SEZIONI

30 maggio 2026

Argini Festival: il Po come palcoscenico diffuso

 Argini Festival, il Po diventa un palcoscenico diffuso tra teatro, musica e performance

 


 

Gli argini del Po diventano un grande palcoscenico a cielo aperto. Dal 6 giugno al 1° agosto, con due tappe conclusive a settembre, nasce ARGINI Festival, nuovo progetto culturale diffuso promosso dalla Regione Emilia-Romagna e curato da ATER Fondazione in collaborazione con Teatro Sociale Gualtieri. Il festival attraversa i territori di Boretto, Luzzara, Gualtieri, Sorbolo Mezzani e Guastalla, tra Reggiano e Parmense, per poi approdare il 19 settembre a Goro e il 26 settembre a Mesola, in provincia di Ferrara. 



Grazie agli appuntamenti di questa inedita serie di eventi piazze, sponde, porti, motonavi, musei e borghi diventeranno scenari dell’azione artistica, in un programma che intreccia teatro, musica, danza, installazioni per piccoli gruppi, dj set, performance interattive e animazioni di piazza, coinvolgendo pubblici di età diverse.

 


Si parte a Boretto, sabato 6 e domenica 7 giugno. Al Museo del Po arriva Una tazza di mare in tempesta della Compagnia Abbiati Schlosser, ispirato a Moby Dick: una performance intima per piccoli gruppi, in replica sabato e domenica a partire dalle 16.

 



Sempre sabato, alle 20, a bordo della motonave Padus, si terrà il concerto di Banadisa, progetto di Diego Franchini che unisce elettronica e percussioni, folklore e cantautorato. Alle 22, al Lido Po, il collettivo Sotterraneo proporrà un dj show tra set musicale e performance partecipativa.



La domenica, alle 21.30, ancora al Museo del Po, la Toscanini Big Band sarà insieme a Fabrizio Bosso davanti alla storica Pirodraga Secchia con Omaggio a Miles Davis, concerto pensato in occasione del centenario della nascita del grande jazzista.

 


 

Sabato 20 giugno il festival si sposta a Luzzara. Al River Park, presso il Lido Po, Teatro Necessario presenta La dinamica del controvento, installazione performativa per tutte le età costruita come una giostra musicale, tra un pianoforte sospeso e un tappeto volante.

 


Alle 19.30, presso La Baia, il concerto gratuito di Krano porta sul Po sonorità folk-country e blues in dialetto.

 



La giornata si chiude alle 21.30 in Piazza Adolfo Tedeschi, davanti al Teatro Sociale, con Andrea Pennacchi e Alieni in laguna, ballata eco-narrativa che intreccia musica e racconto per riflettere sul rapporto tra uomo e natura.



Il 4 luglio ARGINI arriva a Gualtieri, in collaborazione con Terreni Fertili Festival a cura di Teatro Sociale Gualtieri. Alle 18.30, al Teatro Sociale, Marco D’Agostin presenta Asteroide, spettacolo di cui è autore e interprete, un omaggio al musical che intreccia paleontologia, danza e racconto, vincitore del Premio Ubu 2025 come miglior spettacolo di danza dell’anno

 


 

Alle 21.30, in Piazza Bentivoglio, debutta in prima nazionale L’Aviatore Errante e il Piccolo Principe, nuova produzione di Teatro dei Venti, anch’essi Premio Ubu 2025, ispirata a Le Petit Prince di Antoine de Saint-Exupéry.

 


Sabato 18 luglio la rassegna fa tappa a Sorbolo Mezzani, in provincia di Parma. Alle 18.30, nel Giardino dell’Acquario Biosfera di Parma, va in scena La battaglia dei cuscini, azione aperta a tutte le età che trasforma la piazza in un gioco collettivo tra musica ska, piume e divertimento.

 


 

Il programma prosegue al porto turistico fluviale: alle 19.30, sulla motonave Padus, il dj set di Godblesscomputers, progetto musicale di Lorenzo Nada che fonde elettronica e sonorità groove black;

 



alle 21.30, Crescere, la guerra, lavoro di parola e musica ideato e interpretato dalla giornalista Francesca Mannocchi con il musicista Rodrigo D’Erasmo, riflette sul significato del crescere in un mondo attraversato dai conflitti.



La prima parte del festival si chiude sabato 1° agosto a Guastalla. Alle 19.30, con imbarco dal Lido Po, la motonave Padus ospita Sonata a Spoon River de Le Belle Bandiere, progetto in collaborazione con Tra un atto e l’altro: un’installazione-spettacolo sonoro ispirata all’Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters, tra parole, musica e memoria.

