pedanti, arrivando sia a chi vive queste dinamiche sulla propria pelle, sia al pubblico che avrebbe guardato il film. 

 




Quali sono state le principali sfide tecniche ed espressive sul set? Lavorare con ragazzi delle superiori, specialmente per me che ero alle prime esperienze con un istituto tecnico, ha richiesto un’impegno particolare. I tempi lunghi del cinema mal si conciliano con i tempi della scuola; io di solito chiedo di rifare una scena anche una ventina di volte! A scuola, in quattro ore alla settimana, questo diventava impossibile Per ovviare a questo e valorizzare il materiale, il film è girato quasi interamente in slow motion. Era difficile trovare fotogrammi in cui non ridessero o non guardassero dritti in macchina. Tuttavia, questi ragazzi hanno dei volti e un'espressività pazzesca: mi sono concentrato moltissimo sui loro sguardi e sui dettagli dei loro occhi, ottenendo un contrasto visivo molto potente. 




Nel corto si intreccia anche il tema dell'inclusione e dell'integrazione. Come viene raccontato? Sì, è un tema fondamentale che sfiora tutta la storia. La voce narrante è quella di una ragazza che, nella finzione scenica, è appena arrivata a scuola da un altro Paese e non padroneggia ancora bene la lingua. Questo le permette di interpretare l'intera vicenda a modo suo, con uno sguardo originale, bizzarro e differente rispetto agli altri. Un punto di vista estraneo che diventa la chiave di lettura di tutta la narrazione. 
 



 
Come si è evoluto il vostro rapporto durante le riprese e che impatto ha avuto su di loro la visione dell'opera finita? L'evoluzione è stata notevole. C'è stato un crescendo di fiducia e di complicità, soprattutto con i ragazzi che all’inizio si mostravano più ostili o distaccati e che poi si sono rivelati tra i più coinvolti e appassionati. Vedersi sul grande schermo è stato uno shock emotivo bellissimo per loro.



 
Il progetto ha travalicato le mura scolastiche, arrivando ai riconoscimenti di Montecatini e ora alla vetrina di Venezia... Inizialmente doveva essere un’esperienza interna, destinata alla scuola o al territorio locale. Poi ci siamo resi conto che il materiale aveva un potenziale più ampio e abbiamo alzato l'asticella. Portare alcuni ragazzi a Montecatini a ritirare il premio è stato gratificante: venivano riconosciuti, hanno respirato l'atmosfera di un festival. Ora la prospettiva di Venezia è un'emozione ancora più grande. Mi auguro davvero che dentro di loro rimanga un segno indelebile di questo percorso. 
 




Chi sono stati i compagni di viaggio fondamentali in questa avventura? Ci tengo a ringraziare in modo particolare la dirigente Elisabetta Larini per la visione e l'opportunità. Un grazie speciale va a Marco Visioli, mio prezioso braccio destro durante tutta la realizzazione del film, e alla professoressa Alessandra Corani per il supporto. Un ringraziamento va anche al Cineclub I Genitori Instabili, grazie al quale è stato possibile presentare il cortometraggio a Montecatini. Con la scuola si sta già parlando di dare un seguito a questa collaborazione, e spero davvero che sia solo l'inizio.


intervista a cura di Giovanna Anversa

adattamento: Stefano Superchi

 

14 agosto 2026

Il giorno di dolore che uno ha: in memoria di Stefano Ronzani

 Il giorno di dolore che uno ha: in memoria di Stefano Ronzani

 

 


Stefano Ronzani (18 marzo 1955 – 14 agosto 1996) non è stato solo un giornalista musicale, è stato un narratore, un amico, un "primo fan" delle band che seguiva con passione viscerale, una figura capace di lasciare un segno indelebile nella cultura rock italiana degli anni Ottanta e Novanta. La sua scomparsa prematura, a causa di una leucemia che lo ha consumato in pochi mesi, ha scosso la scena musicale nazionale, lasciando un vuoto che ancora oggi si percepisce nelle parole di chi lo ha conosciuto e nelle canzoni che gli sono state dedicate.
 

Ronzanipenna libera e appassionata, è stato una delle voci più autorevoli e rispettate del giornalismo musicale italiano. Ha collaborato con testate storiche come Il Mucchio Selvaggio, dov'era "penna di punta" e braccio destro del direttore Max Stèfani. La sua intelligenza, la preparazione e l'ironia lo rendevano un interlocutore privilegiato per artisti e addetti ai lavori, capace di trattare la musica con profondità culturale.

