SEZIONI

02 ottobre 2026

Acrobatiche Poetiche, la resistenza del teatro nei territori cremonesi

 Acrobatiche Poetiche, la resistenza del teatro nei territori cremonesi




Dal 25 settembre (e continuerà fino al 5 dicembre 2026) è tornata “Acrobatiche Poetiche”, la rassegna teatrale curata da RTB Cremona e giunta alla settima edizione. Dieci spettacoli, sei luoghi e cinque piazze compongono un itinerario di teatro contemporaneo che attraversa Cremona e la provincia, portando la scena anche fuori dai circuiti più consueti. 


Il tema scelto per quest’anno è “La resistenza dell’utopia”, un titolo che non indica un’evasione dalla realtà, ma il tentativo di difendere la possibilità di immaginare un mondo diverso proprio quando sembrano prevalere indifferenza, crisi economiche e smarrimento dei valori collettivi. Il teatro diventa così uno spazio di ricerca, confronto e partecipazione, ma anche un modo per interrogare il presente attraverso la memoria, la politica, la libertà individuale e il bisogno di ideali.



La caratteristica più significativa di Acrobatiche Poetiche è la sua natura itinerante. Gli spettacoli non si concentrano soltanto nei teatri cittadini, ma raggiungono sale, spazi culturali e luoghi di comunità: l’Ex Mensa Scolastica di Spino d’Adda, la Sala SOMS di Torre de’ Picenardi, il Teatro Monteverdi e il Teatro Filo di Cremona, il Teatro Gonzaga di Ostiano e il Teatro Comunale di Rivarolo del Re. È una geografia teatrale diffusa, capace di mettere in relazione il capoluogo e i centri della provincia. Il teatro, come suggerisce il programma di RTB Cremona, non arriva soltanto nei grandi centri, ma “si mette in cammino”. La rassegna costruisce così un pubblico itinerante, invitato a seguire gli spettacoli e a comporre un proprio percorso tra paesi e linguaggi diversi. 

Le compagnie provengono da varie parti d’Italia e sono state selezionate anche attraverso importanti circuiti e festival dedicati alla scena indipendente, fra cui i Fringe di Milano e Catania e il Festival Inventaria di Roma. Il risultato è un cartellone che alterna narrazione civile, teatro d’attore, memoria storica, riflessione politica e ricerca sui linguaggi contemporanei.




Il programma degli spettacoli


Il Temporale Forte

La rassegna si apre con “Il Temporale Forte”, scritto e interpretato da Alice Bignone, con Ermanno Rovella e la regia dello stesso Rovella. Prodotto da Salz e Retablo, lo spettacolo è ambientato tra il 25 luglio e l’8 settembre 1943, nel periodo compreso fra la caduta di Mussolini e l’occupazione nazista. Al centro della vicenda c’è una famiglia contadina, osservata nella quotidianità sconvolta dalla guerra. L’italiano si mescola ai dialetti del Nord e del Centro Italia, dando vita a una lingua popolare e teatrale, capace di restituire paure, conflitti ideologici e scelte individuali. 



 

Le cinque repliche inaugurali si tengono il 25 settembre a Spino d’Adda, il 26 a Torre de’ Picenardi, il 29 a Cremona, il 30 a Ostiano e il 1° ottobre a Rivarolo del Re.


Àrpád


Il 6, 7 e 8 ottobre arriva “Àrpád”, scritto da Fabio Rocco Oliva e interpretato da Alessio e Andrea Vellotti, con la regia di Andrea Vellotti. La produzione è firmata da PignetOff Teatro di Roma, con musiche originali di Alessio Vellotti. Il titolo si inserisce nel percorso della rassegna dedicato alle identità, alla memoria e alle fratture della storia. Le rappresentazioni sono previste al Teatro Monteverdi di Cremona, al Teatro Gonzaga di Ostiano e al Teatro Comunale di Rivarolo del Re.


