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25 febbraio 2026

La grinta di una Donna libera. Il racconto del concerto di Nada a Viadana.

 La grinta di una Donna libera.

Il racconto del concerto di Nada a Viadana.

 

foto: Gaia Beranti

 “Gaia, c’è Nada a Viadana, andòm?” Che lei avesse già il biglietto avrei dovuto immaginarlo e che, visto il mio entusiasmo, lo avrebbe preso anche per me, pure. Sapevo bene che non avrei visto la piccola Nada, che ancora adolescente, debuttava nel 1969 a Sanremo con “Ma che freddo fa” o quella di “La porti un bacione a Firenze” e nemmeno la Nada più matura di “Ti stringerò”.

 



 

La Nada di oggi è l’esito della evoluzione artistica costruita negli anni che, dai Sanremo e Canzonissima che la consacrarono nella rosa della musica pop/leggera da ragazzina, diventa, dopo un periodo di silenzio, autrice, cantautrice e scrittrice. L’artista, indipendente dalle case discografiche, dagli arrangiamenti decisi da altri e dai look preconfezionati, inizia ad uscire da quel guscio nella seconda metà degli anni ’90 fino a diventare la musicista e artista dal fascino sciamano, di oggi.

 


 

Le sue sonorità si agitano tra atmosfere rock blues intenso e ruvido e momenti psichedelici che trascinano in un viaggio vibrante. Anni di ricerca per sortire un linguaggio musicale libero e fuori dagli schemi, che alterna momenti di grande intensità a un sound essenziale, un grido selvaggio e al tempo stesso poetico. Non solo musica, non solo canto, direi piuttosto teatro vero, puro, rustico ma raffinato, caratterizzato da una presenza scenica intensa, lontana da ogni artificio.

 


I testi recenti, da lei composti, toccano temi profondi come la paura, il coraggio, la natura, l'introspezione, le odierne brutture che l’artista snocciola con uno stile crudo e sincero mettendo in campo non solo la voce ma tutto il corpo che si agita sulle note come uno strumento. Una sorta di teatro canzone che incolla alla poltrona e lascia lo spettatore dentro lo spettacolo anche una volta tornato a casa.

Di fianco a me era seduta una signora distinta, direi nel mezzo del settantesimo decennio, con l’aspetto di chi di cultura, nella sua vita, ha fatto incetta. Sicuramente memore della Nada dei suoi tempi pur prevedendolo, credo non si aspettasse una tale trasformazione.

 


La osservavo notando una grande attenzione, come se fasci di laser uscissero dai suoi occhi e dalle sue orecchie a vivisezionare l’esibizione. A fine concerto, mi guarda ed io le chiedo se le fosse piaciuto “ci devo pensare” mi disse, e la trovai la risposta migliore.

Il caso volle, il fato si sa gioca con le vite di noi umani come gli pare, che incontrassi nuovamente la signora nei corridoi dell’ospedale Aragona, entrambe in visita a parenti. Mi sorride, mi saluta calorosamente ed io pure: “Ci ho pensato sa, ho passato una bella serata, ho assistito a uno spettacolo intenso di quelli che fanno pensare, di quelli che non ti basta vederli una volta sola per il timore di non avere assaporato tutto. Non è certo la Nada che conoscevo ma cosa vuole, nemmeno io a volte riconosco me stessa. Qualcosa a casa ho portato, come deve essere quando si va a teatro”
 

GIOVANNA ANVERSA


foto: Mathias Mocci

 

“Metti un intestino dopo cena.”


Il Teatro Vittoria, tornarci è davvero strano dopo non so quanti anni. La magia di quei luoghi che nella tua testa sono rimasti fermi alla tua post adolescenza. Sono uguali ma così diversi. A parte queste vibrazioni personali, sono qui in trepidante attesa di sentire Nada.
 