 


Sempre al Lido Po, alle 21.30, concerto gratuito di Murubutu & Moon Jazz Band, che rilegge in chiave jazz il rap didattico del rapper e insegnante Murubutu. A seguire, dj set di DJ Gruff, pioniere della Old School Hip Hop italiana.

 


 



a cura di Stefano Superchi

  

 




 immagini tratte dal sito di Ater Fondazione

 

 

24 maggio 2026

Tra passato e materia: Giorgio Tentolini espone a Cremona e alla Reggia di Colorno

 Tra passato e materia: Giorgio Tentolini espone a Cremona e alla Reggia di Colorno

 



Un maggio ricco di appuntamenti per l'arte contemporanea porta in primo piano il nome di Giorgio Tentolini, artista casalasco di fama internazionale che in queste settimane è protagonista di due importanti esposizioni nel cuore della Pianura Padana: prima al Museo Archeologico San Lorenzo di Cremona, poi alla splendida Reggia di Colorno.



 

Antico Presente a Cremona
Mesh portrait 

Dal 22 al 31 maggio 2026, le sale del Museo Archeologico San Lorenzo di Cremona ospitano Antico Presente, un'installazione site-specific concepita da Tentolini per dialogare con l'antico contesto museale. L'inaugurazione si è tenuta giovedì 21 maggio alle ore 18:00, aprendo il dialogo tra le opere dell'artista e i reperti storici della collezione permanente. Il progetto porta l'arte contemporanea a confrontarsi con la storia millenaria custodita tra le mura di via San Lorenzo, 4, in un gioco di sovrapposizioni tra memoria e presente che è il marchio distintivo della ricerca di Tentolini.



 

Parnaso alla Reggia di Colorno

A partire dal 30 maggio e fino al 5 luglio 2026, il percorso espositivo si sposta alla Reggia di Colorno, la magnifica residenza ducale in provincia di Parma spesso definita la "Versailles italiana". Qui Tentolini presenta Parnaso, mostra personale che già dal titolo, evocativo del monte sacro alle Muse, propone una riflessione sulla conoscenza, la bellezza e le radici della civiltà. La conferenza stampa di presentazione si è tenuta il 15 maggio al Museo Mupac di Colorno, anticipando l'attesa dell'apertura.


 

Un artista figlio del Po

Giorgio Tentolini nasce il 3 luglio 1978 a Casalmaggiore, in provincia di Cremona, e ancora oggi vive e lavora tra le campagne di Vicobellignano, in una casa colonica con torre-colombaia affacciata sugli argini del Po. Questo radicamento nel paesaggio padano non è un dettaglio biografico secondario: il fiume, la luce diffusa della pianura, la stratificazione silenziosa del tempo in quei luoghi hanno alimentato fin dall'inizio una poetica tutta centrata su memoria, identità e trasparenza. Dopo un tentativo di aprire studio a Milano, l'artista ha scelto di tornare al suo territorio, da cui oggi raggiunge le sedi espositive più prestigiose d'Europa e del mondo.



 

La tecnica: luce attraverso la materia. Face in metallic net 

La cifra stilistica di Tentolini è immediatamente riconoscibile: le sue opere nascono dalla sovrapposizione di strati di rete metallica, tulle, carte e PVC, su cui vengono incise o depositate immagini fotografiche, volti di donne, silhouette di sculture antiche, architetture. Il risultato è un'opera che oscilla tra pittura e scultura, capace di mutare al variare della luce e del punto di osservazione dello spettatore. La levità meditativa di questi materiali crea metafore visive di luoghi, ricordi, sogni e visioni, in un lavoro che fin dagli anni 2000 ha ottenuto riconoscimenti nazionali e internazionali.



Un percorso di riconoscimenti

La carriera di Tentolini è costellata di presenze in sedi di primissimo rango: il Palazzo Reale di Milano, il Teatro Regio di Parma, il MAR di Ravenna, il Museo Etrusco di Roma, l'Istituto Italiano di Cultura ad Atene, fino all'Assemblea legislativa dell'Emilia-Romagna e al Consiglio della Regione Lombardia nel grattacielo Pirelli. Ha esposto anche a Parigi, Amsterdam, Berlino, Londra, Ginevra, negli Stati Uniti e a Taiwan. Tra i premi ricevuti figurano il Rigamonti, il Nocivelli, il Paratissima e l'Arteam Cup. Il riconoscimento più alto è arrivato nel 2024, con la partecipazione alla 60ª Biennale di Venezia nel padiglione del Camerun, ospitato nelle prestigiose sale di Palazzo Donà Dalle Rose.