 


Mi chiamavano Tina

La figura femminile torna al centro con “Mi chiamavano Tina”, scritto e interpretato da Manuela Fischietti, con la regia di Maura Pettorruso e la produzione Rifiuti Speciali di Trento. Lo spettacolo racconta una donna e il suo rapporto con il nome, la memoria e l’identità. È una storia di trasformazione personale che si collega a uno dei fili conduttori dell’edizione: la capacità delle donne di resistere, scegliere e ridefinire il proprio orizzonte.



Sarà in scena il 13 ottobre a Cremona, il 14 a Ostiano e il 15 a Rivarolo del Re.

La Società dei Ribelli


Con “La Società dei Ribelli”, Maura Pettorruso firma drammaturgia e regia. In scena Andrea Bonfanti e Stefano Pietro Detassis, per una produzione PequodCompagnia e TeatroE ETS di Trento. Il titolo richiama esplicitamente il tema della ribellione e della possibilità di opporsi a ciò che appare già stabilito. La storia si muove fra tensioni individuali e collettive, interrogando il senso della rivolta, della responsabilità e dell’appartenenza. La produzione è stata inoltre associata al Premio del Pubblico di Acrobatiche Poetiche 2025, assegnato per la miglior regia e il miglior interprete allo spettacolo Boxeur.

 



Le repliche si svolgeranno il 16 ottobre a Spino d’Adda, il 17 a Torre de’ Picenardi, il 27 a Cremona, il 28 a Ostiano e il 29 a Rivarolo del Re.


Inevitabile Tempesta


Il 20, 21 e 22 ottobre sarà la volta di "Inevitabile Tempesta", scritto da Giovanna Mori, interpretato da Laura Anzani e diretto da Ettore Distasio. La produzione è del Collettivo Distanza di Milano. Il titolo suggerisce un confronto con il cambiamento e con quelle crisi che, pur arrivando come eventi imprevedibili, finiscono per rivelare contraddizioni già presenti. 

 


Lo spettacolo sarà rappresentato al Teatro Filo di Cremona, al Teatro Gonzaga di Ostiano e al Teatro Comunale di Rivarolo del Re.

Nuovo Orizzonte


“Nuovo Orizzonte”, scritto e interpretato da Alessandra Donati, con musiche di Edoardo Bacchelli e video di Leonardo Battaglia, è una produzione I Leggendari e Todo Modo di Livorno. È un lavoro che guarda alla possibilità di ricominciare, di oltrepassare il limite e di riconoscere, anche nelle situazioni più difficili, un futuro ancora aperto. La presenza di musica e immagini amplia la dimensione narrativa, costruendo un dialogo fra corpo, voce e linguaggio audiovisivo.

 


Lo spettacolo attraverserà tutti i luoghi della rassegna: Cremona il 3 novembre, Ostiano il 4, Rivarolo del Re il 5, Spino d’Adda il 6 e Torre de’ Picenardi il 7 novembre.

Il Pedagogo dell’Infame

Il 10, 11 e 13 novembre sarà presentato “Il Pedagogo dell’Infame”, testo e regia di Riccardo Cacace, con Cacace e Marco Gualco. La produzione è della Compagnia Chierici Cicolella di Genova. Il lavoro affronta il tema della colpa e della costruzione del giudizio, interrogando il modo in cui una società individua, educa e condanna i propri “infami”. L’espressione contenuta nel titolo apre uno spazio di riflessione sul potere, sulla responsabilità e sui meccanismi con cui la storia ufficiale separa i colpevoli dagli innocenti.



Sandro

Con “Sandro”, scritto da Christian Poli, interpretato da Andrea Santonastaso e diretto da Nicola Bonazzi, la rassegna torna a confrontarsi con la memoria personale e con il racconto di una vita. La produzione del Teatro dell’Argine di Bologna sarà in scena il 17 novembre al Teatro Filo di Cremona, il 18 a Ostiano, il 19 a Rivarolo del Re, il 20 a Spino d’Adda e il 21 a Torre de’ Picenardi. 

 


Il percorso dello spettacolo, distribuito in cinque luoghi, conferma la vocazione territoriale della manifestazione: ogni replica diventa un’occasione per incontrare pubblici diversi e adattare il teatro alla dimensione concreta delle comunità.