 

Mi siedo, alzo la testa e vedo… un intestino.
Mi chiedo anche se quello che vedo sia effettivamente quello che sembra. Un pannello rotondo decorato con una fantasia che in tutto e per tutto mi appare un intestino. Vabbè, sarà il mio gusto per l’orrido e lo splatter che mi fa vedere organi pressoché ovunque, capirai che novità.
Poi cosa vuoi che c’entri un intestino con Nada, la dolce Nada che son venuta a sentire, perché artisti simili a Viadana mica si possono perdere. Sono storie della musica italiana su due gambe, scherziamo?

Niente di più sbagliato.

Ammetto candidamente di non conoscere la nuova Nada. Di far parte di quella fetta di pubblico che va ai concerti non necessariamente per conoscenza ricca dell’artista, ma anche e soprattutto quando non conosce, per capire, per scoprire. E questa Nada è un’esperienza veramente inedita.
Donnina piccina, che fa tenerezza, quanto gagliarda nella performance, una grinta pazzesca per i suoi 72 anni. Non è lì per fare quello che ti piace, è lì per la sua arte.

 


Ma, a differenza di altri artisti che presentano una m*sturbazione che lo spettatore subisce senza essere minimamente coinvolto (avrà il suo senso, io non lo colgo), questa signora performa coinvolgendo, nei gesti, nelle parole, negli sguardi. Quanta bellezza. Non è musica leggera, è un momento alto,
 


E l’intestino?
Ah beh, te lo dice lei stessa. È uno spettacolo “di pancia”. Passa in rassegna tutta una serie di sensazioni umane, le fa vibrare con la voce, roca ma precisa, profonda ma non scura, si circonda di musicisti bravissimi e capacissimi che la seguono in tutto e per tutto e danno corpo ai testi. Testi che a volte non capisci (perlomeno io), ma al tempo stesso li capisci, in un gioco di assonanze, consonanze ed onomatopee. In pratica, ogni minimo dettaglio “suona” e ti risuona.


foto: Mathias Mocci


Volevi sentire “Ma che freddo fa?”. E lei non la fa! Vai poi a casa e ti accendi Spotify. Qua del “pulcino del Gabbro” non è rimasto niente. Non sono anni i suoi della ricerca dei consensi, non più. Sono gli anni della condivisione più aulica, sempre con umile garbo. Si accende quando recita cantando, come un satiro impazzito, per tornare folletto delicato quando ringrazia il pubblico e la sua band per essere lì, spessissimo durante lo show.
Amore disperato” non invecchia mai invece. Ha l’energia originale, l’intensità originale, forse anche più dell’originale. La rifà esattamente come te la aspetti, e questo a 72 anni forse non te lo aspetti.

 



Quando si esce, si è soddisfatti, a mio avviso. Si ha percezione di aver visto del teatro musicale, di aver visto qualcosa di alto, di essere un po’ più ricchi. E personalmente sono uscita con una certezza: la mia vecchiaia la vorrei così, fiera, irriverente e libera.


GAIA BERANTI

 


14 febbraio 2026

Giornata Mondiale della Radio: And the Radio plays...

 Giornata Mondiale della Radio: And the Radio plays...

 


 Il 13 febbraio si è celebrata la Giornata Mondiale della Radio, istituita dall'UNESCO per sottolineare l'importanza di questo medium nella diffusione di informazioni e creatività. In Italia, le radio libere rappresentarono un capitolo pionieristico di libertà espressiva, nate negli anni '70 contro il monopolio statale. Le prime trasmissioni non autorizzate iniziarono nel 1970 con Radio Sicilia Libera di Danilo Dolci, che denunciò via etere le condizioni post-terremoto nel Belice. La svolta arrivò con la sentenza della Corte Costituzionale del 28 luglio 1976 (n. 202), che legalizzò le emittenti private locali, favorendo un'esplosione di creatività e volontariato.

