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20 settembre 2026

Musica, parole e osteria: a Casalmaggiore il grande omaggio a Francesco Guccini

  Musica, parole e osteria: a Casalmaggiore il grande omaggio a Francesco Guccini 

 

 


 

Le note intramontabili di Francesco Guccini hanno risuonato lungo le sponde del Grande Fiume, regalando una serata di pura poesia e nostalgia. Venerdì 18 settembre 2026, la Polisportiva Amici del Po si è trasformata nella cornice bucolica ideale per ospitare “ARRIVEDERCI MAESTRO! - D'amore, di morte e di altre sciocchezze”, un sentito tributo  al "Maestrone" della canzone d'autore italiana.
 


 

Con il grande fiume, come sempre silenzioso e suggestivo, che lo avverti anche di notte quando è nero, l'atmosfera ha richiamato lo spirito delle vecchie osterie care a Guccini: un clima amichevole, semplice e allegro, capace di accorciare ogni distanza tra il palco e la platea. A dare vita ai capolavori del cantautore modenese sono state quattro chitarre e altrettante voci, capaci di emozionare il folto pubblico presente.
 



Giancarlo Roseghini ha guidato la narrazione musicale interpretando i brani con una timbrica profonda, che a molti ha ricordato la storica voce di Augusto Daolio, arricchendo l'esibizione con preziosi momenti di approfondimento per spiegarne la complessa poetica. La scaletta ha toccato le corde più profonde dell'anima: tra "Bologna" e "Auschwitz", tra "Incontro" e "Il Vecchio e il Bambino", la poesia di Francesco è tornata ad alzare il pelo e ad inumidire gli occhi, mentre la sua grandezza volava nell'aria accarezzando tutti.
 


 

Al fianco di Roseghini, una formazione di grande livello ha sorretto la struttura acustica del concerto: Guido Fiammeni ha intrecciato chitarra e armonica a bocca, mentre Pierluigi Pasotto e Stefano Savazzi hanno sostenuto l'impalcatura melodica con le loro chitarre e voci.


 


La vera sorpresa della serata è stata però il giovanissimo Leon Savazzi. A soli sedici anni, il ragazzo ha letteralmente incantato il pubblico sfoggiando virtuosismi alla chitarra da vero fuoriclasse, dimostrando un talento raro e maturo che ha strappato applausi a scena aperta.


 


Il pubblico, caldo e numeroso, ha risposto con immenso entusiasmo, cantando e condividendo una serata che ha celebrato non solo la musica, ma il modo di intendere la vita con le sue emozioni attraverso lo sguardo di Guccini, scoprendo che in fondo è anche il nostro.

 

 


 

Ogni tanto la vita regala al mondo un gigante per salvarci dall'amore, dalla morte e da altre sciocchezze, diversamente saremmo dei replicanti. Queste creature ultraterrene hanno il potere straordinario di superare il tempo, rendendo immortali le loro parole, la loro arte.

 






C'era tanta commozione tra i presenti, la stessa che si respira nelle tante piazze ancora piene di persone pronte a cantarlo e a ringraziarlo. Un groviglio di emozioni vere: tristezza, lacrime, malinconia, incredulità, ma sopra ogni cosa la felicità profonda di averlo avuto nella propria vita.

Gli eroi son tutti giovani e belli !!  

 

Giovanna Anversa 

 

 

 











 

08 settembre 2026

Piccolo Cinema San Rocco: tre classici per riscoprire l’Italia

Piccolo Cinema San Rocco: tre classici per riscoprire l’Italia

 



La chiesa di San Rocco a Casalmaggiore si apre al cinema con una piccola rassegna di fine estate, Cittadini Imperfetti: tre serate ad ingresso gratuito, tre titoli che hanno fatto la storia del cinema italiano. Un’iniziativa di Inventio MovieMente, sostenuta da Comune e Unità pastorale Città di Casalmaggiore, che conferma come lo storico edificio sull’argine maestro sia diventato un nuovo presidio culturale cittadino. 

 


 Il programma


Tutti gli appuntamenti sono alle 21:00, con ingresso libero:
 

Mercoledì 9 settembre: La grande guerra, di Mario Monicelli (1959, 135′)  
Mercoledì 16 settembre: Il sorpasso, di Dino Risi (1962, 108′)  
Mercoledì 23 settembre: Io la conoscevo bene, di Antonio Pietrangeli (1965, 115′)  


Dopo le proiezioni estive al Museo Diotti, la scelta di San Rocco sottolinea il desiderio di continuare a “fare cinema insieme”, trasformando la visione in momento condiviso di cultura e socialità. 