Insieme a Fausto Pirito, fu direttore artistico di Rock Targato Italia, il concorso che negli anni Novanta lanciò nomi destinati a diventare pilastri del rock italiano: Litfiba, Marlene Kuntz, C.S.I., Carmen Consoli, Luciano Ligabue. Con loro promosse anche il Tributo ad Augusto Daolio, dimostrando una visione ampia e inclusiva della scena musicale emergente.

 

 

La grandezza di Stefano Ronzani la si può misurare nell'amore che ha ricevuto dagli artisti che ha seguito e sostenuto. 

Il giorno di dolore che uno ha – Luciano Ligabue
Scritta da Ligabue durante la malattia di Ronzani, è nata come tentativo di stargli accanto quando le parole non bastavano più. Ligabue ha raccontato di averla registrata in una giornata con i suoi musicisti per farla arrivare a Stefano in tempo per il suo compleanno, su un nastro che gli raccomandò di aprire per ultimo. Ronzani, pur gravemente malato, riconobbe il valore del brano e insistette perché venisse pubblicato: "Questa canzone è troppo bella perché resti dentro un nastrino". Il brano fu inserito nell'album live Su e giù da un palco (1997), con una dedica nel booklet. Ronzani purtroppo non fece in tempo a vedere quella pubblicazione.


 


Vola piano – Timoria
L'album Eta Beta dei Timoria (1997) è interamente dedicato alla memoria di Stefano Ronzani. La title track, Vola piano, scritta da Omar Pedrini, è una delle ballate più intense della band bresciana, resa immortale dall'interpretazione di Francesco Renga. Pedrini aveva composto la musica nei mesi precedenti la morte di Ronzani e avrebbe voluto fargliela ascoltare, ma non fece in tempo: Stefano era già in stato di quasi totale incoscienza quando Pedrini passò a trovarlo in ospedale. La canzone si apre con un haiku di Fausto Pirito: "Vola farfalla / senza fatica alcuna / sciogli i ghiacciai".

 


Piero Pelù ha ricordato Ronzani con affetto nelle sue memorie (Perfetto Difettoso), raccontando l'ultima volta che lo vide al Policlinico, poco prima della morte. Ronzani, segnato dalle terapie, lo accolse con il suo sorriso sornione: "Aò, t'ho visto ieri sera con Pavarotti. Sembravate Stanlio e Ollio in un circo equestre". Era l'ultima volta che Pelù lo vide. Ronzani era anche autore di "Proibito", il primo libro sui Litfiba, testimonianza del suo legame con la band fiorentina.


 

 

Fausto Pirito, che con Ronzani condivise quasi dieci anni di vita e lavoro, lo ha ricordato così: "Stefano, all'epoca stava al settimanale 'Mucchio Selvaggio', accettò di collaborare con me... Io considero ancora oggi il più intelligente, preparato e ironico giornalista di musica rock (e non solo) degli ultimi tre decenni".

Pirito ha anche raccontato l'ultimo incontro con Stefano, la notte prima della sua morte: "Arrivai in ospedale nel tardo pomeriggio. Ronzani era in stato di quasi totale incoscienza. Gli feci compagnia, in silenzio, per qualche ore, fino alla mezzanotte... La mattina del 14, alle 9, con una telefonata mi comunicarono che Stefano non c'era più".

 

Fausto Pirito

Perché è necessario ricordare Stefano Ronzani?
A trent'anni dalla sua scomparsa, Stefano Ronzani rimane un esempio di come il giornalismo musicale possa elevarsi a cultura, trattando la musica con rispetto, passione e profondità. In un'epoca in cui le canzoni si consumano come fast food, senza sentirne il sapore, la sua figura ci ricorda che dietro ogni brano c'è una storia, un'emozione, a volte un dolore che diventa arte.

Come ha scritto Ligabue: "Quando tutte le parole sai che non ti servon più, quando sudi il tuo coraggio per non startene laggiù..." — quelle parole, nate per un amico morente, sono diventate un inno per chiunque abbia mai dovuto affrontare il "giorno di dolore che uno ha".

Stefano Ronzani non c'è più, ma vola piano, come una farfalla, nelle canzoni che gli hanno dedicato i suoi amici e nei ricordi di chi ha avuto la fortuna di conoscerlo.


a cura di Stefano Superchi

 

 

 

 

Fonti:

articoli da Rockol, Mexicotears Blog, L'Ultima Thule, testimonianze di Fausto Pirito, Luciano Ligabue, Omar Pedrini, Piero Pelù.