 

Radio Sicilia Libera

 

Queste radio, spesso gestite da giovani e associazioni, mescolavano musica, politica e voci del territorio, rompendo il centralismo RAI. Introdussero format partecipativi come chiamate in diretta e microfoni aperti, permettendo a cittadini comuni, attivisti e comunità di esprimere opinioni senza filtri. Casi emblematici come Radio Alice (chiusa nel 1977 per aver "diretto" scontri via etere) e Radio Bra Onde Rosse dimostrarono come l'etere divenisse spazio di protesta contro censura e potere. Vennero favorite nuove forme di giornalismo militante e di denuncia, come Radio Aut contro la mafia o trasmissioni locali su temi sociali, influenzando persino i palinsesti pubblici con maggiore interattività.
 


Dal punto di vista prettamente artistico le radio libere degli anni '70 diffusero massicciamente rock internazionale e musica italiana alternativa, sfidando il controllo RAI e introducendo hit parade locali che resero popolari cantautori e pop non mainstream. Questo spostò l'ascolto verso un pubblico giovane, favorendo l'esplosione del pop italiano con maggiore varietà e libertà artistica.

Le emittenti trasmettevano rock progressivo, punk e cantautori censurati dalla TV pubblica, creando identità generazionali e promuovendo concerti live per autofinanziarsi. Lo stesso Vasco Rossi debuttò su Punto Radio (1976, Zocca, Modena).
 



Nella Bassa Padana, tra Cremona, Mantova e Parma, il fenomeno fiorì grazie a pionieri locali che trasmettevano da garage e oratori. Radio Parma, attiva dal 1 gennaio 1975, fu tra le prime in Italia.

 

Radio Parma

In provincia di Cremona emersero varie realtà: Radio Base, di Piadena, che verrà poi rilevata dal network Malvisi, Radio Onda Nuova di Calvatone, nata nel 1977 e ricevibile in tutta la provincia di Cremona, fino alle porte di Mantova ed Asola; su Radio Onda Nuova si poteva sentire veramente di tutto, musica pop, musica classica, il programma delle previsioni del tempo dedicato agli agricoltori del prof. Guido Santini, il Mega quiz in onda la domenica mattina che mobilitava gran parte del paese, e non solo, che metteva in palio premi offerti da un negozio locale, un mix di tradizione popolare e innovazione tecnica. Radio Onda Nuova cessò di esistere all’inizio degli anni ’80.


 

Spostandoci sul mantovano si trovano tracce scarne di Radio Cizzolo Stereo, fondata da Oreste Rosa, che ha cessato di esistere nel 1995, Radio Po International di Pomponesco (fondata nel 1977), Radio Atene di Sabbioneta (attiva fino al 1999) ma soprattutto Radio Circuito 29, nata nel febbraio 1978 a Casaletto di Viadana come espressione degli oratori della zona, trasferendosi poi a Viadana.

 

 


R.C. 29 incarnò, soprattutto nei primi anni, la vera essenza del territorio casalasco viadanese, territorio omogeneo al di là degli ovvi campanilismi. Cercando negli archivi della Parrocchia di Santo Stefano di Casalmaggiore si può trovare un passaggio che fa capire la situazione dell’epoca: “Correva l'anno 1980 quando un giovane vicario da poco arrivato, tale don Marco Tizzi, lanciava l'idea di aprire in Parrocchia una redazione radiofonica. Radio Circuito 29 entrava allora nel suo terzo anno di vita ed apparve subito chiaro che il mezzo radiofonico aveva delle potenzialità enormi: era di quegli anni il boom delle radio private nelle quali schiere di ragazzi e non solo muovevano i primi passi, spinti da una grande passione per il nuovo mezzo di comunicazione. Fu così che nacque la redazione di Casalmaggiore, con una connotazione legata alla produzione di programmi culturali. "Speciale in FM", "Sintesi politica", "A tu per tu con", "Casalmaggiore Flash", sono solo alcuni dei programmi settimanali realizzati a Casalmaggiore che poi venivano trasmessi dalla redazione centrale di Viadana.” 