 

La grande guerra (1959) – Mario Monicelli

 



Primo grande affresco italiano sulla Prima guerra mondiale non retorico, La grande guerra racconta la vicenda di due soldati “comuni”, il romano Oreste Jacovacci (Alberto Sordi) e il milanese Giovanni Busacca (Vittorio Gassman), che cercano in tutti i modi di sopravvivere e di “portare a casa la pelle”.

 



Tra trincee, retrovie e piccoli paesi, il film alterna toni comici e drammatici per denunciare l’assurdità del conflitto, le condizioni miserevoli dei soldati e al tempo stesso la nascita di legami d’amicizia oltre le differenze geografiche e sociali. Il finale, tragico e antieroico, chiude un percorso che da scansafatiche li trasforma, quasi senza volerlo, in figure di dignità morale. 

 

 

Il sorpasso (1962) – Dino Risi

 



Considerato uno dei capolavori della commedia all’italiana, Il sorpasso mette in scena un viaggio senza meta lungo la via Aurelia, durante un Ferragosto romano, tra Bruno Cortona (Vittorio Gassman), esuberante e cinico, e Roberto Mariani (Jean-Louis Trintignant), giovane studente timido e riflessivo. 

 


Attraverso tappe occasionali, incontri e sorpassi sempre più spericolati, il film fotografa l’Italia del boom economico: il nuovo benessere, le vacanze di massa, la motorizzazione, ma anche il vuoto esistenziale e la violenza latente sotto l’apparente leggerezza. La celebre conclusione, fredda e improvvisa, trasforma la gita in una metafora amara di un’epoca e di due generazioni a confronto. 


 

Io la conoscevo bene (1965) – Antonio Pietrangeli

 



Con Io la conoscevo bene, Pietrangeli costruisce un ritratto lucido e doloroso dell’emancipazione femminile negli anni Sessanta. Adriana (Stefania Sandrelli), giovane di umili origini della provincia di Pistoia, arriva a Roma con il sogno di entrare nel mondo dello spettacolo. 

 


Tra provini, compromessi, promesse non mantenute e sfruttamento sessuale, la sua ricerca di autonomia si trasforma in una sequenza di umiliazioni che la conducono a un esito tragico. Il film, privo di moralismi, mostra la solitudine di una donna “libera” in un sistema che la usa e la scarta, diventando uno dei titoli più crudi e moderni del cinema italiano dell’epoca. 

 





Portare tre classici del cinema italiano in un luogo come San Rocco significa restituire alla comunità non solo film, ma "memoria collettiva", storie di guerra, di boom economico, di trasformazioni sociali che hanno plasmato il Paese e che ancora parlano al presente. In questo senso, San Rocco diventa un piccolo teatro di cittadinanza, dove la settima arte si incontra con la vita del territorio

 

a cura di Stefano Superchi



06 settembre 2026

Un Maestro di Vita: Guido e il suo viaggio oltre la cattedra

 Un Maestro di Vita: Guido e il suo viaggio oltre la cattedra

 

Guido Rubini (autoritratto)

C'è chi insegna solo con i libri e chi insegna con la vita, la passione e una valigia piena di sogni da far volare. Dopo anni trascorsi a trasformare l'aula in un laboratorio di meraviglie, quest’anno, nella scuola primaria di Vicomoscano, non ci sarà il Maestro Guido ad accogliere i bambini con la chitarra: dopo anni dedicati allo sviluppo e alla formazione di piccole donne e piccoli uomini Guido Rubini va in pensione.

Artista poliedrico oltre che maestro, sognatore a cui non è mai mancata la concretezza, con lo sguardo al cielo e i piedi in terra, è stato per tanti bimbi un punto di riferimento capace di guardare lontano.
 

 


Una scuola che profuma di terra e libertà, è sempre stato il suo modo di viverla e proporla, una scuola dove i banchi non sono confini, ma tavoli rotondi attorno ai quali sedersi tutti insieme come un’unica comunità. Nello stile dei grandi educatori, Guido ha sempre creduto che per far crescere i bambini servisse spazio, movimento, fantasia, pazienza, ascolto, qualche regola, buoni esempi e concretezza. Oltre alle materie curriculari, per le quali esigeva attenzione e impegno, ha saputo organizzare attività a latere che hanno dato ai bambini emozioni molto più potenti di una pay TV dai programmi preconfezionati o degli scroll di uno smartphone.

