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15 marzo 2026

Grazia Deledda, tra la Barbagia e Cicognara

 Grazia Deledda, tra la Barbagia e Cicognara



Grazia Deledda è stata la prima e finora unica donna italiana a ricevere il Premio Nobel per la Letteratura, esattamente cento anni fa, nel 1926.
Forse non molti sanno che aveva un legame, piuttosto consolidato, con le nostre terre, delle quali il marito era originario. La Deledda trascorse a Cicognara, frazione di Viadana, un capitolo discreto ma decisivo della sua vita privata e creativa, legato al matrimonio con Palmiro Madesani e al suo rapporto con la pianura padana.

 



 

Grazia Deledda, nata a Nuoro nel 1871, sposò nel 1900 Palmiro Madesani, funzionario del Ministero delle Finanze originario di Cicognara. Proprio questa radice territoriale del marito fa sì che la piccola frazione mantovana diventi uno degli approdi principali dei suoi soggiorni nel Nord Italia.
Dopo il matrimonio, Madesani lasciò la carriera amministrativa per affiancare la moglie come agente letterario, ma i legami familiari con Cicognara rimasero forti, alimentando visite regolari alla comunità d’origine. Per la scrittrice sarda, abituata ai paesaggi aspri della Barbagia, l’incontro con l’orizzonte piatto e fluviale del Mantovano aprì un nuovo capitolo biografico e sensoriale.
 


Le testimonianze raccolte in ambito locale ricordano che la Deledda raggiungeva Cicognara scendendo alla stazione ferroviaria di Casalmaggiore. Da lì proseguiva in carrozza con il marito Palmiro, i figli Franz e Sardus e Antenore Tagliavini (parente di Madesani) lungo l’argine, passando per Fossacaprara e Roncadello verso la frazione di Viadana, attraversando argini, golene e campagne che oggi possiamo immaginare avvolte nella nebbia o nel caldo di fine estate.

 


Questi spostamenti, ripetuti nel corso degli anni, diventano una sorta di rituale stagionale: ogni arrivo non è solo una visita ai parenti del marito, ma anche un’immersione in un paesaggio nuovo, che la scrittrice osserva con lo sguardo attento di chi sta trasformando impressioni in materia narrativa. La memoria locale sottolinea come i suoi soggiorni fossero abbastanza lunghi da lasciare tracce nella comunità, tanto che ancora oggi si conserva memoria di quelle presenze e del legame tra il paese e la scrittrice.


 


Una parte importante del ricordo locale legato a Grazia Deledda ruota intorno al mese di settembre; diverse fonti ricordano che, almeno fino agli anni Trenta, proprio in questo periodo la scrittrice tornava a Cicognara. Settembre, con la luce più morbida e i ritmi agricoli che rallentano dopo la piena estate, offriva un contesto ideale per la scrittura e per una vita domestica più raccolta.

 


In queste settimane mantovane avrebbe alternato la vita di famiglia alla dedizione al lavoro letterario, approfittando della quiete della casa e dei dintorni. Non si trattava di semplice “villeggiatura”, ma di una fase in cui il luogo diventava vero e proprio laboratorio: osservava il Po, i filari, i cortili e le strade di campagna misurando così la distanza e il dialogo fra la Sardegna interiore dei suoi romanzi e l’Italia continentale che la circondava.

 


Grazia Deledda scrisse del paesaggio padano e del Po, anticipando sguardi che diventeranno celebri solo più tardi con autori come Giovannino Guareschi o registi come Ermanno Olmi. Il fiume, la nebbia, le case basse, le strade polverose e i filari di pioppi entrano così nel suo immaginario come un contrappunto alla Sardegna rocciosa e aspra.
Roncadello, Cicognara, la casa di Co' de Bruni dei cugini di Palmiro, i Tagliavini-Morini, uomini e donne di quei luoghi che diventano protagonisti di romanzi come L'ombra del passato, Nostalgie, Annalena Bilsini,  e di struggenti novelle come Nel Mulino.

 



Così Wanda Tagliavini ricorda lei e le cugine che nei pomeriggi assolati giocavano intorno alla casa e i rimproveri delle donne "tasì che Grasia la scrìv".
Ebbene, Grazia Deledda aveva stabilito un legame profondo e intenso, una nostalgia struggente anche per queste terre. Scrive in una lettera a una cugina: "leggendo la tua lettera mi è parso ancora di respirare con te le aure del nostro bel Po, del nostro argine" (Roma Pasqua 1921).
Scriveva, inoltre, ai figli: “Ho visitato i paesi di Casalmaggiore, Viadana, Casalbellotto, Sabbioneta, Roncadello, paesi incantevoli, posti meravigliosi, quella magnifica gente mi vuole molto bene, ero invitata tutti i giorni”.

 


Se la sua opera rimane profondamente radicata nella Barbagia, il Mantovano rappresenta una sorta di “secondo paesaggio”, più sommesso ma non meno significativo. È un’Italia diversa, dove l’elemento fluviale domina, e in cui la scrittrice può misurare con maggiore chiarezza quei temi universali – il destino, la colpa, la famiglia, la fede – che rendono la sua narrativa riconoscibile ben oltre i confini regionali.




La dimora in cui soggiornava Grazia Deledda a Cicognara esiste ancora e negli ultimi anni è stata al centro di dibattiti sulla tutela del patrimonio culturale. Questo edificio non è un semplice fabbricato rurale, ma un luogo simbolico che lega un piccolo centro della pianura padana a una delle poche donne al mondo insignite del Nobel per la Letteratura nei primi decenni del Novecento. La discussione pubblica sulla sua destinazione d’uso dimostra come il periodo trascorso dalla Deledda a Cicognara abbia sedimentato una memoria condivisa.

 

 

In questo intreccio di biografia privata, paesaggio fluviale e memoria civile, il soggiorno di Grazia Deledda a Cicognara emerge come un capitolo meno noto ma essenziale: un ponte tra la Sardegna e il Po, tra una scrittura nata nell’“isola appartata” e un’Italia delle periferie padane che continua a riconoscersi, discretamente, nella sua storia.

 



Stefano Superchi

 

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