Il legame con la sua città d'origine è rimasto invece solido e costante: il Museo Diotti di Casalmaggiore lo ha ospitato fin dal 2007 con la personale Animula vagula blandula, e nel corso degli anni Tentolini ha donato alla collezione civica alcune delle sue opere.
Un artista che guarda al mondo intero senza mai dimenticare da dove viene.


a cura di Stefano Superchi



23 maggio 2026

Racconti Materici: Brunivo Buttarelli alla Rocca Sanvitale di Sala Baganza

 Racconti Materici: Brunivo Buttarelli alla Rocca Sanvitale di Sala Baganza




Da oggi, 23 maggio 2026, la Rocca Sanvitale di Sala Baganza (PR) apre le porte a "Racconti Materici", la grande mostra antologica dedicata allo scultore Brunivo Buttarelli, visitabile fino al 29 novembre 2026. Un'esposizione che non è solo una rassegna d'arte, ma una vera e propria celebrazione: quella degli ottant'anni di uno dei maestri più originali della scultura contemporanea italiana.



Un viaggio tra materia, memoria e rinascita

La mostra si dispiega negli spazi storici della Rocca, intrecciando ambienti interni ed esterni in un percorso che trasforma materiali di scarto in forme vive, pulsanti di significato. Le opere di Buttarelli occupano il Giardino farnesiano e i cicli scultorei si sviluppano lungo i "Terzi" della Rocca, in un dialogo serrato tra antico e contemporaneo. La scultura diventa così narrazione: ogni pezzo racconta una storia di nascita, consumo e rinascita dei materiali, in un immaginario che affonda le radici tanto nell'archeologia quanto nel teatro.



Un figlio del Po: le origini di Casalmaggiore

Brunivo Buttarelli nasce il 29 novembre 1946 a Casalmaggiore (Cremona), nella pianura padana lambita dal grande fiume, città in cui ha sempre vissuto e lavorato. È proprio quella terra, fatta di argilla, legni fluviali, storie contadine e artigiane, a plasmare il suo sguardo sul mondo. Il primo imprinting con la materia arriva dalla bottega del padre falegname, dove impara a sentire il legno, a rispettarne le vene e i nodi, a trasformarlo con le mani prima ancora che con la mente.
Casalmaggiore rimane il suo ancoraggio identitario e geografico per tutta la carriera: nel 2022, il Museo Diotti della città lo ha ospitato con la mostra "Lucente Luna d'Acciaio per senni e oggetti perduti", ulteriore prova del legame tra l'artista e la sua terra d'origine.



Una carriera tra restauro, teatro e scultura

Dopo il diploma nel 1968 all'Istituto d'Arte "P. Toschi" di Parma, Buttarelli intraprende un percorso formativo straordinariamente composito. Dal 1971 al 1990 insegna Tecniche Pittoriche Murali nello stesso istituto, mentre parallelamente lavora come restauratore di affreschi, pitture murali e opere lignee in tutta l'Italia settentrionale. In quegli anni fonda anche il C.C.S.P. (Centro Casalasco di Studi Paletnologici) e collabora con il Museo Tridentino di Scienze Naturali, affinando uno sguardo scientifico e stratigrafico sulla materia.

 



Dal 1986 al 1991 è pittore e scultore scenografo al Teatro Regio di Parma, esperienza cruciale che gli insegna a ragionare sullo spazio come dimensione plastica e narrativa. Nel 1990 abbandona definitivamente la cattedra per dedicarsi esclusivamente alla ricerca scultorea, portando con sé tutto il bagaglio di una vita trascorsa a interrogare i materiali: il legno, la pietra, il ferro, la carta, la resina.



L'immaginario di un maestro

Il lavoro di Buttarelli è sorretto da un immaginario paleontologico e arcaico, le sue sculture sembrano creature emerse dal fondo del tempo, come fossili riattivati dalla fantasia. Materiali di recupero e di scarto vengono rigenerati in forme che evocano corpi, memorie, paesaggi interiori, un processo alchemico in cui il passato non muore, ma si trasforma.

 


 

"Racconti Materici" alla Rocca Sanvitale è dunque molto più di una retrospettiva: è il bilancio di una vita donata all'arte e alla materia, celebrata in uno dei castelli più affascinanti del Ducato di Parma, a pochi chilometri da quella terra padana che ha generato tutto.



