CSI LIVE @ Castello Scaligero di Villafranca - 31 Agosto 2026
La recensione di Lorenzo Costa
Al tempo non incrociai i CSI per poco: quando mossero i primi passi ero troppo piccolo e, quando iniziai a fiutarli, era già tardi.
Sulle stesse frequenze che, anni prima, trasmisero In Quiete, mi imbattei per caso nel video di Noi Non Ci Saremo. Fu una folgorazione. Trovarsi a cospetto di un brano, scritto da Guccini, reso così denso in quella versione. Un congedo in musica, con cui una delle band italiane (e non solo) più importanti di sempre prese coscienza (o comunque comunicò) di essere arrivata al capolinea.
Un congedo in musica trasposto e servito su atmosfere oniriche, sospese. Una canzone che, almeno per me, era un saliscendi emozionale con abissi, vette, tumulti interiori assortiti. Imperi che si disgregavano, il definitivo rompete le righe dopo altre dissoluzioni, collettive, di comunità e singole. Ragioni sociali che cambiavano. Coordinate politiche, geografiche, economiche e – per Zamboni, Ferretti e soci – artistiche e musicali in continuo divenire. Parabole che finivano e altri percorsi che si aprivano, come quella dei PGR, quando si consumò la rottura del duo Zamboni/Ferretti.
Villafranca arriva dopo le due ‘prove’ di Montesole, luogo simbolo scelto per ripartire. Per loro, per noi. Per grazia ricevuta. Riprendere la loro storia e addentrarsi con loro, nella Storia. Quella di Montesole, dove scelsero di ripartire, nelle due serate di un rito laico collettivo, nel luogo che mise in standby il loro primo tempo e dove si compì una delle stragi più efferate della seconda guerra mondiale.
La terza data, a Villafranca, ha vissuto della forza propulsiva dei concerti iniziali di questo tour. In apertura la sopracitata Noi Non Ci Saremo, a scardinare il tempo. Un’evocazione.
Poi arrivano sul palco Giovanni Lindo Ferretti, Massimo Zamboni, Gianni Maroccolo, Ginevra Di Marco, Giorgio Canali, Francesco Magnelli e Simone Filippi, già batterista dei Post CSI e degli Üstmamò.
In Viaggio è una cartolina spedita da Ko De Mondo e da Finistère: increspata dall’umidità del mare bretone e custodita senza troppa cura, ma ancora maledettamente bella, talmente bella da risultare spietata: Cani alla Catena, consumano la terra in percorsi obbligati. Lo dicono le voci di Giovanni e Ginevra, lo scandiscono, increduli, i seimila stipati nel Castello di Villafranca.
Dopo i primi momenti, archiviati alcuni problemi nel mix con una virata necessaria per dare energia alle voci e abbassare la chitarra di Canali, inizialmente troppo alta, il concerto decolla. È perfetto. Ferretti immobile, concentrato, Ginevra sembra averlo scardinato davvero il tempo. Tiene il palco con una naturalezza e un’eleganza uniche. La sua voce, stupenda, arriva comunque. In Del Mondo il suo respiro chiude una poesia incredibile.
Vedere in azione Marok, diviso tra Litfiba e CSI nelle ultime settimane, è qualcosa di mistico. Viene da pensare che parte del merito di quest’avventura – e di questi inaspettati tour – sia di Locomotiv, così lo chiamavano altri amici nei pressi di Via De Bardi, in quel di Firenze, nei primi Ottanta. I CSI però sono Novanta. In tutto e per tutto.
Nella forza, nella vita di Matrilineare, nelle trame acustiche di Fuochi Nella Notte di San Giovanni, nella forza pre-dissoluzione di Forma e Sostanza, con il basso di Maroccolo che frulla e dopo poco diventa parte del respiro, del movimento del pubblico. Il Consorzio è stato – è, e auspico sarà – testimone di Storia.
In passato ha raccontato anche quella più dolorosa, evocata in una versione di Cupe Vampe ad alto tasso emozionale, con Magnelli che disegna e ridisegna i confini del capolavoro di Linea Gotica. Unità di Produzione ridà corrente a quella Tabula Rasa Elettrificata che chiuse, ahinoi anzitempo, la prima fase della band.
Il dialogo tra la chitarra di Zamboni e quella del sodale Canali è perfetto, quello scontro funziona ancora maledettamente bene. A proposito di incontri, ci sono quelli sul palco, gli sguardi, c’è Marok in estasi al termine dello show. C’è Ferretti che si avvicina lentamente a Zamboni prima di un gesto d’intesa e poco dopo abbraccia Ginevra.
Due voci che ora sono la stessa e ora diventano mondi opposti. Inquieto – altro zenith del live, al pari di una versione da Blu magistrale – è sensazione condivisa e necessaria. E Ti Vengo a Cercare e Depressione Caspica chiudono il capitolo cover.
Irata, dopo tutti questi anni, conferma di essere ancora lì, come del resto tutta la loro produzione, come loro. Su un palco, insieme. Buon Anno ragazzi, aggiornata all’A.D. 2026, è l’ultimo sussulto che segue i precedenti Matrilineare e M’importa ’nasega perché «oggi è domenica (…), oggi mi vesto di rosso e d’amore».
Lorenzo Costa
credits
foto: Lorenzo Costa
video: dal canale YouTube https://www.youtube.com/@PaoloGiorgio












