 



L’importanza di infilare le mani nella terra: con il progetto dell'orto scolastico i bambini hanno imparato la pazienza, il rispetto per la natura e la magia del ciclo delle stagioni, scoprendo che ogni seme ha bisogno di cura per germogliare, proprio come un bambino. E così, una piccola serra nel cortile della scuola, dove fragole, zucchine, insalata e barbabietole da semi diventavano piante, fiori e frutti, diventava luogo di cura, di stupore e di emozioni.

 


Non ha fatto mancare laboratori all’aperto, gite in paesi e cittadine e visite nelle aziende agricole, in golena, da cui tornare bagnati di pioggia o sporchi di fango e terra, a dispetto delle odierne teorie per le quali i bambini non si devono sporcare. Una didattica quella di Guido col fascino dell’avventura per toccare con mano la realtà unendo la teoria alla vita vissuta.

 



Le classi di Guido non risuonavano del baccano di monelli turbolenti ma di note, musica e canto, di ritmi e parole importanti. Chitarrista e cantautore ha fatto della musica uno strumento quotidiano per apprendere il valore dell’amore e del rispetto, della bruttura delle guerre, della bellezza della natura. Attraverso testi di De André e Bob Dylan, dei canti popolari e rurali le emozioni scorrevano come elettricità lungo i cavi quando si accende l’interruttore. Dalle canzoni popolari che raccontano le radici del territorio ai grandi brani cantautorali capaci di far riflettere anche i più piccoli, dalla Guerra di Piero, Blowin' in the Wind, Imagine, l’Uva Fogarina e Vitti 'Na Crozza, la “Vico Band”, composta da piccoli artisti, ha calcato anche qualche palcoscenico fuori porta.

 


E se la musica e l'arte sono la voce della comunità, non poteva mancare il teatro, altro potente mezzo educativo: a fine anno i bambini hanno indossato i panni di altri, si sono calati in altre vite, vincendo la timidezza sul palcoscenico del nostro splendido teatro, che ha fatto la sua parte nel far vibrare la loro sensibilità
Ciò che ha reso prezioso e unico il percorso del Maestro Guido è l'attenzione profonda verso ciascuno e il rispetto del carattere e delle inclinazioni di ogni bimbo. Nella sua classe non esistevano gli ultimi, gli stranieri, i ribelli, ma solo bambini, ognuno con le sue fragilità, le sue esigenze, il suo talento, la sua forza. Le differenze, le diversità erano visti come elementi di arricchimento e di scambio da coltivare, accettare e capire affinché la classe fosse colorata ed unita negli intenti. 

 


 

L'inclusione non è mai stata una parola scritta o pronunciata perché si deve, ma un abbraccio quotidiano fatto di ascolto, rispetto, aiuto, solidarietà, affinché ogni bimbo entrasse a scuola come in un rifugio sicuro, come piccoli apprendisti nell’officina della vita.

Guido ha davvero insegnato ai bambini che la diversità è una ricchezza, che la pace è un valore per il quale non ci si deve stancare di combattere, che l’altro è solo l’immagine riflessa di sé stessi, che l’altro ha le tue stesse paure, i tuoi stessi sogni, il tuo stesso bisogno d’amore.
Sviluppare un approccio autorevole e non autoritario è stata sempre la ricetta che lo ha reso un punto di riferimento di cui fidarsi e non da temere in quanto autorità, che ha saputo guidare con fermezza e rispetto, creando un ambiente sicuro, non giudicante, in cui i bambini potessero sentirsi liberi di esprimersi, sognare ed essere sé stessi.




La didattica del Maestro Guido, e di tutto il corpo docenti della splendida scuola quale è la primaria di Vicomoscano, è composta da ricette semplici:
Ascolto: ascoltare le idee e i punti di vista dei bambini affinché sentano che il loro pensiero ha valore e che la loro partecipazione è importante.
Regole condivise e trasparenti: poche regole chiare e uguali per tutti, spiegate con chiarezza in modo che vengano percepite come tutela e non come imposizioni arbitrarie.
Fermezza unita a calore umano: una delle carte vincenti del Maestro Guido e della scuola tutta di Vicomoscano, è la coerenza nello stabilire paletti oltre i quali è meglio non andare senza ricorrere a punizioni, ma offrendo una guida stabile e rassicurante davanti ai loro errori, gli sbagli non sono fallimenti da punire ma occasioni preziose di apprendimento e crescita collettiva.
Spazi per la creatività: non solo un’aula ma anche il cortile, le gite nella natura, non solo grammatica, storia e matematica ma musica, poesia e teatro attività che incoraggiano il pensiero laterale, l'espressione artistica ed emotiva e l’apprendimento libero grazie all’incontro con ciò che è vero e non virtuale, per scoprire che il confine tra immaginazione e realtà è molto sottile.