12 agosto 2026

Libri tra le Mura: il 5 e il 6 settembre Sabbioneta torna capitale della Piccola Editoria

Libri tra le Mura: Sabbioneta torna a vestirsi da Città Ideale della Piccola Editoria

 






Nel cuore del Rinascimento mantovano, dove l’utopia architettonica si è fatta pietra e storia, si rinnova l’appuntamento con la cultura libera e indipendente. Il 5 e 6 settembre 2026 Sabbioneta ospiterà una nuova edizione di "Libri tra le Mura", il Festival della Piccola Editoria Indipendente e Digitale Nazionale.

Organizzata dal Centro Culturale “A Passo d’Uomo” presieduto da Luigi Gardini, in collaborazione con il Comune di Sabbioneta e con la Fondazione Sabbioneta Heritage ETS, la manifestazione trasformerà per un intero fine settimana la "Piccola Atene" ideata da Vespasiano Gonzaga in un laboratorio a cielo aperto di confronto, innovazione ed esplorazione letteraria.

 
Don Ennio Asinari, tra i fondatori del Centro culturale "A passo d'uomo"

Il fascino di un’eredità ideale: tra patrimonio e libera espressione

Non è un caso che un festival dedicato alla valorizzazione del talento indipendente trovi casa proprio a Sabbioneta, patrimonio mondiale UNESCO dal 2008. Fondata sulla visione umanistica del mecenatismo e della ricerca di armonia, la città rinascimentale rappresenta lo scenario perfetto per celebrare il libro come bene prezioso, presidio di conoscenza e strumento di libertà espressiva.

Come ricorda l'organizzazione, l’editoria indipendente italiana sa essere una vera e propria fucina di creatività, una realtà dinamica capace di affrontare con coraggio e passione i temi cruciali del nostro tempo, dalla riflessione storica alla poesia, fino alla saggistica d'attualità e alla narrativa per i più giovani.

 

 


Gli spazi della cultura: un percorso diffuso

L'edizione 2026 vedrà protagonisti alcuni dei luoghi storici e monumentali più suggestivi e ricchi di fascino della città.

  • Palazzo Ducale: sarà il cuore pulsante degli incontri e ospiterà gli appuntamenti nella maestosa Sala degli Elefanti, nella solenne Sala degli Asburgo, nel porticato del cortile e nel seminterrato.

  • Teatro all’Antica: straordinaria cornice per la serata d'apertura del sabato.

  • Palazzo Forti: le attività all'aperto e gli incontri musicali serali troveranno spazio tra la sede della Biblioteca Comunale “Enrico Agosta del Forte” e l'incantevole giardino di Palazzo Forti.

Palazzo Forti

 

 

Il Programma Completo della Manifestazione

(Orario continuato dalle ore 10:00 alle ore 19:00, con eventi serali alle 21:00)

 SABATO 5 SETTEMBRE

  • 10:00Sala degli Elefanti: Inaugurazione ufficiale della manifestazione.

  • 10:30Sala degli Elefanti: Origine e storia di Fuoco Fuochino con intervento musicale di Massimo Somenzari.

  • 10:30Porticato cortile Palazzo Ducale: MANI IN PASTA! Laboratorio per bambini a cura di "Pasta Fresca Boni" di Gionata Maffezzoli.

  • 10:30Sala degli Asburgo: Presentazione della casa editrice Narratori del mistero e dei titoli portati al Festival.

  • 11:00Seminterrato di Palazzo Ducale: Presentazione e visita guidata alla mostra "RITRATTI DI LIBERTÀ (1946-2026): il voto, le madri costituenti e il domani", realizzata dagli studenti del territorio.

  • 11:30Sala degli Elefanti: Presentazione del libro "RUBY SAND - UN'ORA PRIMA DELL'ALBA" (PAV Editore).

  • 11:45Sala degli Asburgo: Presentazione di "TRA LE FIAMME E LE ROSE" di Franco Zaffanella, in collaborazione con la Biblioteca Comunale di Sabbioneta.

  • 14:30Porticato cortile Palazzo Ducale: Laboratorio per bambini e ragazzi per la realizzazione di burattini, tenuto dal maestro Guido Rubini.

