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08 marzo 2026

Antonia Brico, la donna che ruppe le convenzioni

Antonia Brico, la donna che ruppe le convenzioni



Per fortuna non sempre le donne han rinunciato a sogni, passioni e inclinazioni solo per ubbidire e compiacere una società che le vuole miti e zitte, relegate nel ruolo di mogli e madri perché non c’è altro spazio per loro nel mondo degli uomini. Non sempre si sono piegate a farsi da parte rinunciando all’istruzione, alla medicina, alla scienza, alla politica, allo sport, all’arte. Le donne non hanno mai creduto di non essere all’altezza per intraprendere strade aperte solo ai maschi. La storia ci racconta di tante donne che non si sono arrese, nemmeno davanti ai muri più alti conquistando il posto nel mondo desiderato. Nel giorno dedicato alle donne vi raccontiamo la storia di Antonia, la prima direttrice d’orchestra della storia.
 

 


Io non mi faccio più dirigere da una donna!così il baritono John Charles Thomas tuonò al Metropolitan Opera House di New York nei riguardi della più grande direttrice d’orchestra donna della storia, Antonia Brico.

Dovettero restituire il denaro al numeroso pubblico che aveva acquistato i biglietti per la terza serata di concerto e da quel momento finì la carriera della prestigiosa direttrice d’orchestra, reduce dai successi europei dove aveva diretto la Filarmonica di Berlino (la miglior orchestra del mondo): fu la prima volta che i Berliner venivano diretti da una donna. Era il 1930.

 


Per Antonia, nata a Rotterdam il 26 giugno del 1902, l’episodio del rifiuto avvenuto a New York segna l’inizio di una lunga serie di lotte contro un mondo maschilista a cui non importava della sua eccellenza, un talento che dai conservatori era pure temuto. La sua storia è quella di una Cenerentola: la madre, anch’essa di nome Antonia, era di Rotterdam e fu cacciata di casa quando il padre si accorse che era incinta. Appena nata, la bambina venne affidata all’asilo nido di una chiesa cattolica in città, e poi data in affido ad una coppia di nome Wolthuis. Nel 1907 la famiglia emigra negli USA, a Oakland in California, e Antonia viene mandata a scuola col nome di Wilhelmina Wolthuis. In quella famiglia non regnava un’atmosfera felice. Anni dopo Antonia racconterà: Sognavo di subire un incidente automobilistico davanti a qualche casa in modo da essere presa da quelle persone e ricevere così il loro affetto.

 


A dieci anni un medico suggerisce alla famiglia adottiva di farle prendere lezioni di piano, affinché non si mangi più le unghie. Ma è dopo aver assistito a un concerto diretto da Paul Steindorff, che decide di diventare direttrice d’orchestra, lo dice a tutti con entusiasmo, col candore fanciullo e tutti ridono di lei, quella che pensava essere sua madre, in primis. Ma per Antonia quel concerto è un’illuminazione: Per me l’orchestra è il più grande degli strumenti. Per un musicista significa quello che per un pittore è la tavolozza.

 


 

Saputa la verità sulla sua nascita, abbandona la casa dei Wolthuis facendosi chiamare col suo nome di battesimo, Antonia Brico, e si iscrive all’Università della California a Berkeley. La fortuna vuole che Paul Steindorff, che aveva ispirato alla giovane donna il sogno di divenire una direttrice d’orchestra, dirige la San Francisco Opera.

 


Antonia diviene la sua assistente e studia pianoforte per due anni con Sigismond Stojowski. Nel 1926 si trasferisce ad Amburgo ed ha così inizio la fiaba europea. Il leggendario maestro Karl Muck, direttore della Boston Symphony e dell’Hamburg Philarmonic, diventa il suo mentore e Antonia la sua apprendista per ben quattro anni, l’unico allievo/a che Karl Muck accettò nella sua vita.
Nel 1927, termina il master per direttori d’orchestra della Berlin State Academy of Music divenendo la prima persona americana ivi diplomata della storia. Nel 1930 raggiunge l’apice del suo talento e del riconoscimento internazionale: debutta come prima direttrice con la miglior orchestra del mondo, la Berliner Philarmonic.

 

 

Il giorno dopo la prima, sull’Allgemeine Zeitung si leggeva: Miss Brico ha mostrato inconfondibili ed eccezionali doti come maestro. Ella possiede più capacità, bravura e abilità di musicista… che alcuni dei colleghi maschi che ci hanno annoiato qui in Berlino. Seguono due anni di incredibili successi in Germania e in Europa e raggiunge la vetta dei più prestigiosi riconoscimenti, non solo dal pubblico ma da grandi compositori e direttori come Sibelius. Antonia torna a New York con nel cuore il grande sogno di avere la direzione stabile di un’orchestra. Il giornale Pictorial Review scrisse: “Con solo tre prove Miss Brico fa che l’orchestra suoni come mai ha suonato prima”.

 



Ma davanti alla nostra Antonia si apre un mondo maschilista ostile, un mondo che si materializza nella persona del baritono solista John Charles Thomas, che le sbarra la strada. Il suo rifiuto influisce sull’atteggiamento di tutto il mondo della musica sinfonica e operistica americana: da nessun teatro giunse mai il conferimento di direttrice stabile. A nulla valse la crescente stima di grandi personaggi nel mondo della musica e della società civile quali Bruno Walter, Arthur Rubinstein e la first lady Eleonor Roosvelt. Tra le critiche più comuni si legge: Peccato che Antonia sia nata cinquant’anni prima!”, oppure “Che disgrazia per questa orchestra essere diretta da una donna!”.

 


 

Lei però non si arrende: con spirito indomito reagisce fondando a Denver la prima orchestra femminile del mondo: la New York Women’s Symphony Orchestra. In seguito le sue musiciste vollero chiamarsi Brico Symphony Orchestra, per ringraziarla e renderle merito. Dopo un periodo iniziale in cui tutti i componenti semiprofessionisti della sua orchestra erano donne, Antonia permette che ne facciano parte anche gli uomini. Judy Collins, sua allieva di pianoforte, ebbe grandissimo successo come cantante folk, e nel 1971, girò un film-documentario: Antonia, ritratto di donna.

Un bellissimo film che restituisce uno splendido ritratto di Antonia dal primo scrosciante applauso che il pubblico di Berlino le tributò alla fine del primo concerto del 1930, al suo lavoro di insegnante di pianoforte, sempre attenta e al servizio della musica, nel dirigere piccole orchestre o nell’occuparsi anche di quanti non erano dotati di particolare talento.
 


Le registrazioni dei suoi concerti sono oggi introvabili. Restano, in tutto, solo due ouvertures di opere mozartiane, dodici minuti, due piccoli gioielli di una grande artista, ma restano ancor più forti la determinazione, il coraggio, l’energia e la risolutezza di una donna di potente vitalità, combattiva e irriducibile femminista.

Giovanna Anversa
 

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