Gli orari di visita sono da giovedì a domenica, dalle 10:00 alle 13:00 e dalle 15:00 alle 18:00.

per maggiori informazioni vedere qui 


a cura di Stefano Superchi


18 maggio 2026

La Centralissima torna al Caffè Centrale: due serate per rompere il silenzio.

 La Centralissima torna al Caffè Centrale: due serate per rompere il silenzio.



 



 C'è una rassegna a Casalmaggiore che dal 2016 ha scelto di chiamare le cose con il loro nome, senza troppi giri di parole: "musica bella". Due parole, un programma preciso. È La Centralissima, la piccola grande creatura nata dall'incontro tra Be Molle APS e Caffè Centrale, che quest'anno torna in una forma ridotta ma tutt'altro che dimessa: due giovedì sera, il 21 e il 28 maggio, per due concerti che promettono di lasciare il segno.

Be Molle è un'associazione che cresce, in numero di soci, in idee, in ambizione progettuale, ma che non si dimentica da dove viene. Al centro del progetto c'è un percorso culturale che ha fatto della socialità autentica, della convivialità aperta e della ricerca artistica le sue fondamenta. Non intrattenimento facile, dunque, ma nemmeno elitario, musica indipendente italiana che dialoga con il territorio, contaminazione tra pratiche artistiche e comunità. Un progetto intriso della nostra Bassa, anche quando guarda altrove.

Come ci dice Michele Veneziano di Be Molle: "Quest'anno l'esigenza era di sviluppare due progetti caratterizzati da una forte energia performativa, musica per orecchie abituate a volumi importanti. La scelta è stata semplicissima. Per il primo concerto volevamo partire proprio dalla Bassa e abbiamo deciso che nessuno meglio dei "f.lli giordano" potesse incarnarne l'energia malinconica. I f.lli sono una band quattro elementi, suonano musica post rock, dove ripetizioni e una certa attitudine matematica sono strumentali a narrazioni emotive, a volte intervallate da una tromba squillante che a mo' di voce grida poche parole semplici che sembrano poesie sospese."

 
 


21 maggio / f.lli giordano

Per il primo appuntamento la scelta cade su una band che della Bassa porta addosso l'energia e la malinconia come un paesaggio sonoro vissuto sulla pelle. I f.lli giordano — Giulio, Andrea, Michele e Cristian — sono una chitarra, due bassi, una batteria che si spegne per qualche parola e cantati di tromba. Il loro è un post-rock fatto di ripetizioni, di architetture ritmiche precise, di distorsioni impietose alternate a dialoghi morbidi a quattro. Il loro primo album omonimo, registrato dal vivo nella loro sala prove, nei campi, è già tutto ciò che sono: suono e presenza, musica e luogo.



Continua Veneziano: "Al flusso musicale del primo live si aggiungerà nella seconda data anche un nuovo flusso di parole. Il secondo nome è quello di Lepre (moniker di Lorenzo Lemme). Un animale strano questa Lepre, cantautore e batterista, che usa le parole come strumenti di rivendicazioni di amore e politica. Lepre, che per l'occasione sarà in duo, suona e canta perché pare non poter fare altro per stare al mondo. Da tempo sognavamo di organizzare un suo concerto e finalmente ce l'abbiamo fatta. Sappiamo già che il pubblico ne uscirà innamorato." 

 
 


28 maggio / Lepre

La seconda serata porta in scena Lepre, nome d'arte di Lorenzo Lemme, cantautore e batterista romano reduce da anni di tour instancabili. Pubblica il suo primo album (Malato) nel 2022 e inizia aprendo i concerti a nomi come Motta e Giancane. Canta e suona la batteria in trio con Giorgio Maria Condemi e Michele Mariola ed esce con il secondo album (Eremo) nel 2024.  Nel 2025-2026 realizza con Francesco Chimenti, e pubblica, Parole Piano, un ep di 5 brani gia editi riadattati alla forma essenziale piano e voce. Dall'estate 2026 escono i nuovi singoli del terzo LP che uscirà in autunno.

Nel frattempo colleziona diversi titoli di studio, nel 2005 consegue la laurea magistrale in Lettere e Filosofia, nel 2008 la laurea specialistica in Storia Contemporanea e nel 2013 completa il Master in Storia ed Economia del ‘900.