La Papessa

Il 24, 25 e 26 novembre arriva “La Papessa”, testo di Andrea Balzola, interpretato da Beatrice Schiaffino, con musiche originali di Alessandro Panatteri e regia di Carmen Di Marzo. La produzione La Memoria del Teatro di Catania si concentra su una figura femminile sospesa fra storia, leggenda e immaginario. Il titolo evoca il tema dell’autorità, della trasgressione e dell’accesso delle donne a spazi tradizionalmente riservati agli uomini.

 


Lo spettacolo sarà rappresentato al Teatro Monteverdi di Cremona, al Teatro Gonzaga di Ostiano e al Teatro Comunale di Rivarolo del Re. 

Sotto Questo Crollo


A chiudere la settima edizione sarà “Sotto Questo Crollo”, scritto da Adriano Marenco, con Silvio Murari, Nathalie Bernardi e Alessia Pratolongo, per la regia di Simone Fraschetti. La produzione è del Collettivo Lubitsch di Torino. Il titolo sembra raccogliere molte delle domande sollevate dalla rassegna: che cosa rimane quando le certezze crollano? Quali relazioni, quali gesti e quali possibilità possono ancora nascere dentro una crisi? La scena diventa il luogo in cui il crollo non è soltanto una fine, ma anche la condizione da cui ripartire. Il lavoro ha ricevuto il Premio Letterario Nazionale La Clessidra e il Premio Internazionale Città di Castrovillari. 

 


Le repliche finali si terranno il 1° dicembre a Cremona, il 2 a Ostiano, il 3 a Rivarolo del Re, il 4 a Spino d’Adda e il 5 a Torre de’ Picenardi. 

 

Una stagione da attraversare.
Acrobatiche Poetiche propone dieci titoli, ma soprattutto un modo diverso di vivere una stagione teatrale. Non un semplice calendario di appuntamenti, bensì un percorso fra territori, compagnie e domande contemporanee. Il pubblico può scegliere formule a tre, cinque o nove spettacoli, oppure acquistare il biglietto per una singola rappresentazione. L’ingresso intero è indicato in 13,50 euro, con riduzioni per under 25, over 65 e universitari; sono inoltre previste tariffe dedicate a Bonus Cultura e Carta del Docente. 


In un panorama culturale spesso concentrato nei grandi centri, la rassegna di RTB Cremona rivendica il valore della prossimità. Portare il teatro a Spino d’Adda, Torre de’ Picenardi, Ostiano e Rivarolo del Re significa riconoscere che la domanda culturale non appartiene soltanto alle città e che anche una sala di paese può diventare luogo di pensiero, ascolto e confronto.
La “resistenza dell’utopia” passa allora anche dalla scelta di continuare a riunirsi, a raccontare storie e a considerare il teatro non come un lusso, ma come una forma concreta di cittadinanza.

A cura di Stefano Superchi


25 settembre 2026

Intrecci d'Arte e di Vita: il viaggio creativo di Enrica

 Intrecci d'Arte e di Vita: il viaggio creativo di Enrica

 


 L'arte non è solo una tecnica da apprendere, ma un linguaggio universale e uno stimolo per la fantasia. Lo sa bene Enrica Barbiani, maestra d'asilo in pensione, che durante tutta la sua carriera ha fatto della creatività il cuore pulsante del suo metodo educativo. Lungi dal considerare l'arte come un passatempo o un'attività accessoria, la maestra l'ha sempre vissuta come uno strumento fondamentale di crescita cognitiva ed emotiva e la sua classe era un vero e proprio atelier a misura di bambino.

 


Liberata dagli impegni scolastici, ha incanalato la sua energia vitale in un percorso artistico sempre in divenire, sempre in movimento. La sua curiosità l'ha spinta a sperimentare e affinare diverse tecniche e a frequentare svariati corsi: dal delicato acquerello, alla precisione dell'intaglio del legno, fino alla stampa con caratteri mobili attraverso l'intaglio del linoleum.

 


Abile anche nel cucito crea borse e affini con stoffe spesso di recupero, abbinate in maniera elegantemente estrosa.
 

