MTV Italia, 1997–2026: anniversario di un’epoca che non tornerà
La mezzanotte del 1° settembre 1997, nel calendario di una generazione, suona ancora come un inizio. MTV Italia accese le sue trasmissioni e, con il video About a girl dei Nirvana, ci disse che qualcosa era cambiato per sempre, non era solo un altro canale, era la stanza piena di poster, cassette e videocassette che entrava dentro in una televisione.
E poi, in questo panorama, arrivò come una bomba Brand:New, nato nel 1999 come un’ora di musica senza interruzioni ed esploso in tutto il suo fragore nella primavera del 2000, quando Massimo Coppola prese in mano le redini del programma. Da quel momento, la mezzanotte e mezza di MTV non fu più solo un orario: divenne un rito.
In un palinsesto sempre più orientato al commerciale, Brand:New si distinse per la capacità di trattare la musica come parte di un ecosistema culturale più ampio. Non si limitava a mostrare videoclip, ne raccontava i mondi. E in quei mondi c’era posto per la musica alternativa, per il cinema di culto, per la letteratura, per le piccole storie che di solito la televisione ignora. Per una generazione di spettatori, Brand:New divenne un punto di riferimento, non solo per scoprire nuova musica, ma per capire che la musica poteva essere un modo di pensare, di guardare il mondo, di costruirsi un’identità. La chiusura del programma, il 10 gennaio 2011, segnò simbolicamente la fine di un’epoca, come se qualcuno avesse spento quella luce notturna, lasciando di nuovo il buio.
A metà degli anni Duemila, qualcosa iniziò a cambiare, la musica, piano piano, lasciò spazio a reality, intrattenimento, format internazionali. Non succedeva solo in Italia, tutte le versioni nazionali di MTV seguirono la stessa strada, spinte da logiche di palinsesto più commerciali e dalla crescente concorrenza del web, che aveva reso i videoclip disponibili ovunque, in ogni momento. Il passaggio più simbolico arrivò nel 2015, quando il canale 8 del digitale terrestre fu ceduto da Viacom a Sky Italia per 19 milioni di euro. Da quel momento, MTV entrò nel pacchetto satellitare, allontanandosi definitivamente dal modello originario di televisione musicale gratuita e generalista.
Con il tempo, l’identità di MTV si uniformò sempre più a quella degli altri canali musicali europei e americani del gruppo: meno musica “curata” e contestualizzata, più format standardizzati, reality e contenuti pensati per un pubblico trasversale. Canali tematici come MTV Rock e MTV Hits furono progressivamente ridimensionati o spenti su Sky, a vantaggio di piattaforme on demand e di una strategia di contenuti più frammentata.
Oggi, MTV Italia non esiste praticamente più, o perlomeno non come era stata pensata. Ma resta la sua eredità, che ha contribuito a formare una generazione di spettatori, ha introdotto nuovi linguaggi televisivi, ha reso la musica un fenomeno visivo e narrativo, non solo sonoro. Programmi come Brand:New hanno dimostrato che la televisione musicale poteva essere anche un luogo di approfondimento culturale, anticipando in parte la funzione che oggi svolgono podcast, newsletter e canali YouTube specializzati.
Il ritorno di Massimo Coppola con una versione teatrale di Brand:New, a 25 anni dalla prima puntata, conferma quanto quel formato sia rimasto impresso nell’immaginario collettivo, non come semplice nostalgia, ma come testimonianza di un modo diverso di raccontare la musica e la cultura giovanile.
C’è ancora chi, a distanza di anni, sente quella mezzanotte del 1997 come un inizio. E c’è chi, ripensando a Brand:New, ricorda non solo le canzoni, ma la sensazione che qualcuno, finalmente, stesse parlando la sua stessa lingua.
Stefano Superchi