Nell’ambito teatrale scrive le musiche di due spettacoli (Fake Folk e  Rimbambimenti) di Andrea Cosentino, drammaturgo e attore teatrale contemporaneo (Premio Ubu 2018).
Lepre si presenta in duo con una carica emotiva difficile da contenere. In autunno uscirà il suo terzo LP: questo concerto è un'anteprima preziosa

 


 


«Veniamo in pace e non miriamo a rompere niente, fuorché il silenzio»: è questa l'esortazione degli organizzatori, e c'è tutto il programma in una frase. La Centralissima 2026 non cerca lo spettacolo fine a sé stesso, ma quell'energia che trasforma l'aria di una sala e lascia qualcosa di diverso nelle persone che l'hanno attraversata. Un'esplosione gentile.

L'appuntamento è al Caffè Centrale di Casalmaggiore, il giovedì sera, come vuole la tradizione. Due date, due band, un invito aperto a tutta la cittadinanza.

W La Centralissima.


a cura di Stefano Superchi



15 maggio 2026

Il divano, l'ambito approdo della casa

 Il divano, l'ambito approdo della casa

 


 Il divano, uno degli elementi di arredamento più apprezzati e utilizzati per rilassarci, per guardare la tv, per accogliere gli ospiti e persino per dormire ha, come tutto, una sua storia.
Il divano nasce ovviamente dall'evoluzione di sedute antiche che hanno origine nel mondo arabo-turco-persiano. L’etimologia della parola “divano” deriva dal turco “divan” e dall’arabo “diwan” e stava ad indicare, nell’Impero Ottomano, i registri amministrativi e l’ufficio della dogana fino ad arrivare al Consiglio di Stato e, più precisamente, alla sala del consiglio dove veniva amministrato il potere ai tempi di Constantinopoli.

 


 

E proprio in quelle stanze, lungo i muri, c’erano lunghi sedili imbottiti, che erano gli unici elementi d’arredo del diwan. Nell’evoluzione linguista oltre a divano e ottomana troviamo anche la parola sofà che essenzialmente sono lo stesso oggetto, cambia solo il termine. Divano si usa in alcune lingue, tra cui l’italiano, mentre nelle lingue anglosassoni, come l’inglese e il tedesco, si è affermato il termine “sofà “che deriva originariamente dal turco e significa cuscino. Si può quindi dedurre che il divano abbia avuto origine dalle sedute ricoperte di cuscini della tradizione araba.

 


Le tappe fondamentali della sua evoluzione sono:
•    Antichità (Egitto, Grecia, Roma): I precursori erano panche di legno coperte di pelli o cuscini per i nobili egizi, mentre i greci e i romani utilizzavano il triclinio o lectus per mangiare sdraiati. 
•    Medio Oriente: lunghe sedute imbottite presenti nei gabinetti istituzionali da cui deriva il termine divano e anche ottomana.
•    XVII-XVIII Secolo (Francia): Il concetto moderno nasce in Francia nel 1600. Nel 1700, sotto Luigi XV, si diffonde la Marquise, una poltrona larga per due persone, evolvendosi poi in forme più lineari durante l'epoca neoclassica di Luigi XVI.
•    XIX Secolo (Inghilterra e Stile Biedermeier): Nasce il famoso divano Chesterfield, caratterizzato da imbottitura in pelle, trapuntatura a capitonné e braccioli all'altezza dello schienale. Contemporaneamente, in area austro-ungarica, domina lo stile Biedermeier, sobrio e comodo.
•    XX Secolo (Industrializzazione e Design): Il divano diventa un elemento d'arredo comune grazie alla produzione di serie. Designer come Le Corbusier negli anni '20 rivoluzionano il design con strutture in acciaio e cuscini imbottiti, introducendo forme geometriche e funzionali. 

 




 

Come detto sopra i primi divani erano delle sedute imbottite rese ancora più comode con l’aggiunta di tanti cuscini. Nell’antico mondo arabo erano usate anche come troni, ma gli antichi Romani hanno cambiato la destinazione d’uso creando il triclinium che arredava le case degli aristocratici.
Il divano vero e proprio, come lo intendiamo oggi, risale al XVII secolo quando entra a far parte dell’arredamento delle dimore signorili con le sembianze di una poltrona. L’idea di sedersi in compagnia è opera dei Francesi che, per descrivere il nuovo arredo, cominciano a inventare sedute bizzarre come i divanetti a due posti, con sedute incrociate, detti Indiscret utilizzati per conversazioni intime. È da qui, dal nuovo significato che la parola divano assume in Europa nel XVIII secolo, e dal suo utilizzo, che può partire idealmente il nostro breve viaggio intorno alla storia del divano.