 



Che dire del teatro, esperienza significativa durata un decennio con la Compagnia dei Genitori Instabili e vissuta fuori dagli schemi dei laboratori tradizionali. Una vera e propria avventura collettiva, un percorso di vita in cui la recitazione, per altro imparata strada facendo, fu pretesto di crescita e arricchimento. Un'esperienza che, come ama raccontare, si è trasformata in un autentico corso di vita, fatto di condivisione, divertimento e amicizia.

 




Oggi, questa ex maestra continua a dimostrare che la passione per l'arte e l'amore per la scoperta non vanno mai in pensione, ma continuano a ispirare chi ne sente il bisogno. Da qualche tempo fa parte del “Collettivo d’Espressione Femminile” un gruppo di sole donne artiste e/o appassionate d’arte. Il Collettivo lavora su progetti: viene scelto un argomento da cui ogni partecipante fa nascere un’opera e la realizza con la tecnica che desidera, che le è più confacente, pittura, ceramica, scultura, fotografia, purché sia inerente al tema scelto.

 


L'intento del Collettivo si sviluppa su più fronti: incontrarsi per il piacere di stare insieme, scegliere un tema, parlarne, confrontarsi e poi mettersi al lavoro, ognuna col proprio talento, ognuna con la propria creatività. L’esito, una esposizione pluripersonale dove, dopo l’isolamento dedicato alla creazione dell’opera, il gruppo si ricompatta e diviene autore unico di vernissages rivelatisi di gran classe.

 

 



Enrica, insieme alle artiste del Collettivo, ha esposto le sue opere in due occasioni a Sabbioneta. La prima a Palazzo Forti con il lavoro “Trame”, presentato all'interno della mostra “Interferenze naturali di Mater AI”; qui l'artista ha rappresentato la propria visione sul rapporto tra natura e intelligenza artificiale, cogliendone l’inevitabile aggrovigliamento di trame.



 

La seconda a Palazzo del Cavalleggero in occasione della collettiva “La torre di Babele - sguardo femminile sulle macerie dell’umanità”. In questa circostanza ha proposto il quadro “Cecità”, che esprime magnificamente l’essenza del denaro e del suo valore in una società in cui quest'ultimo, ormai solo al comando, appare antropomorfo. L'opera si fa così voce di una sensibilità che rifiuta l’indifferenza e che, attraverso l’arte, tenta di ricomporre i frammenti dispersi di un’umanità ferita.

 



Il modo che ha Enrica di vivere la creatività è un bottone sempre in modalità ON, si lascia attraversare dalle curiosità: vede un corso, lo prova e lo unisce ad altre idee. Lei dipinge, cuce, intaglia, recita, vive, partecipa! L’intreccio di queste esperienze artistiche e la sua voracità espressiva danno vita a visioni profonde, capaci di tradurre i suoi moti dell'anima in una partecipazione attiva ed empatica, specchio fedele del suo sentire e del suo modo di abitare la realtà.

 

Giovanna Anversa 

 

 


24 settembre 2026

"This Mirror Weighs a Ton", la recensione del nuovo disco degli Interpol

 "This Mirror Weighs a Ton", la recensione del nuovo disco degli Interpol

 


 A dieci anni dall’ultima volta, gli Interpol sono tornati a registrare nella loro New York. C'è un'ibridazione esistenziale, in questo ritorno: da un lato, per questi cantori post-punk della Grande Mela, rimane immutata la voglia di raccontare ancora la vita vissuta nella città che non dorme mai, dall'altro resta la volontà di riversare tra i solchi del disco (magistralmente prodotto da Andrew Wyatt) la loro sensibilità, un vissuto comune a livello artistico e professionale. Quel vissuto condiviso tra studio di registrazione e palchi onorati, sempre, con impeccabili abiti sartoriali (è pur sempre lavoro!).