  • 15:00Sala degli Elefanti: "SCUOLA-CITTÀ DI CASALMAGGIORE. Storia di un esperimento didattico" di Massimo Bondioli. Presenta il Prof. Matteo Morandi (docente di Pedagogia, Università di Pavia).

  • 16:00Sala degli Elefanti: Presentazione del romanzo "LOMPARFE – OVVERO L'UOMO PERFETTO" di Mauro Acquaroni.

  • 17:00Sala degli Elefanti: Presentazione di "PRIMA DELL'APOCALISSE" di Gianluca Solera. Modera il Prof. Michele Perini.

  • 18:00Sala degli Elefanti: Scrivere e leggere oggi: incontro con Davide Bregola, autore di "LEZIONE DALLE ROVINE".

  • 21:00Teatro all'Antica: "QUASI UNA VITA" di Stefano Prandini — Presentazione e lettura di poesie con l'accompagnamento dell'arpa di Kevin Frasson, giovane talento pluripremiato.

 DOMENICA 6 SETTEMBRE

  • 10:00Sala degli Elefanti: Giornata Europea della Cultura Ebraica — Esibizione del Gruppo Fōg Balarīn con brani musicali ebraici ed intermezzi di letture sul tema della giornata.

  • 11:00Porticato cortile Palazzo Ducale: "VIAGGIO TRA I VERSI DI DANTE" — Performance degli studenti di 4° AM/AN dell'Istituto Sanfelice di Viadana, a cura delle Prof.sse Giulia Ponzi e Giulia Andreoli.

  • 15:00Porticato cortile Palazzo Ducale: Spettacolo di burattini a seguito del laboratorio del maestro e artista Guido Rubini.

  • 15:00Sala degli Elefanti: Presentazione e lettura di versi del libro "VERDE, equilibrio e fiori rossi" con l'autore Gabriele Oselini; al piano il M° Marino Cavalca. Introduce Alessia Rovina.

  • 16:00Sala degli Elefanti: Presentazione del libro "LA SECONDA VOLTA" di Paolo Pisi.

  • 17:00Sala degli Elefanti: "LA CANTATA DEL CAFFÈ" di Stefano Ghisleri, presentazione accompagnata da momenti musicali a cura dell'autore.

  • 17:30Sala degli Asburgo: Dialogo tra autori: Lorenzo Grazzi e Stefania Nadalini presentano rispettivamente "PIANTE, LIBRI E CUORI SPEZZATI" e "IO MI ASSOLVO CONFESSIONI IN CABINA".

  • 18:00Sala degli Elefanti: In occasione del Terzo centenario della canonizzazione di S. Luigi Gonzaga, Giancarlo Mattioli presenta il libro "S. LUIGI GONZAGA NELLE IMMAGINI POPOLARI". Verrà allestita per l'occasione una mostra di circa venti tavolette sulla vita del Santo.

  • 21:00Giardino di Palazzo Forti: CANZONI DI RESISTENZA E RESILIENZA — Performance del Gruppo Perito Rural con intermezzo di lettura di brani dal libro "GIACOMINO, LA GAZZA E LA GUERRA".


 

Un invito aperto alla scoperta

Libri tra le Mura non è soltanto una fiera di settore per addetti ai lavori, ma un'autentica festa della comunità, pensata per coinvolgere famiglie, studenti, lettori appassionati e curiosi di ogni età. Un weekend imperdibile per chiunque voglia immergersi nelle parole, ascoltare buona musica ed esplorare l'inestimabile patrimonio storico di Sabbioneta.

 

Info & Contatti

 

  • Organizzazione: Centro Culturale A Passo d'Uomo

  • Email: centroculturaleapassoduomo@gmail.com

  • Telefono: 349 1296429

  • Instagram: @libritralemura

  • Sito istituzionale: visitsabbioneta.it | #visitsabbioneta
     
     
     
     

    a cura di Stefano Superchi 

     

05 agosto 2026

CooltuRADIO #3 - POPOLAROID (Radio Popolare) - Istantanee notturne per sognatori

 POPOLAROID Istantanee notturne per sognatori

 

La radio come spazio di racconto, ascolto e memoria

 "Ho amato tanto la Polaroid. Vedere stampare sotto i miei occhi la foto è sempre stata una sorpresa divertente ed emozionante. Ho amato anche la bellezza dello spazio bianco intorno all’immagine, che mi permetteva di scrivere la data e dare un titolo alla foto; spesso era ispirato da una canzone. Se ci pensate bene le canzoni, come le fotografie, sono la nostra memoria nel tempo, sono il clic che fa catturare ricordi meravigliosi. A PoPolaroid accompagno la musica con istantanee sonore; sono scatti personali, sociali e soprattutto sentimentali. Con PoPolaroid ascolta e vedrai".