E mentre la campanella suona l'inizio di un nuovo anno scolastico, i semi piantati dal Maestro Guido continueranno a crescere grazie a colleghe e colleghi che con lui hanno sempre condiviso il rispetto, l’inclusione l’apprendimento e la cultura come frutto della libertà di espressione.


Giovanna Anversa


03 settembre 2026

Barezzi Festival 2026: vent’anni di “ebbrezza musicale”

Barezzi Festival 2026: vent’anni di “ebbrezza musicale” tra teatri storici e nomi internazionali




Il Barezzi Festival compie vent’anni e per la 20ª edizione ha già svelato un primo nucleo di concerti che conferma la sua vocazione per la musica d’autore scelta con cura e l'attenzione alla relazione intima tra artisti, luoghi e pubblico.  La stagione 2026 si apre con il motto “20 anni di ebbrezza musicale”, invitando a vivere la musica come esperienza sensoriale e culturale più che come semplice spettacolo.

 

Una filosofia che attraversa i teatri dell’Emilia

Nato ispirandosi alla figura di Antonio Barezzi, mecenate e sostenitore di Giuseppe Verdi, il festival ha fatto dei teatri storici dell’Emilia (Parma, Busseto, Fidenza, Reggio Emilia) la sua casa ideale, trasformando ogni appuntamento in un momento di ascolto concentrato e di dialogo tra tradizione e ricerca contemporanea.  In questa edizione la direzione artistica mantiene la linea di una programmazione “a misura d’ascolto”, dove la qualità della scrittura e l’identità degli artisti contano più della logica del grande evento. 

 

I primi nomi annunciati per il 2026

Sul sito del festival sono già online le date e le sedi dei primi concerti, divisi tra il circuito “BAREZZI WAY” (anteprime e appuntamenti speciali) e il cuore “BAREZZI FESTIVAL” di dicembre.  Ecco il quadro finora preannunciato. 

 

BAREZZI WAY – le anteprime

 

Einstürzende Neubauten 

 


 

Teatro Valli, Reggio Emilia sabato 12 settembre 2026, ore 21.00.

 


Pionieri tedeschi della musica industriale e sperimentale, gli Einstürzende Neubauten portano al Valli un concerto che è anche un viaggio nel suono come materia, con percussioni non convenzionali, oggetti metallici, elettronica e una poetica che ha influenzato generazioni di artisti. 


Almamegretta  

 


 


  Earth Hall, Londradomenica 1 novembre 2026, ore 19.00.

 


Band napoletana storica, Almamegretta ha attraversato rock, dub, world music e cantautorato con la voce inconfondibile di Tonino Simiello e con testi che mescolano dialetto, impegno e immaginario mediterraneo. La data londinese inserita nel cartellone Barezzi WAY segnala la proiezione internazionale del festival e la sua capacità di seguire gli artisti oltre i confini nazionali. 


 

BAREZZI FESTIVAL – il cuore di dicembre


Il nucleo principale della stagione si concentra tra il 10 e il 13 dicembre 2026, con concerti a Busseto, Parma e Fidenza

 

John Grant

 


  Teatro Verdi, Bussetogiovedì 10 dicembre 2026, ore 20.30.

 



Ex componente dei Czars, John Grant è uno dei cantautori più originali della scena internazionale: voce profonda, testi ironici e taglienti, un incrocio tra piano-ballad, synth-pop e rock. Il suo arrivo a Busseto, in una delle due sole date italiane previste, è uno degli eventi più attesi della stagione. 

 

Sleaford Mods 

 

 

  Teatro Regio, Parmavenerdì 11 dicembre 2026, ore 21.30.

 



Duo britannico nato dal post-punk e dalla spoken-word, i Sleaford Mods uniscono ritmi essenziali, bassi pulsanti e i testi sarcastici e socialmente acuti di Jason Williamson. Il loro live è noto per l’energia diretta e per una poetica “anti-star” che ben si sposa con lo spirito del festival. 


Beyond All Return

“A Tribute to Glen Hansard”

 


Teatro Regio, Parma venerdì 11 dicembre 2026, ore 18.00.