 



C’è la divagazione sul tema di Iron City, tentativo (naufragato) di alleggerire la tensione tra una registrazione e l’altra. Ecco che una passeggiata in Central Park è mappa su cui disegnare il percorso comune di infinite solitudini. Un break che diventa dissolvenza, schiacciata dal beat sintetico di una città fatta di pixel e acciaio. Macchina e cervello: non il cuore che campeggia sulle t-shirt dei negozi di souvenir, accanto al brand metropolitano per eccellenza: NY. Il riverbero dei temi trattati riconduce al profilo di un brano che si regge su dicotomie.

 


La voce di Paul Banks si fa sottile (come farà nella successiva Enemy), lo sguardo (forse) è spaventato, dentro un labirinto cibernetico dove affiorano ancora frequenze e battiti analogici. Resta (e resiste) un cuore stanco che pompa sangue e vede la città farsi sempre più fredda. L'arrivismo più disperato degli anni Ottanta viene proiettato su un presente –  e un futuro –  pieno di incognite, ancora più algido, fatto di calcoli, margini di profitto e nient’altro. Una distopia in cui chiunque è sostituibile. No mercy.

 



L’album si apre come in sospeso, con il brano meno à la Interpol del lotto: trame liquide, quasi una resa, potrebbe essere quasi un side project di Chino Moreno. Nella title track Banks canta da reduce, come la band del resto. Una band che ha saputo reinventarsi a partire dall'addio di Carlos Dengler. Ora a bordo ci sono, ufficialmente, due nuovi Interpol: il bassista Brad Truax e il tastierista Brandon Curtis. Forze fresche che contribuiscono, con le loro idee, a rimescolare le carte. Piccole correzioni a una ricetta rodata nel contesto di un disco fortemente riconducibile all'estetica del gruppo. I nostri si premurano di assicurarci il consueto posto in prima fila per ammirare i crepacci tratteggiati tra i solchi del disco dalla Les Paul di Daniel Kessler in Ever The Actor.  Metronomo perfetto di quest’eleganza marziale è Sam Fogarino sugli scudi così come il frontman, un Banks mai così disarmato nel raccontarsi.

 



Distribuiti da Partisan, dopo la fine del contratto ventennale con Matador, i newyorkesi confezionano una prova di struggente, malinconica, bellezza. Resa e speranza, riscatto e paura. Un ibrido ragionato a livello sonoro, frutto di una coerenza stilistica più unica che rara ma che deraglia, volutamente, nei temi, nell’impossibilità di fare coerentemente i conti e scendere a patti con il presente. Sudden è l’eco di Antics, differita di quel ‘going to the city’ che era declamato con tutt’altra forza, con altre certezze in quel capolavoro che è il loro secondo Lp. Dov’è la Next Exit ora?

 




Il secondo brano in scaletta vede, per la prima volta, Kessler dietro al microfono: prova convincente e inattesa. Quel che ci si aspettava (e che puntualmente è arrivato) non manca: le sue chitarre taglienti, affilate rasoiate post-punk che si innervano nella testa e squarciano le ultime sicurezze di un presente algido e sempre più sbrindellato. Dove più che prendere si lascia. L’architettura di See Out Loud è netta, decisa, ode – o cronaca – di confini, limiti. Brutalismo estetico e sonico. A distanza siderale troviamo la pausa indotta di So Rides the Reindeer, un tappeto elettronico per spostare lo sguardo un po’ più in là. 

 



Nell’A.D. 2026 non c’è solo il palco di If You Really Love Nothing, con protagonisti manieristicamente  decadenti, figli di un presente nervoso, teso, sfibrato. Consumatori stanchi, divi capricciosi e tossici che prendono a calci ed estremizzano estetica e atmosfere da Grande Gatsby. Sigarette accese, baci rubati, fuori dal locale Le Mille Luci di New York. Language, sex, violence, other?  

 


 

È uno sguardo su un luogo inevitabilmente diverso rispetto a quella di Turn On the Bright Lights: una città, capitale di un mondo iperconnesso, dove la dimensione più intima e personale è ridotta al lumicino. La copertina del loro nuovo Lp, in questo senso, è indicativa: un lampadario "importante",  di un salone da ricevimento, che è in realtà appendice di un'epoca totalmente e irreversibilmente orwelliana.