Basil Baz (conduttore di PoPolaroid)

 



In un panorama radiofonico spesso dominato dalla velocità, Popolaroid di Radio Popolare si distingue per un’idea semplice ma preziosa, fare della radio un luogo di incontro tra musica, narrazione e sensibilità culturale. È un programma che non si limita a selezionare brani o a commentare l’attualità, ma costruisce un’atmosfera, un piccolo territorio sonoro in cui chi ascolta viene accompagnato con misura, curiosità e intelligenza.

La forza di Popolaroid sta proprio nella sua natura ibrida: non è solo una trasmissione musicale, e non è soltanto una rassegna di testi o di suggestioni letterarie. È piuttosto un dispositivo narrativo, capace di intrecciare voci, atmosfere e riferimenti diversi, offrendo ogni volta un’esperienza che somiglia più a un viaggio che a una semplice scaletta.




Radio Popolare ha da sempre un’identità fortemente riconoscibile, è una radio che sa raccontare. Pone attenzione alla cultura, ai linguaggi contemporanei, alla dimensione civile dell’informazione e a una comunità di ascoltatori non passivi. Popolaroid si inserisce bene in questa tradizione, perché usa la radio non come sottofondo, ma come strumento di relazione.

Il programma lavora su un terreno raro, restituisce alla parola il suo peso, senza rinunciare alla musica come elemento emotivo. In questo senso, l’ascolto diventa un gesto quasi letterario. Ogni passaggio, ogni pausa, ogni scelta sonora contribuisce a creare un clima che invita a rallentare e a prestare attenzione.




L’estate carveriana.

In questo periodo, Popolaroid propone anche l’iniziativa estiva denominata “estate carveriana”, un omaggio a Raymond Carver, uno degli autori più intensi della narrativa americana del Novecento. L’idea è tanto semplice quanto efficace: il conduttore legge e recita brani tratti dai racconti di Carver, alternandoli a intermezzi musicali che ne amplificano il tono emotivo.

Una formula che funziona perché Carver è uno scrittore che vive di sottrazione, di silenzi, di dettagli minimi e di tensioni appena trattenute. La sua scrittura, essenziale e limpida, sembra quasi chiedere una forma di ascolto rispettosa, e non superficiale. La radio, con la sua capacità di lavorare sulla voce e sul ritmo, diventa allora il mezzo ideale per restituire la densità di quei testi.

L’alternanza tra lettura e musica non serve solo a “illustrare” i racconti, ma crea una specie di controcanto. I brani musicali non interrompono la narrazione ma la commentano e la prolungano. Ne nasce una piccola esperienza immersiva, in cui il confine tra letteratura e paesaggio sonoro si fa sottile.




Portare Carver in radio significa anche riconoscere che la sua scrittura ha una qualità profondamente orale. I suoi personaggi, le sue stanze, le sue periferie dell’anima acquistano una forza particolare quando vengono affidati alla voce. La recitazione, se misurata e precisa, può rendere ancora più evidente quel senso di precarietà quotidiana che attraversa i suoi racconti.

C’è qualcosa di molto contemporaneo in questa scelta: in un’epoca di consumo rapido dei contenuti, l’“estate carveriana” invita a un ascolto quasi controcorrente. Chiede attenzione, disponibilità, tempo. E proprio per questo ha valore culturale, oltre che artistico.




Popolaroid, anche attraverso questa proposta estiva, mostra che la radio può ancora essere un luogo di immaginazione. Non soltanto informazione o intrattenimento, ma spazio di educazione sentimentale, di scoperta e di memoria condivisa. L’ascoltatore non è trattato come un consumatore distratto, bensì come un interlocutore capace di seguire una trama, di lasciarsi attraversare da una voce, di riconoscere nella musica e nella letteratura forme diverse dello stesso bisogno di senso.

L’“estate carveriana” è allora più di una semplice rubrica stagionale ma un piccolo rito d’ascolto. Un invito a entrare, per la durata di una trasmissione, dentro un tempo diverso, più lento e più vero. E forse il merito più grande di Popolaroid è ricordarci che la cultura, quando sa farsi esperienza viva, può ancora abitare la radio con naturalezza e intensità.