 



Il divano del Settecento, dal barocco a neoclassico.

Uno dei primi esemplari di divano in Occidente è la Marquise, molto in voga presso la corte di Luigi XV. In realtà si tratta di una poltroncina, con la seduta piuttosto bassa, ma abbastanza ampia per dare posto a due persone e per questo veniva chiamata anche tete-à-tete. Ma il primo vero periodo di grande diffusione del divano in Europa risale all’epoca neoclassica sotto il regno di Luigi XVI quando fanno la prima comparsa splendidi modelli di divani, divanetti o banquettes dalle forme rettilinee, con decorazioni classiche. Ancora oggi lo stile Luigi XVI uno degli stili francesi più caratteristici, ed uno dei più riprodotti dagli arredatori e decoratori, specialmente negli alberghi di lusso; il suo design composto ed intimo crea un ambiente dai toni signorili ed eleganti. Vere e proprie icone di lusso e maestria artigianale sono i divani creati dall’ebanista francese Louis Delanois per il conte d’Orsay, modelli destinati a incontrare grande fortuna nei decenni a seguire.



Il divano Chesterfield di età vittoriana.
Durante il XIX secolo, mentre in Francia si susseguono gli stili Impero, Carlo X e Luigi Filippo, filiazioni dirette dello stile Luigi XVI, nel Regno Unito si impone il modello Chesterfield. Un modello che ha fatto la storia del divano inglese, e non solo, particolarmente ampio e comodo è uno dei primi ad essere completamente imbottito e rivestito in pelle trapuntata ed è caratterizzato dalla tipica abbottonatura e dai braccioli alla stessa altezza dello schienale. I primi esemplari furono commissionati già agli inizi del Settecento da Philip Stanhope IV Conte di Chesterfield, ma è con l’età vittoriana che ottiene lo strepitoso successo che dura fino ai giorni nostri.



Lo stile Biedermeier di Vienna.
Molto diverso è lo stile dei divani in area austro-ungarica, soprattutto a partire dal periodo successivo al congresso di Vienna del 1815. Nella grande capitale mitteleuropea vige lo stile Biedermeier caratterizzato da elegante semplicità, del tutto privo di elementi appariscenti o di ostentazione, ma di una tale raffinata bellezza che non possono non avere un posto d’onore in una storia del divano che si rispetti. Pur mantenendo le forme e i colori tipici della mobilia diffusa in epoca Impero, a Vienna si preferì cancellare ogni presenza di forniture bronzee o di elementi a intaglio o a intarsio legati all’iconografia neoclassica. In sostanza, con questo stile vedono la luce arredi robusti, comodi, funzionali, sobriamente eleganti e poco costosi, è dotato di schienale arcuato e per certi versi prelude a forme che più avanti troveremo nell’ Art Nouveau.

 

 

Il ‘900 e il divano moderno.
Il XX secolo contrassegna definitivamente lo sviluppo del divano di carattere industriale, con la fabbricazione in serie. Si rinuncia a decorazioni inutili e si impiegano materiali nuovi. La novità importante è che il divano non è più costituito da blocchi inscindibili, ma da elementi raggruppabili e intercambiabili e comincia ad entrare in tutte le case come parte integrante dell’arredo di casa.
 

A.‎B.‎C.‎ di Antonio Citterio

 

Coloro che vengono considerati designer importanti del divano moderno sono l’inglese Jay Wellington Couch , 1895 e negli anni ’60 l’italiano Antonio Citterio  il quale inventò una seduta più lunga su cui poter anche dormire e riposarsi.
I designer negli ultimi decenni si sono sbizzarriti in forme, materiali e prestazioni e oggi in commercio troviamo una varietà di divani dai diversi stili, in diverse dimensioni e pure personalizzabili secondo i propri gusti: divani componibili, modulari, con penisole relax, divani letto, chaises-longue e dormeuse con massaggiatore incorporato, che accolgono e avvolgono i nostri corpi quando hanno bisogno di scaricare stanchezza e tensioni.
Che dire, un complemento d’arredo ormai indispensabile, il rifugio più gettonato della casa, un angolo di pace per mente e corpo.

Giovanna Anversa

 




Argini Festival: il Po come palcoscenico diffuso

  Argini Festival , il Po diventa un palcoscenico diffuso tra teatro, musica e performance     Gli argini del Po diventano un grande palcos...