 


Al posto di cristalli e luci, occhi e telecamere, pronti a inseguire i protagonisti così come accadeva ai personaggi descritti, con insuperata maestria, tra le pagine della Trilogia di New York del compianto Paul Auster: Città di vetro, Fantasmi, La Stanza Chiusa. Chissà quante volte, Banks si è immerso in quella New York fantastica, un ‘nessun luogo’ in cui ciascuno può ritrovarsi e perdersi all’infinito.


“Intorno a lui l’aria era leggera, quasi dolce, come se non appartenesse più alla città”

 

Lorenzo Costa 

 


20 settembre 2026

Musica, parole e osteria: a Casalmaggiore il grande omaggio a Francesco Guccini

  Musica, parole e osteria: a Casalmaggiore il grande omaggio a Francesco Guccini 

 

 


 

Le note intramontabili di Francesco Guccini hanno risuonato lungo le sponde del Grande Fiume, regalando una serata di pura poesia e nostalgia. Venerdì 18 settembre 2026, la Polisportiva Amici del Po si è trasformata nella cornice bucolica ideale per ospitare “ARRIVEDERCI MAESTRO! - D'amore, di morte e di altre sciocchezze”, un sentito tributo  al "Maestrone" della canzone d'autore italiana.
 


 

Con il grande fiume, come sempre silenzioso e suggestivo, che lo avverti anche di notte quando è nero, l'atmosfera ha richiamato lo spirito delle vecchie osterie care a Guccini: un clima amichevole, semplice e allegro, capace di accorciare ogni distanza tra il palco e la platea. A dare vita ai capolavori del cantautore modenese sono state quattro chitarre e altrettante voci, capaci di emozionare il folto pubblico presente.
 



Giancarlo Roseghini ha guidato la narrazione musicale interpretando i brani con una timbrica profonda, che a molti ha ricordato la storica voce di Augusto Daolio, arricchendo l'esibizione con preziosi momenti di approfondimento per spiegarne la complessa poetica. La scaletta ha toccato le corde più profonde dell'anima: tra "Bologna" e "Auschwitz", tra "Incontro" e "Il Vecchio e il Bambino", la poesia di Francesco è tornata ad alzare il pelo e ad inumidire gli occhi, mentre la sua grandezza volava nell'aria accarezzando tutti.
 


 

Al fianco di Roseghini, una formazione di grande livello ha sorretto la struttura acustica del concerto: Guido Fiammeni ha intrecciato chitarra e armonica a bocca, mentre Pierluigi Pasotto e Stefano Savazzi hanno sostenuto l'impalcatura melodica con le loro chitarre e voci.


 


La vera sorpresa della serata è stata però il giovanissimo Leon Savazzi. A soli sedici anni, il ragazzo ha letteralmente incantato il pubblico sfoggiando virtuosismi alla chitarra da vero fuoriclasse, dimostrando un talento raro e maturo che ha strappato applausi a scena aperta.


 


Il pubblico, caldo e numeroso, ha risposto con immenso entusiasmo, cantando e condividendo una serata che ha celebrato non solo la musica, ma il modo di intendere la vita con le sue emozioni attraverso lo sguardo di Guccini, scoprendo che in fondo è anche il nostro.

 

 


 

Ogni tanto la vita regala al mondo un gigante per salvarci dall'amore, dalla morte e da altre sciocchezze, diversamente saremmo dei replicanti. Queste creature ultraterrene hanno il potere straordinario di superare il tempo, rendendo immortali le loro parole, la loro arte.

 






C'era tanta commozione tra i presenti, la stessa che si respira nelle tante piazze ancora piene di persone pronte a cantarlo e a ringraziarlo. Un groviglio di emozioni vere: tristezza, lacrime, malinconia, incredulità, ma sopra ogni cosa la felicità profonda di averlo avuto nella propria vita.

Gli eroi son tutti giovani e belli !!  

 

Giovanna Anversa 

 

 

 











 

Acrobatiche Poetiche, la resistenza del teatro nei territori cremonesi

  Acrobatiche Poetiche , la resistenza del teatro nei territori cremonesi Dal 25 settembre (e continuerà fino al 5 dicembre 2026) è tornata ...