 


La redazione di Casalmaggiore trasmetteva anche la Santa Messa domenicale delle ore 18, un servizio per chi non poteva recarsi in chiesa, potendo comunque sentirsi parte della Comunità.
Me la ricordo, la voce “tonante” di Don Paolo Antonini uscire da una radiolina gracchiante, appoggiata sul davanzale, quando mi capitava di andare a trovare mia nonna alla domenica pomeriggio.
And the Radio plays…

Stefano Superchi

07 febbraio 2026

Emanuele Cappa, c’è vita fuori da Marte

Emanuele Cappa,

c’è vita fuori da Marte

 


Emanuele Cappa è una delle gemme artistiche di questo territorio di frontiera, chitarrista (e non solo) radicato nel jazz. Insegnante di chitarra con una formazione musicale iniziata al Conservatorio Arrigo Boito di Parma.
Cappa si dedica principalmente alla chitarra elettrica jazz, alla chitarra classica, ma, da musicista completo è anche arrangiatore e compositore, dimostrando una versatilità che va ben oltre la semplice esecuzione strumentale.

 


 

Intensa è anche la sua interazione con il teatro, con i registi Ilaria Gerbella ("I Paraventi" di Jean Genet, 2003) e Pino L'Abadessa ("Canto per non dimenticare", 2011), ma soprattutto va evidenziata la sua lunga collaborazione con lo storyteller, autore teatrale e illustratore Gianluca Foglia "Fogliazza", con cui ha realizzato progetti e musiche originali per gli spettacoli "Memoria Indifferente – le Donne della Resistenza" (2010), “Ribelli come il sole – 100 di queste barricate” (2012/2022), “Officine Libertà – L’onda della Madonnina” (2014), “Vittorio Arrigoni a Gaza” (2018/2025), “Nel ventre della balera” (2023).

 


 

Ma non vogliamo soffermarci troppo sulla sua eclettica attività, sulla quale abbiamo in progetto di fare una lunga chiacchierata sotto forma di intervista quanto prima.

Questo articolo vuole essere una segnalazione per la sua pagina youtube, un catalogo di perle di composizione musicale arricchite da video particolari, una boccata d’aria fresca in un mondo sempre più violento e stantìo, una finestra sulla bellezza, una pagina “in progress” alla quale attingere quando si ha bisogno di riallineare tutti i sensi, come pianeti che nel momento dell’ascolto si fermano su quella linea che unisce la mente con l’anima.

 

 


 Divisi

 Video e Musica e Idee di Emanuele Cappa
Emanuele Cappa; Chitarre Basso Tastiera Batteria programmata

 

 


 Subway Song

 Musica  idee video di Emanuele Cappa
Emanuele Cappa: Chitarra, Tastiere, Basso, Batteria programmata

 

 


 La ricerca del freddo

 Musica  idee video di Emanuele Cappa
Chitarra, Tastiera, Batteria: Emanuele Cappa

 

 

 

Song from Aksarn

 Musica  idee e video di Emanuele Cappa
Chitarra, Tastiera, Batteria: Emanuele Cappa

 

 


 Prologo L'attesa

 Musica  idee video di Emanuele Cappa
Chitarra, Tastiere, Clarinetto, Batteria programmata: Emanuele Cappa
Flauto: Annabella Cappa

 

 


 Due Affermazioni

 Musica e Video di Emanuele Cappa
Due piccole composizioni dedicate a Daniil Charms e Prokofiev 
Idee e musica di Emanuele Cappa
Registrato con Pianoforte Virtual piano

 

 


 La primavera dell'inverno

 Idee e musica di Emanuele Cappa
Registrato con Virtual piano 
In foto il canale tra Villanova e Rivarolo Mantovano, il tramonto nei panni di se stesso

 

 


 

 Abascura

 Emanuele Cappa: musica, clarinetto, tastiera, basso elettrico, batteria programmata

 

 

Stefano Superchi

 

 

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