 



Progetto dedicato al cantautore irlandese Glen Hansard (The Frames, The Swell Season), Beyond All Return ne rilegge i brani più celebri in chiave di tributo, mantenendo intatta l’intensità emotiva e la forza narrativa delle sue canzoni. Un appuntamento che si inserisce perfettamente nella vocazione del festival per la musica d’autore e il songwriting.


Sébastien Tellier  

  


Teatro Regio, Parmasabato 12 dicembre 2026, ore 18.00. 

 



Musicista francese poliedrico, Tellier è passato dalla elettronica sofisticata a un songwriting più intimo, tra influenze francesi, soul e pop minimale. La sua presenza arricchisce il fine settimana barezziano con una cifra stilistica elegante e raffinata. 

 

Peter Hook and The Light 

(unica data italiana)  


 


  Teatro Regio, Parmasabato 12 dicembre 2026, ore 21.30. 

 



Fondatore e bassista dei Joy Division e poi dei New Order, Peter Hook porta sul palco The Light per un viaggio nei classici delle due band, con un suono che rispetta gli originali ma li rende vivi per il pubblico di oggi. L’etichetta “unica data italiana” sottolinea il ruolo del Barezzi Festival come approdo privilegiato per progetti speciali. 

 

Arab Strap 

(unica data italiana)  

  


Teatro Magnani, Fidenzadomenica 13 dicembre 2026, ore 18.00. 

 


Duo scozzese formato da Aidan Moffat e Malcolm Middleton, gli Arab Strap hanno ridefinito l’indie rock degli anni ’90 e 2000 con testi crudi, autobiografici e ironici, sospesi tra spoken-word e canzoni. Anche per loro il festival offre una tappa esclusiva in Italia. 

 

Gaia Banfi  

  


Borgo Santa Brigidadomenica 13 dicembre 2026, ore 21.00.   


 

Cantautrice italiana emergente, Gaia Banfi rappresenta la nuova generazione del cantautorato con melodie essenziali e un’attitudine intima che ben si adatta a location raccolte come Borgo Santa Brigida, chiuderà in chiave contemporanea il weekend barezziano. 



Già da questi primi annunci emergono alcune linee chiare della 20ª edizione: "Internazionalità e unicità", due “uniche date italiane” (Peter Hook and The Light, Arab Strap) e una presenza come John Grant, in una delle sue due sole tappe nel Paese, collocano il Barezzi Festival in primo piano sulla mappa europea. Dalla sperimentazione industriale degli Einstürzende Neubauten al post-punk parlato dei Sleaford Mods, dal songwriting colto di Grant e Tellier alla lezione storica di Hook, fino alla freschezza di Gaia Banfi, il festival tiene insieme ricerca, scrittura e identità forti.

 


 

Teatri come parte del racconto: ogni concerto è pensato per un teatro o uno spazio storico, da Reggio Emilia a Busseto, da Parma a Fidenza, confermando l’idea che il luogo non sia solo contenitore, ma elemento attivo dell’esperienza d’ascolto

Il programma, come anticipato dalla direzione, è destinato ad ampliarsi nelle prossime settimane, ma questo primo blocco basta a tracciare la rotta di un anniversario che punta su qualità, intensità e quella “ebbrezza musicale” che ha accompagnato il festival fin dalle sue origini. 

 

a cura di Stefano Superchi 



02 settembre 2026

Il concerto dei CSI a Villafranca raccontato da Lorenzo Costa

 CSI LIVE @ Castello Scaligero di Villafranca - 31 Agosto 2026

 

La recensione di Lorenzo Costa 

 

 



Al tempo non incrociai i CSI per poco: quando mossero i primi passi ero troppo piccolo e, quando iniziai a fiutarli, era già tardi.

Sulle stesse frequenze che, anni prima, trasmisero In Quiete, mi imbattei per caso nel video di Noi Non Ci Saremo. Fu una folgorazione. Trovarsi a cospetto di un brano, scritto da Guccini, reso così denso in quella versione. Un congedo in musica, con cui una delle band italiane (e non solo) più importanti di sempre prese coscienza (o comunque comunicò) di essere arrivata al capolinea.

 


 

Un congedo in musica trasposto e servito su atmosfere oniriche, sospese. Una canzone che, almeno per me, era un saliscendi emozionale con abissi, vette, tumulti interiori assortiti. Imperi che si disgregavano, il definitivo rompete le righe dopo altre dissoluzioni, collettive, di comunità e singole. Ragioni sociali che cambiavano. Coordinate politiche, geografiche, economiche e – per Zamboni, Ferretti e soci – artistiche e musicali in continuo divenire. Parabole che finivano e altri percorsi che si aprivano, come quella dei PGR, quando si consumò la rottura del duo Zamboni/Ferretti.