Stefano Superchi


 

 

da questo link potete accedere alla pagina web di Radio Popolare e ascoltare (o scaricare) le puntate di PoPolaroid, comprese le puntate dedicate all'"estate carveriana".

  
Per chi preferisce i mezzi radiofonici più tradizionali Radio Popolare si può ascoltare sulle frequenze:
104.700 Mantova
107.500 Parma
107.600 Milano, Brescia, Pavia, Piacenza, Cremona

oppure con il sistema DAB (“popolare”) o sul Satellite sui canali 8870 di Sky e 635 di tivùsat

01 agosto 2026

La fotografia come testimonianza civile: Dorothea Lange agli Scavi Scaligeri di Verona

 La fotografia come testimonianza civile: Dorothea Lange agli Scavi Scaligeri di Verona

 


 

Nel cuore di Verona, negli spazi suggestivi del Centro Internazionale di Fotografia Scavi Scaligeri, si è aperta una mostra che non è soltanto un percorso visivo, ma un viaggio etico della storia del Novecento. Protagonista è Dorothea Lange, tra le più influenti fotografe americane del secolo scorso, il cui lavoro continua a interrogare lo sguardo contemporaneo con una forza che travalica il tempo.

 


 

Nota soprattutto per i suoi scatti realizzati durante la Grande Depressione, Lange ha costruito un linguaggio fotografico che sfugge alla mera documentazione per farsi strumento di denuncia e consapevolezza. Le immagini esposte a Verona restituiscono con intensità il cuore del suo progetto, raccontare le condizioni di vita delle classi più vulnerabili, rendere visibile ciò che la società tende a rimuovere.

 


Al centro della mostra si impone inevitabilmente “Migrant Mother” (1936), icona universale della sofferenza e della dignità umana. Ma ridurre Lange a un’unica fotografia sarebbe limitante; il percorso espositivo amplia lo sguardo su un’intera produzione segnata da un profondo impegno sociale. I volti dei lavoratori agricoli, delle famiglie sfollate, degli emarginati diventano presenze vive, mai oggetti passivi di osservazione. Lange non si limita a fotografare, costruisce una relazione, entra in dialogo con i soggetti, restituisce loro una voce.

 


Questa dimensione relazionale è uno degli aspetti più potenti della sua opera. Le sue immagini non sono mai invasive o sensazionalistiche; al contrario, si fondano su un rispetto radicale per la persona ritratta. In un’epoca in cui la fotografia sociale rischia spesso di scivolare nella spettacolarizzazione del dolore, il lavoro di Lange appare ancora oggi come un modello di responsabilità etica.

 


La mostra veronese sottolinea inoltre il contesto storico in cui queste fotografie nascono. Il progetto della Farm Security Administration, per cui Lange lavorò negli anni Trenta, non fu solo un incarico documentaristico, ma un’operazione politica e culturale: utilizzare l’immagine per sensibilizzare l’opinione pubblica e influenzare le politiche sociali. In questo senso, la fotografia diventa strumento attivo di cambiamento, capace di incidere nel dibattito pubblico.

 


Particolarmente significativa è anche la sezione dedicata agli anni della Seconda guerra mondiale, in cui Lange documentò l’internamento dei cittadini nippo-americani. Qui la sua ricerca assume toni ancora più esplicitamente critici: le immagini denunciano una violazione dei diritti civili che la narrazione ufficiale tendeva a giustificare o occultare. Ancora una volta, la fotografia si configura come atto di resistenza.

 


Visitare questa mostra significa confrontarsi con una domanda che resta aperta: quale può essere oggi il ruolo della fotografia sociale? In un mondo saturo di immagini, la lezione di Dorothea Lange invita a recuperare uno sguardo consapevole, capace di andare oltre la superficie e di interrogare le strutture profonde della realtà.

 


Agli Scavi Scaligeri, dunque, non si celebra soltanto una grande fotografa, ma si rinnova una riflessione urgente sul potere delle immagini. E sul dovere, sempre attuale, di guardare davvero cosa succede intorno a noi.

 per maggiori informazioni: link

Stefano Superchi 

 




Il bullismo visto con gli occhi dei ragazzi: ironia, sguardi e tanta verità. Intervista al regista Alessandro Zaffanella.

 Il bullismo visto con gli occhi dei ragazzi: ironia, sguardi e tanta verità   Intervista al regista Alessandro Zaffanella sul cortometragg...