L’arte immortale di Gino Paoli
C'è chi nasce col dono dell'eternità!
Cosa è stato, e cos’è tutt’ora, Gino Paoli per noi italiani? Di certo può essere considerato un innovatore rispetto alla musica che lo ha preceduto e la sua carriera, lunga oltre 60 anni, lo dimostra lasciando un segno indelebile nel panorama musicale del paese.
Paoli è stato uno dei protagonisti della "scuola genovese", un movimento che ha rivoluzionato la musica italiana negli anni '60, di cui fecero parte nomi altisonanti quali Luigi Tenco, Fabrizio De André e Bruno Lauzi, Umberto Bindi. Le canzoni di questi musicisti adottano un linguaggio nuovo, più vero e più poetico che spesso si ispira alla letteratura, soprattutto francese e italiana.
I testi, oltre all’amore che rimane un ever green, affrontano anche temi come l’emarginazione, l’ingiustizia sociale, la guerra, la discriminazione e le canzoni divengono vere e proprie icone della musica italiana, aprendo la strada a tutto il cantautorato che verrà dopo.
La fusione tra musica e poesia, i testi profondi e le melodie innovative sortiscono opere di grande intensità che sanno sublimare, a mo’ di Dolce Stil Novo del ‘900, l’amore; esempi, per quanto riguarda Paoli, ne sono "Il cielo in una stanza" del 1960 e “Una lunga storia d‘amore” del 1984, due delle più grandi hit della musica italiana.
La lista è lunga e non si consuma con i due brani sopra, degli anni ’60 sono anche "La gatta", "Senza fine", “Che cosa c’è” e "Sapore di sale", che addirittura diventa simbolo dell'estate italiana, quando quelle canzoni si cantavano in spiaggia, un pò di amici e una chitarra.
Gino Paoli raggiunge la sua maturità artistica nei decenni che vanno dai ’70 ai ’90, continuando a scrivere canzoni che hanno confermato la sua statura di grande artista. "Una lunga storia d'amore" diventa popolarissima anche tra i giovani così come "Quattro amici", "Ti lascio una canzone" e "La bella e la bestia".
Note e foriere di grandi successi e concerti spettacolari, sono le collaborazioni con altri artisti, come Ornella Vanoni, Mina, De André, Tenco, Lauzi, Zucchero, Pravo, Bocelli, i sodalizi jazzistici con il pianista Danilo Rea e infine le canzoni per il cinema, in particolare di Vanzina, lasciando un'eredità musicale immensa, con pezzi che hanno attraversato quattro generazioni almeno mentre la sua scrittura, essenziale e fortemente evocativa, ha segnato un passaggio decisivo verso un linguaggio più intimo ma moderno.



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