Villafranca arriva dopo le due ‘prove’ di Montesole, luogo simbolo scelto per ripartire. Per loro, per noi. Per grazia ricevuta. Riprendere la loro storia e addentrarsi con loro, nella Storia. Quella di Montesole, dove scelsero di ripartire, nelle due serate di un rito laico collettivo, nel luogo che mise in standby il loro primo tempo e dove si compì una delle stragi più efferate della seconda guerra mondiale.

 


 

La terza data, a Villafranca, ha vissuto della forza propulsiva dei concerti iniziali di questo tour. In apertura la sopracitata Noi Non Ci Saremo, a scardinare il tempo. Un’evocazione.

Poi arrivano sul palco Giovanni Lindo Ferretti, Massimo Zamboni, Gianni Maroccolo, Ginevra Di Marco, Giorgio Canali, Francesco Magnelli e Simone Filippi, già batterista dei Post CSI e degli Üstmamò.

 


 

In Viaggio è una cartolina spedita da Ko De Mondo e da Finistère: increspata dall’umidità del mare bretone e custodita senza troppa cura, ma ancora maledettamente bella, talmente bella da risultare spietata: Cani alla Catena, consumano la terra in percorsi obbligati. Lo dicono le voci di Giovanni e Ginevra, lo scandiscono, increduli, i seimila stipati nel Castello di Villafranca.

 


Dopo i primi momenti, archiviati alcuni problemi nel mix con una virata necessaria per dare energia alle voci e abbassare la chitarra di Canali, inizialmente troppo alta, il concerto decolla. È perfetto. Ferretti immobile, concentrato, Ginevra sembra averlo scardinato davvero il tempo. Tiene il palco con una naturalezza e un’eleganza uniche. La sua voce, stupenda, arriva comunque. In Del Mondo il suo respiro chiude una poesia incredibile.

 


Vedere in azione Marok, diviso tra Litfiba e CSI nelle ultime settimane, è qualcosa di mistico. Viene da pensare che parte del merito di quest’avventura – e di questi inaspettati tour – sia di Locomotiv, così lo chiamavano altri amici nei pressi di Via De Bardi, in quel di Firenze, nei primi Ottanta. I CSI però sono Novanta. In tutto e per tutto.

Nella forza, nella vita di Matrilineare, nelle trame acustiche di Fuochi Nella Notte di San Giovanni, nella forza pre-dissoluzione di Forma e Sostanza, con il basso di Maroccolo che frulla e dopo poco diventa parte del respiro, del movimento del pubblico. Il Consorzio è stato – è, e auspico sarà – testimone di Storia.

 


In passato ha raccontato anche quella più dolorosa, evocata in una versione di Cupe Vampe ad alto tasso emozionale, con Magnelli che disegna e ridisegna i confini del capolavoro di Linea Gotica. Unità di Produzione ridà corrente a quella Tabula Rasa Elettrificata che chiuse, ahinoi anzitempo, la prima fase della band.

Il dialogo tra la chitarra di Zamboni e quella del sodale Canali è perfetto, quello scontro funziona ancora maledettamente bene. A proposito di incontri, ci sono quelli sul palco, gli sguardi, c’è Marok in estasi al termine dello show. C’è Ferretti che si avvicina lentamente a Zamboni prima di un gesto d’intesa e poco dopo abbraccia Ginevra.

 


Due voci che ora sono la stessa e ora diventano mondi opposti. Inquieto – altro zenith del live, al pari di una versione da Blu magistrale – è sensazione condivisa e necessaria. E Ti Vengo a Cercare e Depressione Caspica chiudono il capitolo cover.

 


 

Irata, dopo tutti questi anni, conferma di essere ancora lì, come del resto tutta la loro produzione, come loro. Su un palco, insieme. Buon Anno ragazzi, aggiornata all’A.D. 2026, è l’ultimo sussulto che segue i precedenti Matrilineare e M’importa ’nasega perché «oggi è domenica (…), oggi mi vesto di rosso e d’amore».

 

Lorenzo Costa 

 

 

 

credits

foto: Lorenzo Costa

video: dal canale YouTube  https://www.youtube.com/@PaoloGiorgio

 

 



Musica, parole e osteria: a Casalmaggiore il grande omaggio a Francesco Guccini

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