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12 luglio 2026

Feiez, il suono irrinunciabile di un’eresia musicale italiana

 Feiez, il suono irrinunciabile di un’eresia musicale italiana

 



Nel mosaico sonoro di Elio e le Storie Tese, fatto di virtuosismo, ironia e continue deviazioni dalla norma, la figura di Feiez ha occupato un posto non solo importante, ma fondativo. Paolo Panigada, per tutti Feiez, non è stato semplicemente un membro della band, ma uno degli elementi che ne hanno plasmato l’identità più profonda, contribuendo a quell’equilibrio unico tra rigore musicale e dissacrazione che ancora oggi rende il gruppo un caso irripetibile nella storia della musica italiana.


 

Nato il 12 luglio 1962 a Crema, Feiez cresce in un contesto musicale tutt’altro che banale. Polistrumentista raffinato, capace di passare con naturalezza dal sassofono al flauto traverso, fino alla chitarra e alla voce, porta dentro Elio e le Storie Tese una formazione solida, nutrita di jazz, rock e contaminazioni colte. È proprio questa sua versatilità a diventare uno degli assi portanti del suono del gruppo, non semplice accompagnamento, ma presenza capace di arricchire, spiazzare, elevare ogni brano.




 

Chi ascolta con attenzione dischi come Italyan, Rum Casusu Çikti o Eat the Phikis riconosce immediatamente il contributo di Feiez, gli interventi strumentali che non si limitano a sostenere la struttura, ma dialogano con essa, la trasformano. Il suo sassofono, in particolare, è diventato una firma riconoscibile, capace di muoversi tra parodia e autentica raffinatezza jazzistica senza mai risultare caricaturale. È in questo equilibrio sottile che si gioca gran parte della forza espressiva del gruppo.

 


Ma Feiez era anche presenza scenica, spirito collettivo, energia condivisa. Nei live, dimensione fondamentale per Elio e le Storie Tese, incarnava quella libertà creativa che rendeva ogni concerto diverso dall’altro. La sua ironia non era mai fine a sé stessa, smontava i codici per mostrare quanto la musica potesse essere insieme gioco e disciplina, leggerezza e competenza.

 


La sua scomparsa improvvisa, nel dicembre 1998, dopo un concerto a Milano, ha rappresentato uno spartiacque non solo per la band, ma per un’intera generazione di ascoltatori. Feiez ha una emorragia cerebrale sul palco, nel luogo che più gli apparteneva, morendo poche ore dopo e lasciando un vuoto che nessuna sostituzione avrebbe potuto colmare davvero. Da quel momento, Elio e le Storie Tese continuano il loro percorso portando con sé una consapevolezza nuova, in cui l’ironia convive con una memoria viva e mai retorica.


 

Negli anni, il ricordo di Feiez si è trasformato in iniziative concrete e momenti di condivisione, tra cui il “Feiez Memorial Day”, evento che per lungo tempo ha riunito musicisti, amici e pubblico in serate dedicate non solo alla commemorazione, ma anche alla celebrazione della musica come spazio collettivo. Non semplici tributi, ma occasioni in cui lo spirito di Feiez, fatto di libertà, sperimentazione e rigore, ha continuato a manifestarsi attraverso nuove esecuzioni, improvvisazioni e incontri.


 

Accanto agli eventi, anche la dimensione discografica e narrativa ha contribuito a mantenerne viva la memoria. Testimonianze, racconti, registrazioni e ricordi condivisi dai membri della band e da chi lo ha conosciuto restituiscono un ritratto umano oltre che artistico: quello di un musicista generoso, curioso, profondamente immerso nella pratica musicale come forma di relazione.

 


Parlare oggi di Feiez significa interrogarsi su cosa renda davvero “necessario” un artista all’interno di un progetto collettivo. Nel caso di Elio e le Storie Tese, la risposta è evidente: senza il suo contributo, quel suono, così riconoscibile e insieme inafferrabile, non sarebbe stato lo stesso. Feiez non era solo parte dell’ensemble, era uno dei suoi motori creativi, una delle voci più autentiche di un linguaggio che ha saputo sfidare ogni classificazione.


 

A distanza di anni, la sua eredità non si misura soltanto nei dischi o nei ricordi, ma nella capacità di continuare a ispirare un’idea di musica colta e popolare allo stesso tempo. Un’idea che, proprio come lui, sfugge alle definizioni facili e continua a sorprendere.

Forza Panino! 

Stefano Superchi 

 

 

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