Il giorno di dolore che uno ha: in memoria di Stefano Ronzani
Stefano Ronzani (18 marzo 1955 – 14 agosto 1996) non è stato solo un giornalista musicale, è stato un narratore, un amico, un "primo fan" delle band che seguiva con passione viscerale, una figura capace di lasciare un segno indelebile nella cultura rock italiana degli anni Ottanta e Novanta. La sua scomparsa prematura, a causa di una leucemia che lo ha consumato in pochi mesi, ha scosso la scena musicale nazionale, lasciando un vuoto che ancora oggi si percepisce nelle parole di chi lo ha conosciuto e nelle canzoni che gli sono state dedicate.
Ronzani, penna libera e appassionata, è stato una delle voci più autorevoli e rispettate del giornalismo musicale italiano. Ha collaborato con testate storiche come Il Mucchio Selvaggio, dov'era "penna di punta" e braccio destro del direttore Max Stèfani. La sua intelligenza, la preparazione e l'ironia lo rendevano un interlocutore privilegiato per artisti e addetti ai lavori, capace di trattare la musica con profondità culturale.
Insieme a Fausto Pirito, fu direttore artistico di Rock Targato Italia, il concorso che negli anni Novanta lanciò nomi destinati a diventare pilastri del rock italiano: Litfiba, Marlene Kuntz, C.S.I., Carmen Consoli, Luciano Ligabue. Con loro promosse anche il Tributo ad Augusto Daolio, dimostrando una visione ampia e inclusiva della scena musicale emergente.
La grandezza di Stefano Ronzani la si può misurare nell'amore che ha ricevuto dagli artisti che ha seguito e sostenuto.
Il giorno di dolore che uno ha – Luciano Ligabue
Scritta da Ligabue durante la malattia di Ronzani, è nata come tentativo di stargli accanto quando le parole non bastavano più. Ligabue ha raccontato di averla registrata in una giornata con i suoi musicisti per farla arrivare a Stefano in tempo per il suo compleanno, su un nastro che gli raccomandò di aprire per ultimo. Ronzani, pur gravemente malato, riconobbe il valore del brano e insistette perché venisse pubblicato: "Questa canzone è troppo bella perché resti dentro un nastrino". Il brano fu inserito nell'album live Su e giù da un palco (1997), con una dedica nel booklet. Ronzani purtroppo non fece in tempo a vedere quella pubblicazione.
Vola piano – Timoria
L'album Eta Beta dei Timoria (1997) è interamente dedicato alla memoria di Stefano Ronzani. La title track, Vola piano, scritta da Omar Pedrini, è una delle ballate più intense della band bresciana, resa immortale dall'interpretazione di Francesco Renga. Pedrini aveva composto la musica nei mesi precedenti la morte di Ronzani e avrebbe voluto fargliela ascoltare, ma non fece in tempo: Stefano era già in stato di quasi totale incoscienza quando Pedrini passò a trovarlo in ospedale. La canzone si apre con un haiku di Fausto Pirito: "Vola farfalla / senza fatica alcuna / sciogli i ghiacciai".
Piero Pelù ha ricordato Ronzani con affetto nelle sue memorie (Perfetto Difettoso), raccontando l'ultima volta che lo vide al Policlinico, poco prima della morte. Ronzani, segnato dalle terapie, lo accolse con il suo sorriso sornione: "Aò, t'ho visto ieri sera con Pavarotti. Sembravate Stanlio e Ollio in un circo equestre". Era l'ultima volta che Pelù lo vide. Ronzani era anche autore di "Proibito", il primo libro sui Litfiba, testimonianza del suo legame con la band fiorentina.
Fausto Pirito, che con Ronzani condivise quasi dieci anni di vita e lavoro, lo ha ricordato così: "Stefano, all'epoca stava al settimanale 'Mucchio Selvaggio', accettò di collaborare con me... Io considero ancora oggi il più intelligente, preparato e ironico giornalista di musica rock (e non solo) degli ultimi tre decenni".
Pirito ha anche raccontato l'ultimo incontro con Stefano, la notte prima della sua morte: "Arrivai in ospedale nel tardo pomeriggio. Ronzani era in stato di quasi totale incoscienza. Gli feci compagnia, in silenzio, per qualche ore, fino alla mezzanotte... La mattina del 14, alle 9, con una telefonata mi comunicarono che Stefano non c'era più".
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| Fausto Pirito |
Perché è necessario ricordare Stefano Ronzani?
A trent'anni dalla sua scomparsa, Stefano Ronzani rimane un esempio di come il giornalismo musicale possa elevarsi a cultura, trattando la musica con rispetto, passione e profondità. In un'epoca in cui le canzoni si consumano come fast food, senza sentirne il sapore, la sua figura ci ricorda che dietro ogni brano c'è una storia, un'emozione, a volte un dolore che diventa arte.
Come ha scritto Ligabue: "Quando tutte le parole sai che non ti servon più, quando sudi il tuo coraggio per non startene laggiù..." — quelle parole, nate per un amico morente, sono diventate un inno per chiunque abbia mai dovuto affrontare il "giorno di dolore che uno ha".
Stefano Ronzani non c'è più, ma vola piano, come una farfalla, nelle canzoni che gli hanno dedicato i suoi amici e nei ricordi di chi ha avuto la fortuna di conoscerlo.
a cura di Stefano Superchi
Fonti:
articoli da Rockol, Mexicotears Blog, L'Ultima Thule, testimonianze di Fausto Pirito, Luciano Ligabue, Omar Pedrini, Piero Pelù.



































